Riflessioni sulla teologia, sull’estetica e sull’ermeneutica dell’Icona

Queste riflessioni nascono da un continuo confronto e passaggio dall’esecuzione dell’icona alla riflessione su di essa, e dalla riflessione sull’icona a quella sulla Sacra Scrittura, guidata, quanto al metodo, dalle indicazioni offerte dai  primi teologi e pensatori cristiani, i Padri della Chiesa,  confortata dal fatto che questo metodo è tuttora vivo nelle chiese cristiane d’Oriente.
La mia esperienza è inoltre di confronto con il modo di vivere l’icona da parte della Chiesa d’Oriente, in particolare quella ortodossa russa, che in questo momento sembra vivere un particolare momento di giovinezza spirituale.
 
 

Ritengo che la Verità contenuta nella Scrittura sia la stessa che viene “scritta” nell’icona, secondo l’espressione di Teodoro studita (VII-IX secolo), ripresa dalla Lettera dell’attuale Pontefice in occasione del XII centenario del Concilio di Nicea, che dice: “Ciò che da una parte è espresso dall’inchiostro e dalla carta, dall’altra, nell’icona, è espresso dai diversi colori e da altri materiali”(Duodecimum saeculum § 10). Penso che ciò sia valido non solo in riferimento alla forza didattica o illustrativa dell’icona, come se si trattasse di una semplificazione per gli illetterati (biblia pauperum), ma con la stessa carica semantica, con la molteplice ricchezza di significati di cui è dotata la Scrittura, con la differenza che, mentre la Parola è percepita col senso dell’udito, l’immagine è percepita dal senso della vista. Continua a leggere

Andiamo a Betlemme con i Magi e i Pastori

Natività di Gesù

Affresco - Monte Athos

Affresco – Monte Athos

Nell’icona della Natività sono raffigurati soltanto due gruppi di persone che s’appressano ad adorare il Bimbo-Messia:

i pastori, generalmente rappresentati sul lato destro della grotta, e i magi sul lato sinistro.

I primi vi giungono chiamati dagli angeli e i secondi dalla stella.

I pastori sono vestiti spesso con buffe pellicce, cappelli e abiti strani; suonano flauti, intagliano bastoni e sono intenti a curare il gregge. Accorrono alla grotta perché gli angeli li chiamano e per indicare che stanno avendo una visione hanno una mano alzata (come vediamo nelle immagini proposte) oppure un dito sopra l’occhio. Sono raffigurati con un aspetto un po’ goffo e spesso con una statura diversa dagli altri personaggi.

Miniatura - Monte Athos

Miniatura – Monte Athos

I tre magi, sempre raffigurati con le caratteristiche di un giovane imberbe, un uomo
maturo e un vegliardo, arrivano da sinistra su tre cavalli oppure adorano il Bambino davanti alla grotta offrendo i loro doni presentati in preziosi cofanetti. Portano tutti un copricapo a turbante o alla moda persiana, il cosiddetto cappello frigio.

Quando sono rappresentati a cavallo, ancora in viaggio, si indicano vicendevolmente la stella che nell’icona occupa un vistoso posto al centro, sopra la grotta, collegata con un grande raggio che discende dal cielo e penetra fin dentro la grotta.

Sappiamo che i magi erano dei sapienti, ma Continua a leggere