Iniziativa per una meditazione in tempo di crisi

Posted on 28 Marzo 2020 By

Con l’utilizzo di immagini iconografiche e di miniature medioevali viene proposta

una lettura ecclesiale dell’Apocalisse di San Giovanni Apostolo,

in preparazione della Pasqua, a cura di Annarosa Ambrosi.

Per partecipare connettiti a YouTube

sul canale di Annarosa Ambrosi, cliccando qui

alle ore 20,45 dei giorni 4 – 6 – 8 aprile 2020

È NECESSARIO ESSERE PROVVISTI DI BIBBIA CEI 2008

Si invita ad essere provvisti anche dei  testo in versione strutturata prelevandolo qui

Chi desidera potrà  interagire con la relatrice, previa iscrizione al canale.

Torna a trovarci, grazie

locandina del corso

 

      ecco il video di presentazione

l'immagine sacra nella Chiesa


La Vergine tesse un corpo a Dio

Posted on 25 Marzo 2020 By

di Giovanni Mezzalira
L’icona dell’Annunciazione – 25 marzo
Icona russa del XVI secolo - scena dell’inno Acatisto

Icona russa del XVI secolo – scena dell’inno Acatisto

Nella pienezza dei tempi, amorevolmente preparati dalla Divina Sapienza, finalmente si inaugura una ricreazione del mondo. L’evento inizia in un piccolissimo spazio che diventa il portale dell’ingresso di Dio nella storia.

Palermo – Chiesa di S.Maria dell’Ammiraglio – Mosaico arco trionfale

La rappresentazione dell’Annunciazione si colloca infatti sulle Porte Regali oppure sull’arco trionfale, spazi liturgici che introducono nel presbiterio, immagine del Cielo in terra. A portare il Cielo in terra è lei, la Vergine predetta da Isaia, la Vergine del Segno o Platitera, il cui grembo è più ampio dei cieli.

Annunciazione

I Padri della Chiesa, veri poeti teologi, così si esprimono: «Il grembo della Vergine ha tessuto il corpo di Cristo con tinta di porpora» (grande canone di sant’Andrea di Creta).
San Proclo canta il grembo di Maria «come se fosse una filanda che ha tessuto con una spola divina un chitone non cucito, il corpo indossato da Dio».
L’iconografia, ispirata al linguaggio dei Padri, dà visibilità alla dinamica di questo mistero raffigurando la Vergine che acconsente al progetto salvifico con una manina protesa che appena fuoriesce dal maphorion in umilissima postura e quindi inizia la tessitura con una matassa di lana rossa che, trasformata in filo, è avvolto sulla rocca.

Icona dell’Annunciazione di Ustiju

La trasposizione visiva del concepimento può essere più esplicita, come in questa icona dell’Annunciazione di Ustijug dove è già raffigurato in un ovale rosso il Bambino Gesù.
Il 25 marzo, nove mesi prima del 25 dicembre, c’è già tutto Gesù.
Il filo rosso ci rivela una dimensione di regalità ma anche di martirio.
Questo corpo e sangue di un Dio incarnato, costruito come un tempio corporale dal corpo e dal sangue (e si può aggiungere dal latte) di questa fanciulla di Israele della stirpe di Davide, sarà l’Agnello sacrificato, immolato dall’inizio dei tempi, per l’incessante peccato dell’uomo.
Nel sangue di Cristo è presente una misteriosa corredentrice di cui ci è ignota la vera grandezza di martirio.
Nell’iconografia dell’Annunciazione diffusa in occidente notiamo l’assenza di questo simbolo, al quale è preferito il Sacro Libro, come in questo mosaico di Cavallini nella chiesa di S. Maria in Trastevere a Roma. Sicuramente questa formula rispecchia maggiormente la realtà storica del momento della visita dell’arcangelo che coglie la Vergine in preghiera o nella lettura della Sacra Scrittura; il Vangelo di Giovanni poi esplicita il mistero del Verbo che si fa carne.
Quale simbolo preferire? L’iconografia sacra ha la necessità di esprimere precise realtà teologiche il più concretamente possibile inserite nei fatti storici, ma le formule non sempre sono uniche.
La tradizione iconografica ci mostra anche un altro personaggio con in mano un fuso e una conocchia: si tratta della nostra progenitrice Eva, vestita dal Signore dopo il peccato con una tunica di pelle, come in questo mosaico di Monreale.
Possiamo riflettere su alcune corrispondenze che collegano l’inizio dei tempi dei nostri progenitori, con la pienezza dei tempi di Maria. I simboli sono simili: porte che si chiudono e che si riaprono, il lavoro come fatica e come redenzione, il vestito di pelle animale e il vestito regale della bellezza divina unita a quella umana…
Ma ognuno può qui, con l’aiuto dello Spirito Santo, aggiungere le proprie evocazioni.

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Preghiera a Gesù

Posted on 23 Marzo 2020 By

Preghiera a Gesù
(dalla liturgia bizantina delle Ore)

Pantocrator

Tu che in ogni tempo e in ogni ora, nel cielo e sulla terra sei adorato e glorificato o Cristo Dio,
Tu che sei infinitamente paziente, molto compassionevole, molto misericordioso,
Tu che ami i giusti e hai pietà dei peccatori,
Tu che chiami tutti alla salvezza del tuo regno,
Tu, o Signore, accogli in quest’ora la nostra preghiera e dirigi la nostra vita secondo i tuoi comandamenti.
Santifica le nostre anime, purifica i nostri corpi, dirigi i nostri pensieri, liberaci da ogni afflizione, male e dolore;
non permettere mai che ci separiamo da Te.
Circondaci con i tuoi santi angeli affinché protetti e guidati dal loro aiuto possiamo raggiungere l’unità della fede e la pienezza del tuo amore,
perché tu sei benedetto nei secoli dei secoli. Amen

 

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L’arte sacra ha un suo ruolo nello spazio liturgico

Posted on 7 Marzo 2020 By

La Chiesa possiede un patrimonio tradizionale di grande ricchezza artistica: chiese, cattedrali, santuari, vie crucis, sacri monti, percorsi di pellegrinaggio… canti liturgici, preghiere, litanie, salmi…lampade, incensi, candele… e infine immagini, icone, pale d’altare, polittici, retabli, stoffe ricamate, paramenti liturgici…
Una ricchezza vastissima che in gran parte non diventa obsoleta ma, anzi, si carica di “presenza” ed ha aiutato la vita della fede nel passato ed aiuta oggi come “sacramentale” del Regno di Dio.
Infatti, la Sapienza ha “conformato” al mistero di Cristo tutte queste concrete manifestazioni esprimendole in un linguaggio particolare. L’immagine sacra ha questo linguaggio specifico nell’icona. La Chiesa d’Oriente lo conserva tutt’ora, mentre la Chiesa

Le nozze di Cana - abside - Chiesa di S. Maria Maggiore - Bussolengo

Le nozze di Cana – Chiesa di S. Maria Maggiore – Bussolengo

d’Occidente ne conserva dei frammenti mescolati al linguaggio naturalistico dell’umanesimo.
Ultimamente la riscoperta dell’icona ha interessato anche l’occidente, insieme ad un consolidamento delle sue fondamenta teologiche.
Il pittore dell’icona apprende, per via di tradizione, da maestro a discepolo (e non da internet) questo linguaggio che gli insegna a rappresentare correttamente i misteri cristiani.
E’ facile comprendere che questi misteri non possono essere espressi dalla fantasia di un artista e devono avere almeno un riscontro nella Sacra Scrittura, nella Tradizione e nei Segni dei Tempi.
Il pittore iconografo, apprendendo il linguaggio dell’icona, si prepara ad uno spirito di servizio nella Chiesa.
Egli si abitua a condividere uno stile pittorico con altri pittori, del passato e del presente, rendendo possibile un lavoro, anche di gruppo, facilmente leggibile da tutti.
Quando compone, l’iconografo rispetta la struttura “cristocentrica” gerarchica, dove la Madre di Dio, gli angeli e i santi hanno il loro giusto posto.
Se non ha una formazione teologica si deve affidare ad un esperto nella teologia dell’immagine.
L’icona non è firmata dal suo autore benché egli l’abbia realizzata in stretto collegamento con la sua persona e la sua fede tanto da lasciarne una inevitabile impronta ed è per questo che si richiede una vita di preghiera da parte dell’iconografo, come del resto ad ogni ministro ecclesiale.
Il pittore di icone cerca sempre una aderenza alla realtà, alla verità, alla Sacra Scrittura, alla sobrietà, alla semplicità ed all’unità: egli sa che una composizione unitaria, organica, produce per analogia pace ed ordine.
Il tratto caratteristico dell’icona che differenzia subito il linguaggio dell’arte sacra da quello mondano è la dimensione escatologica che “impregna” intimamente la tecnica pittorica e stupisce l’uomo moderno.
Quest’aspetto, detto in termini teorici, può essere semplicemente espresso come “l’eterno di Dio che con l’Incarnazione compenetra il tempo dell’uomo generando una trasfigurazione che c’è già, anche se non ancora in pienezza “.
Ma quali sono i simboli pittorici adatti ad evocare questo mistero?
– lo sfondo d’oro che da un carattere di eterno presente e fa superare la contingenza spazio-temporale; – la luce che con i suoi colori trasfigura volti, vestiti, edifici…
– il disegno netto, preciso, ben leggibile in ogni dettaglio, che sottrae ogni cosa all’incertezza, alla confusione, alla casualità, alla relatività ma la colloca in una dimensione di definitività, di “pienezza”;
– la compostezza dei personaggi colti nel gesto più pregnante e intenso…
– il far sentire al fedele la presenza dei personaggi rappresentati, i cui sguardi sono rivolti verso di lui con un movimento di “incontro”
– l’evitare opere fini a sé stesse ma finalizzate al richiamo del fedele, come dei veri sacramentali, che sono strumenti della Grazia di Dio, e non oggetti da idolatrare.

 

Le nozze di Cana - abside - Chiesa di S. Maria Maggiore - Bussolengo

Le nozze di Cana – Chiesa di S. Maria Maggiore – Bussolengo

In tutte le opere di Dio c’è la perfezione divina. Ne consegue che non c’è nulla di inutile ed anche i particolare possono diventare “specchio” per l’uomo della totalità di Dio e meta ultima di ogni cosa. Questo carattere della vita di Dio unita all’umanità, spiega come molte chiese siano intitolate a singoli episodi evangelici: l’Annunciazione, l’Assunzione, la Natività… senza tema di essere incompleti, perché ogni episodio di Dio nella storia rinvia al tutto.
Il ciclo della “Via Cristi” realizzata secondo la Passione dell’evangelista S. Giovanni cristallizza in ogni quadro un mistero da meditare in sé stesso pur facendo parte di un “percorso”.
Gli episodi del vangelo più solenni sono stati fissati con le grandi feste dell’anno liturgico, tuttavia ogni vangelo domenicale può diventare un’icona e una festa liturgica. Lo si può ben cogliere nelle domeniche di Avvento o in quelle della Quaresima (la domenica della Samaritana, del Cieco nato, di Lazzaro…).
In questo spirito si può comprendere come la scelta di ogni immagine come quella che rappresenta le Nozze di Cana possa essere utilizzata come pala d’altare, cioè immagine da tenere sempre davanti, senza timore d’incompletezza o di occupare indebitamente il centro dello spazio liturgico.
Le Nozze di Cana evocano, infatti, diversi temi centrali per la fede:
-la forza di intercessione della Madre di Dio, in grado addirittura di far anticipare gli eventi divini;
-la presenza di Gesù nel quotidiano dell’uomo, presenza santificante che trasforma una festa di nozze da una “mancanza di qualcosa” ad una esuberante “pienezza”;
-la santificazione del matrimonio
-la dimensione “nuziale” ricapitolatrice del rapporto di Dio con l’umanità, o di Dio con l’anima.
-La dimensione “conviviale”, anticipo e modello della beatitudine paradisiaca
-La preparazione al mistero eucaristico della trasformazione del vino nel sangue di Cristo, essenza di tutta la liturgia…
Ecco, soltanto alcune, delle suggestioni evocate dall’episodio delle Nozze di Cana: tutto ci riporta al “centro” dell’esistenza dell’uomo sul modello del racconto evangelico.

Giovanni Mezzalira

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Riflessioni per la Quaresima

Posted on 26 Febbraio 2020 By

I Santi Padri del deserto dei primi secoli del cristianesimo, con la loro vita dura e ascetica, ci suggeriscono le seguenti riflessioni:

padri del deserto

 

La Quaresima è un tempo di silenzio.

Silenzio e interiore ed esteriore: con noi stessi per lasciar posto all’Altro e per non disperderci nelle preoccupazioni mondane.

La Quaresima è un luogo di deserto, in cui si fortifica lo spirito nella sua lotta contro le tentazioni, che ci seducono sulla via del male.

La Quaresima è un tempo privilegiato di digiuno e preghiera, per la purificazione del nostro essere, per una vita più sobria e attenta alle necessità dello spirito e alle necessità dei fratelli.

La Quaresima è il tempo privilegiato della riconciliazione e del ritorno a Dio, ponendo al centro delle nostre attività la lettura e la meditazione della sua Parola.

La Tradizione della Chiesa Cristiana d’Oriente ci invita a un recupero della preghiera del cuore: quella del pubblicano che, dal profondo della sua indegnità, così semplicemente pregava (Lc 18,13) :

“O Signore, abbi pietà di me peccatore”

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Riflessioni sulla teologia, sull’estetica e sull’ermeneutica dell’Icona

Posted on 20 Febbraio 2020 By

Queste riflessioni nascono da un continuo confronto e passaggio dall’esecuzione dell’icona alla riflessione su di essa, e dalla riflessione sull’icona a quella sulla Sacra Scrittura, guidata, quanto al metodo, dalle indicazioni offerte dai  primi teologi e pensatori cristiani, i Padri della Chiesa,  confortata dal fatto che questo metodo è tuttora vivo nelle chiese cristiane d’Oriente.
La mia esperienza è inoltre di confronto con il modo di vivere l’icona da parte della Chiesa d’Oriente, in particolare quella ortodossa russa, che in questo momento sembra vivere un particolare momento di giovinezza spirituale.
 
 

Ritengo che la Verità contenuta nella Scrittura sia la stessa che viene “scritta” nell’icona, secondo l’espressione di Teodoro studita (VII-IX secolo), ripresa dalla Lettera dell’attuale Pontefice in occasione del XII centenario del Concilio di Nicea, che dice: “Ciò che da una parte è espresso dall’inchiostro e dalla carta, dall’altra, nell’icona, è espresso dai diversi colori e da altri materiali”(Duodecimum saeculum § 10). Penso che ciò sia valido non solo in riferimento alla forza didattica o illustrativa dell’icona, come se si trattasse di una semplificazione per gli illetterati (biblia pauperum), ma con la stessa carica semantica, con la molteplice ricchezza di significati di cui è dotata la Scrittura, con la differenza che, mentre la Parola è percepita col senso dell’udito, l’immagine è percepita dal senso della vista. (altro…)

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Cirillo e Metodio, fratelli nel sangue e nella fede

Posted on 14 Febbraio 2020 By

Santi Cirillo e Metodio

Santi Cirillo e Metodio

Cirillo e Metodio, fratelli nel sangue e nella fede, nati a Tessalonica (attuale Salonicco, Grecia) all’inizio del sec. IX, evangelizzarono i popoli della Pannonia e della Moravia. Crearono l’alfabeto slavo e tradussero in questa lingua la Scrittura e anche i testi della liturgia latina, per aprire ai nuovi popoli i tesori della parola di Dio e dei Sacramenti. Per questa missione apostolica sostennero prove e sofferenze di ogni genere. Papa Adriano II accreditò la loro opera, confermando la lingua slava per il servizio liturgico. Cirillo morì a Roma il 14 febbraio 869. Giovanni Paolo II con la lettera apostolica “Egregiae virtutis” del 31 dicembre 1980 li ha proclamati, insieme a San Benedetto abate, patroni d’Europa (Messale Romano).

14 febbraio. Memoria dei santi Cirillo, monaco, e Metodio, vescovo. Questi due fratelli di Salonicco, mandati in Moravia dal vescovo di Costantinopoli Fozio, vi predicarono la fede cristiana e crearono un alfabeto per tradurre i libri sacri dal greco in lingua slava. Venuti a Roma, Cirillo, il cui nome prima era Costantino, colpito da malattia, si fece monaco e in questo giorno si addormentò nel Signore. Metodio, invece, ordinato da papa Adriano II vescovo di Srijem, nell’odierna Croazia, evangelizzò la Pannonia senza lesinare fatiche, dovendo sopportare molti dissidi rivolti contro di lui, ma venendo sempre sostenuto dai Romani Pontefici; a Staré Mešto in Moravia, il 6 aprile, ricevette il compenso delle sue fatiche (Martirologio Romano).

 

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L’incontro

Posted on 1 Febbraio 2020 By

l’icona della Presentazione al Tempio – 2 febbraio

Il significato etimologico della parola liturgia è “azione a favore del popolo” e, analogamente, l’icona è dipinta per produrre e stimolare un effetto benefico nel fedele e non per dare solennità ai suoi contenuti sacri.

In sostanza, le icone sono pensate per il nostro bene e non fine a se stesse. L’immagine iconografica ha una specifica finalità: fissare una pienezza, una definitività, un culmine sottolineandola anche in singoli episodi.

Presentazione al Tempio – Affresco della Macedonia

 

È così che in un particolare avvenimento della vita di Cristo, la sua Presentazione al Tempio, fra i personaggi che compongono questa scena, c’è anche il vecchio Simeone che accoglie il Bambino. Questo dettaglio è diventato un soggetto sacro degno di essere collocato, nella teologia dello spazio sacro, al centro dell’abside, proprio nel cuore dello spazio presbiteriale. Del resto, basta riflettere un attimo e si capisce che Simeone ebbe premiata la sua fiduciosa attesa del Messia e nel momento in cui stringe il Bimbo fra le braccia non può che esprimere la pienezza della sua gioia giunta al culmine e non desiderare nulla di più. Dal suo cuore scaturisce allora quell’inno (Nunc dimittis) cantato tutte le sere a compieta dalla Chiesa orante. (altro…)

cultural'immagine sacra nella Chiesascuola di iconografia     , , ,


L’immagine della fede

Posted on 25 Gennaio 2020 By

Le icone sono un ponte tra il divino e la dimensione umana

«Come la lettura dei libri materiali permette di far comprendere la parola vivente del Signore, così l’ostensione di un’icona dipinta permette, a quelli che la contemplano, di accostarsi ai misteri della salvezza mediante la vista. Ciò che da una parte è espresso dall’inchiostro e dalla carta, dall’altra, nell’icona, è espresso dai diversi colori e da altri materiali», sottolineava Giovanni Paolo II nella lettera apostolica in occasione del XII centenario del concilio di Nicea.

Madonna della Tenerezza, 2009, particolare

Il mondo dell’icona è il mondo umano trasfigurato, o quello divino reso visibile: uno sguardo sintetico su entrambi questi punti di vista è dato dalla prospettiva escatologica, una “sfida” che l’icona accetta di mostrare. Una “sfida” che Annarosa Ambrosi, iconografa, ha intrapreso da tempo.«Sono interessata alla ricerca della verità – racconta –.  In ogni icona che realizzo cerco di capire come il contenuto di verità, che si cerca di enucleare dalla dottrina dei Padri e dalla tradizione della Chiesa, sia efficace nel trasmettere la fede anche ai giorni nostri». Docente di storia e filosofa, e di ebraico biblico, dalla fine degli anni Settanta ha coltivato e approfondito la conoscenza della cultura religiosa russa, dedicandosi successivamente alla realizzazione delle icone. (altro…)

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Il mistero delle acque salutifere

Posted on 12 Gennaio 2020 By

Battesimo di Gesù nel Giordano

Il testo evangelico, la liturgia, l’innografia e l’iconografia sacra non ci tengono nascosta la portata cosmica dell’episodio del Battesimo di Gesù al Giordano. Vastissimi sono i riverberi sottolineati dai Padri della Chiesa che hanno contemplato questa Teofania per ispirare a loro volta i poeti e i pittori. Qui vogliamo soltanto soffermarci sul mistero dell’acqua.

Battesimo di Gesù nel Giordano

Nelle icone il Giordano è rappresentato in verticale diventando in tal modo una fenditura della terra piena d’acqua in cui si immerge il purissimo Corpo del Verbo incarnato. Con questa immersione si produce un sovvertimento cosmico. La vocazione dell’acqua sappiamo che è quella di lavare, pulire, ma le acque del Giordano si ritrovano ad avvolgere paradossalmente il Purissimo. Ne scaturisce un capovolgimento cosmico: «Perché, mare, tu fuggi, e tu, Giordano, ti volgi a ritroso?» canta il Salmo 114.

Il pittore del sacro continua questo linguaggio evocatore del portento in atto come in questa icona armena raffigurante un dinamismo ricchissimo impresso all’acqua con mostri e serpenti che fuggono, pesci che guizzano e acque che paiono ribollire.

L’acqua costituisce un elemento fondamentale nella vita del creato e il nostro corpo stesso è costituito in gran parte di questo elemento. Il Verbo di Dio, assumendo un corpo, ha inaugurato una nuova creazione non solo senza le conseguenze del peccato originale ma pure unita alla bellezza divina. Immergendosi nelle acque del Giordano, Gesù conferisce all’acqua quel potere che nel Battesimo ci rende figli di Dio. È l’inizio di un processo caratteristico di questa ri-Creazione del cosmo dove la materia partecipa a pieno titolo all’efficacia sacramentale in virtù del suo legame con il Corpo di Gesù che vi si è immerso nel Giordano rendendola acqua salutifera.

Giovanni Mezzalira

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