Ritengo che la Verità contenuta nella Scrittura sia la stessa che viene “scritta” nell’icona, secondo l’espressione di Teodoro studita (VII-IX secolo), ripresa dalla Lettera dell’attuale Pontefice in occasione del XII centenario del Concilio di Nicea, che dice: “Ciò che da una parte è espresso dall’inchiostro e dalla carta, dall’altra, nell’icona, è espresso dai diversi colori e da altri materiali”(Duodecimum saeculum § 10). Penso che ciò sia valido non solo in riferimento alla forza didattica o illustrativa dell’icona, come se si trattasse di una semplificazione per gli illetterati (biblia pauperum), ma con la stessa carica semantica, con la molteplice ricchezza di significati di cui è dotata la Scrittura, con la differenza che, mentre la Parola è percepita col senso dell’udito, l’immagine è percepita dal senso della vista. Continua a leggere
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Lettura dell’icona: la discesa agli inferi
Lettura dell’icona: la discesa agli inferi
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«Il Cristo è risorto dai morti, con la sua morte calpestando la morte e ai morti nei sepolcri donando la vita. Risorgendo dalla tomba, come aveva predetto, Gesù ci ha donato la vita eterna e la grande misericordia!». (Canone di G. Damasceno – Ode I)
Il Cristo risorto
«Per riempire tutte le cose della tua gloria sei disceso nelle profondità della terra». (Ode I)
Le porte dell’Ade
«Si aprirono a te con timore le porte della morte, o Signore; e i custodi dell’Ade, vedendoti, sbigottirono. Infatti, infrante le porte di bronzo e spezzate le sbarre di ferro, tu ci hai tratto fuori dalle tenebre e dall’ombra di morte, rompendo i nostri legami!». (Vespri)
La Discesa agli Inferi è proprio la Festa delle feste e la Chiesa ne afferma l’importanza in un articolo del Credo, il Simbolo apostolico.
Purtroppo la nostra tradizione occidentale ha abbandonato questo tema e le immagini di Cristo che apre le porte di una grotta e fa uscire una fiumana di persone arrivano fino al medioevo col Beato Angelico.
Per indicare la realtà dei nostri progenitori esclusi dal contatto con Dio dopo il peccato originale, il simbolo è due porte ben sbarrate con chiavistelli, chiavi, catene; ebbene, non solo vengono aperte dal Cristo, ma sono addirittura scardinate con un’esplosione di chiodi, cardini, catenelle, eccetera.
Non si tratta di una fessura da cui ci si infila a fatica, ma della Grazia che ci viene concessa con abbondanza nell’opera salvifica del Cristo, come un fiume in piena.
La figura centrale della nostra icona che è questo Cristo luminoso e glorioso scende nell’Ade vittorioso sulla morte, è un vincitore, è un risorto.
Cristo che scende agli Inferi è il Cristo del nostro quotidiano che ci viene a visitare nella nostra vita, nella nostra condizione di stare nella tenebra, nella nostra esistenza umana, nella nostra condizione di incapacità di amare, di vedere la luce.
Adamo
«Sei disceso sulla terra per salvare Adamo, o Signore, e, non avendolo trovato sulla terra, sei andato a cercarlo fino nell’Ade». (Enkomia – I stanza)
Nell’icona della Discesa agli Inferi Adamo – spesso avvolto in un mantellone che lo rende maestoso, pieno e anche quasi pesante – è sempre inginocchiato e il Cristo che lo prende per mano dà proprio l’impressione di tirarlo su.
Eva
«Dal tuo fianco trafitto dalla lancia, o Salvatore, tu distilli la vita su Eva, la madre della vita, che mi esiliò dalla vita, e con lei vivifichi anche me». (Enkomia – I stanza)
L’altra figura che accompagna la Discesa agli Inferi è quella di Eva; qualche volta Adamo ed Eva sono dalla stessa parte, però nella maggior parte delle icone si è imposta questa composizione simmetrica: Cristo al centro, Adamo ed Eva ai lati.
Eva è molto diversa da Adamo e mentre Adamo sembra quasi pesante Eva non lo è affatto.
Del colore rosso del manto di Eva è facile comprendere il simbolo: Eva vuol dire madre dei viventi e quindi il rosso è il colore dell’energia che dà la vita, l’amore, la passione, la maternità.
Davide, Salomone, il Precursore, Abele, Mosè, i profeti…
«I prigionieri trattenuti nei ceppi dell’Ade videro la tua incommensurabile misericordia e con passo esultante si affrettarono, o Cristo verso la luce, applaudendo alla Pasqua eterna!». (Ode V)
Subito dopo vediamo comparire fra i personaggi gli Unti, che attendevano questo momento della salvezza che Cristo risorto ha instaurato nell’Universo.
Giovanni Battista, il suo precursore, che anche nell’Ade svolge come il compito di annunciatore: infatti ha sempre la mano protesa ad indicarlo.
Altri due personaggi che ritroviamo sempre incoronati sono Davide e suo figlio Salomone.
A questi si aggiungono altri che non hanno una ricorrenza fissa: più frequentemente c’è Abele, poi Mosè, poi Noè e dei profeti.
I profeti sono riconoscibili da uno strano berretto, chiamato berretto frigio, piccolino rosso con una fascia bianca che lo lega, e possono essere Daniele, Michea, ma essendo personaggi secondari nella rappresentazione, non hanno una necessità di identificazione.
Mosè è invece riconoscibile perché regge le tavole della Legge, Noè tiene una piccola barca in mano, Abele ha un bastone da pastore e spesso è vestito di pelliccia.
La Vergine tesse un corpo a Dio
Cirillo e Metodio, fratelli nel sangue e nella fede
Santi Cirillo e Metodio
Cirillo e Metodio, fratelli nel sangue e nella fede, nati a Tessalonica (attuale Salonicco, Grecia) all’inizio del sec. IX, evangelizzarono i popoli della Pannonia e della Moravia. Crearono l’alfabeto slavo e tradussero in questa lingua la Scrittura e anche i testi della liturgia latina, per aprire ai nuovi popoli i tesori della parola di Dio e dei Sacramenti. Per questa missione apostolica sostennero prove e sofferenze di ogni genere. Papa Adriano II accreditò la loro opera, confermando la lingua slava per il servizio liturgico. Cirillo morì a Roma il 14 febbraio 869. Giovanni Paolo II con la lettera apostolica “Egregiae virtutis” del 31 dicembre 1980 li ha proclamati, insieme a San Benedetto abate, patroni d’Europa (Messale Romano).
14 febbraio. Memoria dei santi Cirillo, monaco, e Metodio, vescovo. Questi due fratelli di Salonicco, mandati in Moravia dal vescovo di Costantinopoli Fozio, vi predicarono la fede cristiana e crearono un alfabeto per tradurre i libri sacri dal greco in lingua slava. Venuti a Roma, Cirillo, il cui nome prima era Costantino, colpito da malattia, si fece monaco e in questo giorno si addormentò nel Signore. Metodio, invece, ordinato da papa Adriano II vescovo di Srijem, nell’odierna Croazia, evangelizzò la Pannonia senza lesinare fatiche, dovendo sopportare molti dissidi rivolti contro di lui, ma venendo sempre sostenuto dai Romani Pontefici; a Staré Mešto in Moravia, il 6 aprile, ricevette il compenso delle sue fatiche (Martirologio Romano).
L’incontro
l’icona della Presentazione al Tempio – 2 febbraio
Il significato etimologico della parola liturgia è “azione a favore del popolo” e, analogamente, l’icona è dipinta per produrre e stimolare un effetto benefico nel fedele e non per dare solennità ai suoi contenuti sacri.
In sostanza, le icone sono pensate per il nostro bene e non fine a se stesse. L’immagine iconografica ha una specifica finalità: fissare una pienezza, una definitività, un culmine sottolineandola anche in singoli episodi.
È così che in un particolare avvenimento della vita di Cristo, la sua Presentazione al Tempio, fra i personaggi che compongono questa scena, c’è anche il vecchio Simeone che accoglie il Bambino. Questo dettaglio è diventato un soggetto sacro degno di essere collocato, nella teologia dello spazio sacro, al centro dell’abside, proprio nel cuore dello spazio presbiteriale. Del resto, basta riflettere un attimo e si capisce che Simeone ebbe premiata la sua fiduciosa attesa del Messia e nel momento in cui stringe il Bimbo fra le braccia non può che esprimere la pienezza della sua gioia giunta al culmine e non desiderare nulla di più. Dal suo cuore scaturisce allora quell’inno (Nunc dimittis) cantato tutte le sere a compieta dalla Chiesa orante. Continua a leggere
O divina Sapienza
O divina Sapienza
sorriso di Dio all’alba della creazione
splendore e bellezza delle sue opere
lampo di gioia negli occhi delle stelle
timore del Signore nei figli di Adamo,
donaci un cuore docile
per comprendere e accogliere le tue leggi di vita!
O divina Sapienza
icona della bontà di Dio nel volto delle creature
sposa amata dal Signore dell’universo
e madre di tutti i beni.
Madre di Dio.
Raffina col fuoco il nostro cuore e la nostra mente
rendici degni di accoglierti e di servirti!
O divina Sapienza
nuvola d’incenso profumato
davanti alla tenda del nostro Dio
albero maestoso che cresce
presso la fonte della vita,
guarisci le nostre malattie
e rendici degni di lodarti a voce spiegata!
O divina Sapienza![]()
che inviti alla mistica cena
delle tue nozze con l’Agnello
vergini sagge e stolte,
liberaci dalle ottuse tenebre dell’ignoranza
tieni accesa la fiamma
che dà luce al nostro cammino!
O divina Sapienza
amica degli uomini giusti
apparsa sulla terra nella pienezza dei tempi
che entri nelle anime dei santi
e formi amici di Dio e profeti,
vieni, abita in noi,
e fa’ che condividiamo il tuo pane con i nostri fratelli!
O divina Sapienza
elargita a quanti sono in comunione di vita con Dio
tu che risiedi in loro
come nella città diletta
governata con bontà e giustizia,
ammaestraci in ciò che ti è gradito
e fa’ fiorire la pace!
O divina Sapienza
che parli dal legno della Croce
e con potenza salvi i destinati al naufragio
rinnova il cuore di ogni uomo
tergi ogni lacrima dai nostri occhi
perché tutti possiamo cantare:
“Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”.
Vestita di Sole – 15 agosto – festa dell’Assunta
Il linguaggio universale che avvia alla preghiera.
La Madre di Gesù è il soggetto prevalente delle icone, quelle antiche e quelle moderne realizzate in base a un linguaggio che a Padova è stato riportato in auge dalla scuola San Luca.
“La Madonna compare con frequenza sia nelle piccole icone di devozione individuale e familiare, sia nelle grandi icone delle feste, per il suo ruolo eminente nella storia della salvezza. La sua presenza si esprime in un numero preciso di tipologie che sono attribuite a San Luca e che attingono a significati universali”.
Il linguaggio iconografico, che viene insegnato nei corsi, tradizionalmente avviati il 18 ottobre, festa di San Luca, non vuole rappresentare momenti di vita o esprimere il sentimento dell’artista, ma piuttosto dare forma all’archetipo individuale e collettivo del sacro.
“Vediamo per esempio la “Dormitio Virginis” con cui la tradizione orientale raffigura l’Assunzione. Vi si leggono tre livelli: quello inferiore con il catafalco e gli apostoli, quello centrale con il Cristo glorioso che prende in mano l’anima di Maria e quello superiore in cui la Madonna viene accolta nella gloria della nuova Gerusalemme, sposa dell’Agnello. La Madonna è il simbolo della Chiesa che alla fine dei tempi si ricongiunge al suo sposo”.
Non a caso questa icona veniva posta sulla porta di uscita della chiesa, quasi a suggello della storia di salvezza. L’anno liturgico che comincia con la Natività di Maria finisce con l’Assunzione, l’ascesa al cielo della Madre di Dio che rappresenta tutti noi nella Chiesa.
“Il linguaggio iconico non è astruso e astratto, ma universale e immediato, non ha bisogno di spiegazioni. L’atteggiamento, lo sguardo e il colore esprimono contenuti che qualsiasi fedele può trovare e davanti a cui viene spontanea la preghiera”.
Da una intervista ad Annarosa Ambrosi pubblicata su “La Difesa del Popolo”.
L’icona della Visitazione
Maggio, mese dedicato alla Madre di Dio
Nell’iconostasi, che raffigura il divenire della Chiesa nel tempo, troviamo più volte l’immagine della Vergine a sottolinearne l’importanza insostituibile nella storia della salvezza.
Al centro dell’ordine dei Profeti (seconda fila dall’alto, sotto la Trinità) si trova solitamente l’icona della Madre di Dio del Segno, immagine della profezia di Isaia (7, 14): «Ecco una vergine concepirà e darà alla luce un figlio, che sarà chiamato Emmanuele» e poi ripresa nel Vangelo di Matteo (1, 23).
La Madre di Dio del Segno è l’immagine della compenetrazione del Creatore nella creatura, del cielo che si è unito
alla terra.
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Il grembo della Vergine è così ampio da contenere l’incontenibile: «Il tuo grembo è più vasto dei cieli, poiché Colui che i cieli non poterono contenere, il tuo grembo lo ha contenuto» canta un inno della Chiesa bizantina.
Il Signore, padrone di tutto, incontenibile, vuole circoscriversi nel grembo della Vergine.
L’immagine della Madre di Dio del Segno rappresentata frontalmente, con le braccia levate in preghiera e l’Emmanuele sul petto – spesso racchiuso in una mandorla – è tra le più antiche dell’iconografia cristiana; sovente ai lati della Vergine sono raffigurati angeli che indicano la presenza del Divino e inneggiano alla Tutta Santa.
La tipologia della Madre di Dio del Segno è la rappresentazione della Chiesa, cioè dell’umanità che contiene in sé il divino e ne diventa trasparenza.
Talvolta al posto dell’icona della Madre di Dio del Segno compare quella della Vergine in trono. Un’immagine che rappresenta il secondo ordine dell’iconostasi è quella, come nella riproduzione qui a fianco, intitolata Lodi della Madre di Dio (XVI secolo, Museo Russo, San Pietroburgo): in essa tutti i profeti con le loro profezie perfettamente adatte alla Vergine, confermano che l’Antico Testamento ha preparato l’Incarnazione, la venuta dell’Emmanuele, il Dio con noi e in mezzo a noi.
Corso estivo d’iconografia 2020 a Villa Immacolata Torreglia (PD)
I CORSI PROPOSTI
a Villa Immacolata Torreglia (PD)
circondata da ampio parco
nello splendido scenario dei Colli Euganei
da domenica 14 a domenica 21 giugno 2020
Principianti
Il corso propone l’esperienza della pittura completa di un’icona, attraverso tutte le sue tappe, evidenziando la tecnica, l’estetica e la teologia in essa racchiuse. Il corso è una piccola esperienza che può avere risonanza e illuminare ambiti più vasti dell’intera nostra vita, dalla preghiera, dalla liturgia, dai rapporti interpersonali…
Allievi che abbiano già avuto esperienza nella pittura delle icone
Da due anni i maestri propongono, a chi lo desidera, di entrare nell’esperienza della scrittura dell’icona per il servizio della preghiera comunitaria. Ogni icona, oltre ad essere fatta per la propria casa, deve avere anche il ministero di far pregare. È stato iniziato un lavoro di gruppo per decorare l’abside della chiesa di Villa Immacolata che raffigura la Madonna in trono con il Bimbo sulle ginocchia, circondata da Angeli e dai Santi padovani. Se non si si dovesse riuscire a formare il gruppo di lavoro, agli allievi verrà proposto un corso classico, con soggetto da definire.
Le tappe di esecuzione dell’icona riguardano:
✦ la tavola di legno e la sua preparazione con gesso
✦ la stilizzazione del disegno, “alfabeto” della scrittura iconografica
✦ la doratura
✦ la tempera all’uovo
✦ i colori e i pigmenti naturali
✦ la tecnica delle lumeggiature
✦ le iscrizioni
✦ la verniciatura finale.
Trovi qui il dépliant con tutte le indicazioni, e i numeri di telefono per ulteriori informazioni.
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