Corso estivo di Iconografia a Villa Immacolata Torreglia (PD)

a Villa Immacolata Torreglia (PD)

Corso estivo di Iconografia

da domenica 12  a domenica 19 giugno 2022

Il corso propone l’esperienza della pittura completa di un’icona, attraverso tutte le sue tappe, evidenziando la tecnica, l’estetica e la teologia in essa racchiuse.


Le tappe di esecuzione dell’icona:

– la tavola di legno e la
sua preparazione
– la stilizzazione del
disegno: “alfabeto” della
scrittura iconografica
– la doratura

Il corso è una piccola esperienza che può avere risonanza e illuminare ambiti più vasti dell’intera nostra vita, dalla preghiera, dalla liturgia, dai rapporti interpersonali…





– la tempera all’uovo
– i colori e i pigmenti
naturali
– la tecnica delle
lumeggiature
– la finitura.

nello splendido scenario dei
Colli Euganei

Villa immacolata
è circondata
da un ampio parco

Lettura dell’icona: la discesa agli inferi

Lettura dell’icona: la discesa agli inferi

«Il Cristo è risorto dai morti, con la sua morte calpestando la morte e ai morti nei sepolcri donando la vita. Risorgendo dalla tomba, come aveva predetto, Gesù ci ha donato la vita eterna e la grande misericordia!». (Canone di G. Damasceno – Ode I)

Il Cristo risorto

«Per riempire tutte le cose della tua gloria sei disceso nelle profondità della terra». (Ode I)

 

 

 

 

Le porte dell’Ade

«Si aprirono a te con timore le porte della morte, o Signore; e i custodi dell’Ade, vedendoti, sbigottirono. Infatti, infrante le porte di bronzo e spezzate le sbarre di ferro, tu ci hai tratto fuori dalle tenebre e dall’ombra di morte, rompendo i nostri legami!». (Vespri)

La Discesa agli Inferi è proprio la Festa delle feste e la Chiesa ne afferma l’importanza in un articolo del Credo, il Simbolo apostolico.

Purtroppo la nostra tradizione occidentale ha abbandonato questo tema e le immagini di Cristo che apre le porte di una grotta e fa uscire una fiumana di persone arrivano fino al medioevo col Beato Angelico.

Per indicare la realtà dei nostri progenitori esclusi dal contatto con Dio dopo il peccato originale, il simbolo è due porte ben sbarrate con chiavistelli, chiavi, catene; ebbene, non solo vengono aperte dal Cristo, ma sono addirittura scardinate con un’esplosione di chiodi, cardini, catenelle, eccetera.

Non si tratta di una fessura da cui ci si infila a fatica, ma della Grazia che ci viene concessa con abbondanza nell’opera salvifica del Cristo, come un fiume in piena.

La figura centrale della nostra icona che è questo Cristo luminoso e glorioso scende nell’Ade vittorioso sulla morte, è un vincitore, è un risorto.

Cristo che scende agli Inferi è il Cristo del nostro quotidiano che ci viene a visitare nella nostra vita, nella nostra condizione di stare nella tenebra, nella nostra esistenza umana, nella nostra condizione di incapacità di amare, di vedere la luce.

Adamo

«Sei disceso sulla terra per salvare Adamo, o Signore, e, non avendolo trovato sulla terra, sei andato a cercarlo fino nell’Ade». (Enkomia – I stanza)

Nell’icona della Discesa agli Inferi Adamo – spesso avvolto in un mantellone che lo rende maestoso, pieno e anche quasi pesante – è sempre inginocchiato e il Cristo che lo prende per mano dà proprio l’impressione di tirarlo su.

Eva

«Dal tuo fianco trafitto dalla lancia, o Salvatore, tu distilli la vita su Eva, la madre della vita, che mi esiliò dalla vita, e con lei vivifichi anche me». (Enkomia – I stanza)

L’altra figura che accompagna la Discesa agli Inferi è quella di Eva; qualche volta Adamo ed Eva sono dalla stessa parte, però nella maggior parte delle icone si è imposta questa composizione simmetrica: Cristo al centro, Adamo ed Eva ai lati.

Eva è molto diversa da Adamo e mentre Adamo sembra quasi pesante Eva non lo è affatto.

Del colore rosso del manto di Eva è facile comprendere il simbolo: Eva vuol dire madre dei viventi e quindi il rosso è il colore dell’energia che dà la vita, l’amore, la passione, la maternità.

Davide, Salomone, il Precursore, Abele, Mosè, i profeti…

 

«I prigionieri trattenuti nei ceppi dell’Ade videro la tua incommensurabile misericordia e con passo esultante si affrettarono, o Cristo verso la luce, applaudendo alla Pasqua eterna!». (Ode V)

 

Subito dopo vediamo comparire fra i personaggi gli Unti, che attendevano questo momento della salvezza che Cristo risorto ha instaurato nell’Universo.

Giovanni Battista, il suo precursore, che anche nell’Ade svolge come il compito di annunciatore: infatti ha sempre la mano protesa ad indicarlo.

Altri due personaggi che ritroviamo sempre incoronati sono Davide e suo figlio Salomone.

A questi si aggiungono altri che non hanno una ricorrenza fissa: più frequentemente c’è Abele, poi Mosè, poi Noè e dei profeti.

I profeti sono riconoscibili da uno strano berretto, chiamato berretto frigio, piccolino rosso con una fascia bianca che lo lega, e possono essere Daniele, Michea, ma essendo personaggi secondari nella rappresentazione, non hanno una necessità di identificazione.

Mosè è invece riconoscibile perché regge le tavole della Legge, Noè tiene una piccola barca in mano, Abele ha un bastone da pastore e spesso è vestito di pelliccia.

Il Venerdì Santo le tenebre ricoprono la terra …

Il Venerdì Santo le tenebre ricoprono la terra

l’Agnello di Dio prende su di sé il peccato del mondo.

“Faccia silenzio ogni umana carne

Stia con timore e tremore

Il Re dei re

E il Signore dei Signori

avanza per essere immolato” 

recita un bellissimo canto della liturgia bizantino-slava.

Nel silenzio di parole umane, vi invitiamo ad aprire la Sacra Scrittura e a leggere con noi il libro dell’Apocalisse, anche in comunione con la Chiesa Cristiana Copta che lo legge per intero nella lunga notte tra Venerdì e Sabato Santo.

In attesa delle luci del mattino di Pasqua.

Popule meus, quid feci tibi? Aut in quo contristavi te? Responde mihi!

Popule meus, quid feci tibi? Aut in quo contristavi te? Responde mihi!

Meteore (Grecia) monastero della Trasfigurazione

Christus patiens, Meteore (Grecia) monastero della Trasfigurazione

Quia eduxi te de terra Aegypti:
parasti Crucem Salvatori tuo.

Quia eduxi te per desertum quadraginta annis,
et manna cibavi te,
et introduxi in terram satis optimam:
parasti Crucem Salvatori tuo.

Quid ultra debui facere tibi, et non feci?
Ego quidem plantavi te vineam meam speciosissimam:
et tu facta es mihi nimis amara:
aceto namque sitim meam potasti:
et lancea perforasti latus Salvatoris tui.

Ego propter te flagellavi Aegyptum cum primogenitis suis:
Et tu me flagellatum tradidisti.

Ego te eduxi de Aegypto, demerso Pharaone in mare Rubrum:
Et tu me tradidisti principibus sacerdotum.

Ego ante te aperui mare:
et tu aperuisti lancea latus meum.

Monte Athos (Grecia) monastero Stavronikita. Affresco di Teofane cretese

Monte Athos (Grecia) monastero Stavronikita. Affresco di Teofane cretese

Ego ante te praeivi in columna nubis:
Et tu me duxisti ad praetorium Pilati.

Ego te pavi manna per desertum:
Et tu me cecidisti alapis et flagellis.

Ego te potavi aqua salutis de petra:
Et tu me potasti fele et aceto.

Ego propter te Chananaeorum reges percussi:
Et tu percussisti arundine caput meum.

Ego dedi tibi sceptrum regale:
Et tu dedisti capiti meo spineam coronam.

Ego te exaltavi magna virtute:
Et tu me suspendisti in patibulo crucis.

Aghios o Theos. Sanctus Deus.
Aghios Ischyros. Sanctus fortis.

Aghios Athanatos, eleison hymas.
Sanctus Immortalis miserere nobis.

(Dalla liturgia del venerdì santo).

L’Icona del Silenzio

E’ come una sorgente che mormora nel silenzio, e noi possiamo sentirla …

sindone01 Meditazione di Papa Benedetto sull’Icona della Santa Sindone

Cari amici,

questo è per me un momento molto atteso. In diverse altre occasioni mi sono trovato davanti alla sacra Sindone, ma questa volta vivo questo pellegrinaggio e questa sosta con particolare intensità: forse perché il passare degli anni mi rende ancora più sensibile al messaggio di questa straordinaria Icona; forse, e direi soprattutto, perché sono qui come Successore di Pietro, e porto nel mio cuore tutta la Chiesa, anzi, tutta l’umanità. Ringrazio Dio per il dono di questo pellegrinaggio, e anche per l’opportunità di condividere con voi una breve meditazione, che mi è stata suggerita dal sottotitolo di questa solenne Ostensione: “Il mistero del Sabato Santo”. Continua a leggere

Il Cantico dei Cantici – lettura ecclesiale commentata e illustrata

Una iniziativa in preparazione della Santa Pasqua

LETTURA ECCLESIALE
del
Cantico dei Cantici

commentata e illustrata a cura di
Annarosa Ambrosi

Le letture andranno in onda nelle sere,
a partire da Lunedì Santo 29 marzo
fino al 1 aprile 2021
alle ore 20,30
e si potrà partecipare on line

clicca per la presentazione

Roma, mosaico absidale di s. Maria in Trastevere, fine XIII sec. Sui cartigli le frasi ricavate dal Cantico: a destra “Vieni, mia diletta e ti porrò sul mio trono”. A sinistra: “La sua sinistra è sotto il mio capo, e la sua destra mi abbraccia”. (foto A. Ambrosi)

 

Riflessioni per la Quaresima

I Santi Padri del deserto dei primi secoli del cristianesimo, con la loro vita dura e ascetica, ci suggeriscono le seguenti riflessioni:

padri del deserto

 

La Quaresima è un tempo di silenzio.

Silenzio e interiore ed esteriore: con noi stessi per lasciar posto all’Altro e per non disperderci nelle preoccupazioni mondane.

La Quaresima è un luogo di deserto, in cui si fortifica lo spirito nella sua lotta contro le tentazioni, che ci seducono sulla via del male.

La Quaresima è un tempo privilegiato di digiuno e preghiera, per la purificazione del nostro essere, per una vita più sobria e attenta alle necessità dello spirito e alle necessità dei fratelli.

La Quaresima è il tempo privilegiato della riconciliazione e del ritorno a Dio, ponendo al centro delle nostre attività la lettura e la meditazione della sua Parola.

La Tradizione della Chiesa Cristiana d’Oriente ci invita a un recupero della preghiera del cuore: quella del pubblicano che, dal profondo della sua indegnità, così semplicemente pregava (Lc 18,13) :

“O Signore, abbi pietà di me peccatore”

Cirillo e Metodio, fratelli nel sangue e nella fede

Santi Cirillo e Metodio

Santi Cirillo e Metodio

Cirillo e Metodio, fratelli nel sangue e nella fede, nati a Tessalonica (attuale Salonicco, Grecia) all’inizio del sec. IX, evangelizzarono i popoli della Pannonia e della Moravia. Crearono l’alfabeto slavo e tradussero in questa lingua la Scrittura e anche i testi della liturgia latina, per aprire ai nuovi popoli i tesori della parola di Dio e dei Sacramenti. Per questa missione apostolica sostennero prove e sofferenze di ogni genere. Papa Adriano II accreditò la loro opera, confermando la lingua slava per il servizio liturgico. Cirillo morì a Roma il 14 febbraio 869. Giovanni Paolo II con la lettera apostolica “Egregiae virtutis” del 31 dicembre 1980 li ha proclamati, insieme a San Benedetto abate, patroni d’Europa (Messale Romano).

14 febbraio. Memoria dei santi Cirillo, monaco, e Metodio, vescovo. Questi due fratelli di Salonicco, mandati in Moravia dal vescovo di Costantinopoli Fozio, vi predicarono la fede cristiana e crearono un alfabeto per tradurre i libri sacri dal greco in lingua slava. Venuti a Roma, Cirillo, il cui nome prima era Costantino, colpito da malattia, si fece monaco e in questo giorno si addormentò nel Signore. Metodio, invece, ordinato da papa Adriano II vescovo di Srijem, nell’odierna Croazia, evangelizzò la Pannonia senza lesinare fatiche, dovendo sopportare molti dissidi rivolti contro di lui, ma venendo sempre sostenuto dai Romani Pontefici; a Staré Mešto in Moravia, il 6 aprile, ricevette il compenso delle sue fatiche (Martirologio Romano).