21 Novembre – Presentazione al Tempio della Madre di Dio

Posted on 20 novembre 2017 By

Angeli e uomini,Presentazione al tempio
Insieme onoriamo l’ingresso della Vergine Maria nel Tempio!
Quell’Arca che nessuno osa toccare
È lo stesso Suo corpo immacolato,
Il tessuto materiale del Dio invisibile!

Angeli, santi genitori, vergini compagne
Danzate con noi uomini
Perchè si realizza il sogno del saggio Salomone:
Veramente Dio viene ad abitare tra noi
La nube della Sua gloria abita la nostra terra!

O Madre di Dio, che fanciulla sei corsa con gioia
Verso il Santo dei Santi, verso la Fonte della vita
Guida anche noi nella strada buona della vita
Custodisci e proteggi la vita dei tuoi fedeli
E canteremo con gioia il nome Tuo e del Tuo santo Bambino!

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Attività e corsi della Abbazia di Maguzzano

Posted on 2 novembre 2017 By

Alleghiamo il calendario dei corsi e delle attività della Scuola di iconografia dell’Abbazia di Maguzzano.

iconografia Abbazia Maguzzano programma 2018

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Reportage del viaggio in Italia degli iconografi 2017

Posted on 2 novembre 2017 By

L’ultimo viaggio degli iconografi organizzato congiuntamente dalla Scuola di Iconografia San Luca di Padova e dalla Scuola di Iconografia dell’Abbazia di Maguzzano si è svolto nello scorso maggio 2017.

Vi offriamo la possibilità di visionarne la cronaca in una interessante pubblicazione della Scuola di Maguzzano.

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conferenza – Un gigante della teologia ortodossa: Vladimir Solov’ëv

Posted on 23 ottobre 2017 By

Vladimir S. Solovëv

Vladimir S. Solovëv

Mercoledì 25 ottobre 2017 ore 18.15 – 19.30  a Padova,

presso la Sala del Redentore in Corso Vittorio Emanuele 174  (vicino al Prato della Valle – Fermata Tram “Santa Croce”,  Parrocchia Santa Croce, vicino al Santuario di Padre Leopoldo)

si terrà un incontro dal tema:

 

Un gigante della teologia ortodossa: Vladimir Solov’ëv

Relatrice: Annarosa Ambrosi, Iconografa, Padova

L’incontro è promosso dalla Diocesi di Padova, Ufficio per l’Ecumenismo e il dialogo nell’ambito del ciclo: LA RIFORMA  E LE RIFORME  NELLA CHIESA  – Istanze, libri, testimoni, laboratori

preleva il programma dettagliato

 

 

 

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Corsi della Scuola di Iconografia per l’anno 2017-2018

Posted on 3 settembre 2017 By


SCUOLA DIOCESANA DI ICONOGRAFIA “S. LUCA”
In collaborazione con l’Ufficio per la Liturgia 
e l’Ufficio per l’Ecumenismo 
della Diocesi di Padova

 

Sono aperte le iscrizioni ai

CORSI DI ICONOGRAFIA 2017-2018

 

 

  • corso per principianti
    Docente: maestro Enrico Bertaboni
    Soggetto: il Volto di Cristo

 

  • corsi per progredienti:
    Docente: maestro Giovanni Mezzalira
    Soggetto: Madre di Dio del Segno

    Docente: maestro Enrico Bertaboni
    Soggetto: Madre di Dio Odighitria

    Docente: maestra Annarosa Ambrosi
    Soggetto: L’Annunciazione

 

  • corsi per avanzati
    Docente: maestro Giovanni Mezzalira
    Soggetti: Crocifissione, Madre di Dio della Misericordia

    Docente: maestro Enrico Bertaboni
    Soggetto: La Pietà

 

I corsi si svolgeranno con cadenza media quindicinale,
a partire dal 25 ottobre 2017
presso l’Istituto Don Bosco, via San Camillo de’ Lellis 4, Padova.

Tutti i partecipanti sono invitati all’incontro di mercoledì 18 ottobre alle ore 16,30 presso l’Aula Magna dell’Abbazia di S. Giustina (ingresso da Via Ferrari 2A) per la presentazione del programma e per un saluto da parte di un rappresentante della Diocesi. Seguirà la S. Messa solenne presso la tomba di S. Luca.

 

Per informazioni e iscrizioni contattare i corrispondenti maestri:
Giovanni Mezzalira giovanni.mezzalira @ gmail.com  0444 660982
Enrico Bertaboni enber @ libero.it   329 0215626
Annarosa Ambrosi annarosa.ambrosi @ gmail.com  334 3221072
(l’indirizzo mail è scritto in modalità antispam, eliminare gli spazi per l’utilizzo)

 

Documenti per approfondimento delle informazioni:

Preleva qui la brochure con le informazioni dettagliate e con il calendario dei corsi

Locandina per l’affissione interna presso parrocchie e istituzioni interessate

 

 

 

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La Trasfigurazione

Posted on 6 agosto 2017 By

Icona della Trasfigurazione - G.Mezzalira

Icona della Trasfigurazione – G.Mezzalira

Una improvvisa icona di tutta la realtà
Il segreto rivelato ai tre apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni sul Tabor è il segreto che ogni iconografo deve comunicare con l’arte sacra. Nella luce della fede in Gesù Cristo la realtà subisce una metamorfosi: il credente percepisce quella vocazione alla luce che già sin d’ora comincia a compenetrare il creato.
Spesso si conosce l’arte sacra dell’icona soltanto per averne letto qualcosa nei libri e tra le frasi ricorrenti sull’argomento c’è quella che afferma che la prima icona che l’iconografo dipinge è quella della Trasfigurazione. Si potrebbe dire, per analogia, che l’apprendista musicista – dopo gli anni di conservatorio – presenta come saggio di diploma un pezzo musicale corrispondente come difficoltà all’eseguire un’icona della Trasfigurazione.
Eppure è proprio vero che la Trasfigurazione è l’icona per eccellenza: il sigillo che conferma questo sacro linguaggio.
Il segreto racchiuso in questo episodio evangelico apparentemente anomalo è in realtà la regola dell’arte sacra, il suo canone di riferimento: inizialmente segreto, poi rivelato a tutti.
Il monte elevato - Visione della Montagna di Daniele - Salterio di Chludov

Visione della Montagna di Daniele – Salterio di Chludov

Il monte elevato
Il modo di dipingere un’icona è analogo al costruire una cittadella sopra un monte.
Infatti è sulla cima del monte che il cielo si abbassa sulla terra che si innalza. L’arte sacra è questa dinamica di abbassamento e di innalzamento. Non solo Mosè ed Elia (Oreb-Sinai) sono personaggi della sacra montagna, ma ognuno di noi e ogni icona deve diventare monte come è detto nel Salmo 86, 2-3: «Il Signore fondò la sua città sui monti che santificò con la sua presenza» e «Ogni uomo potrà proclamare: Madre mia è Sion, tutti là siamo nati».
La pittura sacra rappresenta i suoi santi e i suoi personaggi come protesi verso l’alto, o essi stessi come solidi monti. Si può dire che essere terra che si innalza diventa un canone pittorico.
Una volta eravate tenebre… adesso siete luce» (Ef2, 13)
Lo sforzo del pittore è in analogia con la dinamica dell’iniziazione cristiana espressa dalla Lettera agli Efesini: trarre la luce dalla materia opaca.
In Fil 3, 12 san Paolo dice: «Il quale trasformerà il corpo dell’umiltà nostra per essere conforme al corpo di gloria suo».
Infatti nella pittura delle icone, partendo dall’umile polvere colorata dei pigmenti, si sale verso la luce con successivi schiarimenti, una sorta di iniziazione cristiana nell’arte sacra.

 

Caddero sui loro volti con grande timoreCaddero sui loro volti con grande timore
L’icona della Trasfigurazione rappresenta tre personaggi slanciati verso l’alto e tre personaggi che si accasciano scomposti verso il basso con un contrasto sorprendente, soprattutto nelle icone russe dove questo fatto è accentuato in modo apparentemente esagerato.
L’Uomo-Dio che tocca il Cielo e l’uomo-terreno accasciato al suolo costituiscono i due estremi di una dinamica di percorso di ascesi. L’icona parte dall’uomo terreno per conformarlo al Cristo, Uomo-Dio: dallo scomposto punto più in basso all’elevata e solenne fiamma slanciata verso il cielo.

 

Le vesti bianche come la luceLe vesti bianche come la luce
Rispetto allo spirito, il corpo è come un vestito che si indossa. Dio è Luce increata e il corpo assunto dal Verbo, secondo Adamo, proviene dalla creazione (dalla santissima Vergine) per essere innestato in questa Luce divina: nel corpo di Cristo e nella sua veste bianca come la luce è adombrato il grande mistero dell’Immacolata, una terra vergine che ha dato un corpo al Verbo di Dio e c’è il mistero della divinizzazione dell’uomo: la sua partecipazione alla luce increata.

«È bello stare qui»
La beatitudine del Paradiso è il carattere che la virtù della speranza ci fa pregustare. L’arte dell’icona è tutta improntata su questa nota positiva. È un’arte che ha uno sguardo positivo, consolatorio sulla realtà a modo di viatico sacramentale nella battaglia della vita. Ogni icona conserva questa nota gioiosa del Tabor nei suoi colori luminosi, nell’oro, nella nitidezza delle forme, nelle trasparenze degli strati di colore, nell’evidenziare le cose come appena venute alla luce come in una apparizione, come in una teofania.

La nube luminosa

La nube luminosa
L’iconografo conosce bene questo simbolo che rappresenta solitamente come una successione di cerchi concentrici, alcuni luminosi, altri di un blu profondo, arricchiti di raggi e stelle d’oro. La buona pittura riesce a conferire anche al colore scuro una trasparenza come un cielo nelle notti d’oriente o come un’acqua profonda. È quel simbolo che avvolge il Cristo che scende agli inferi, che viene a prendere l’anima di Maria nella Dormizione, oppure quando è seduto nel suo trono di Gloria.
La nube è il segno rivelatore di una presenza, quella dello Spirito Santo nel suo duplice ruolo di adombrare e illuminare, rinfrescare e scaldare, accogliere e irraggiare doni.
Il suo colore è il blu profondo o il bianco, l’oro o il rosso incandescente: i colori della pienezza della beatitudine di un luogo d’arrivo, di un traguardo nuziale e forse la parola nube nasconde questo segreto.
Giovanni Mezzalira

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Viaggio-Studio in Italia: sulle tracce dell’Arte Sacra medievale

Posted on 4 giugno 2017 By

Palermo

Palermo

Le grandi croci romaniche in Toscana, gli sfolgoranti cicli di mosaici normanno-bizantini in Sicilia, gli affreschi italici nei monasteri benedettini, nelle piccole chiese e nelle grandi cattedrali del centro-Italia, le presenze greco-cattoliche ancora vive e ricche di un grande passato… ecco la trama dell’affascinante itinerario alla scoperta dell’arte Sacra medievale in Italia che ha caratterizzato quest’anno il viaggio-studio di iconografi provenienti dalle Scuole di Maguzzano, Padova (San Luca) e altre realtà collegate, coordinati dai Maestri Giovanni Mezzalira, Enrico Bertaboni e Annarosa Ambrosi.

S. Maria dell'Ammiraglio (Martorana) - Palermo

S. Maria dell’Ammiraglio (Martorana) – Palermo

A Palermo, gli scrigni dorati di Santa Maria dell’Ammiraglio e della Cappella Palatina ci hanno incantato per la loro perfezione esecutiva, l’efficacia comunicativa del sacro e la sapiente successione teologica, nel contesto di una architettura strutturata in modo da unire il mondo divino con l’umano.

Chiostro di Monreale

Chiostro di Monreale

A Monreale ci ha colpito la magnificenza e lo splendore del grande e completo ciclo musivo, dominato dalla solenne figura di Cristo Pantocrator, che attesta di un periodo in cui sovrani cristiani, senza risparmio di energie, collaboravano con la Chiesa nell’azione di grazie al Creatore.

Cefalù

Cefalù

Le luminose giornate di sole siciliano, contornate da un mare più azzurro del lapislazzuli ci hanno confortato dall’impossibilità di ammirare i mosaici absidali di Cefalù, attualmente in restauro.
Nel risalire la penisola, ci siamo soffermati sui piccoli ma antichi gioielli di s. Maria in Foro Claudio e San Vincenzo al Volturno: in questa primitiva abbazia benedettina sono stati rinvenuti affreschi risalenti a prima del

S. Maria in Foro Claudio (Ventaroli, CE)

S. Maria in Foro Claudio (Ventaroli, CE)

Mille, strutturati secondo una intenzione teologica che si concentra su temi apocalittici.

Montecassino, ma soprattutto Subiaco con i monasteri di Santa

Subiaco, ritratto di s. Francesco di pittore contemporaneo

Subiaco, ritratto di s. Francesco di pittore contemporaneo

Scolastica e San Benedetto ci hanno permesso di studiare le scene della vita del grande monaco, ma anche quella di altri santi: abbiamo visto, ad esempio, uno dei più antichi ritratti di San Francesco.
La cripta della Cattedrale di Anagni, con il suo itinerario pittorico dall’origine del mondo alla Gerusalemme celeste, ricco, completo e ben conservato dal XII secolo era molto atteso dal gruppo, che però ha potuto apprezzarlo solo in parte, per problemi legati alla ben nota miopia burocratica.
Ampia e approfondita è stata invece la visita alla Chiesa del monastero basiliano di Grottaferrata, con le sue scarse ma sorprendenti presenze bizantine, a partire dal l’icona della Vergine Odighitria.
A Pisa ci attendeva la celebre Piazza dei Miracoli, di cui abbiamo potuto apprezzare le solenni e sfarzose strategie architettoniche, risalenti al periodo in cui la città era

una fiorentissima repubblica marinara, legata ai traffici con l’Impero d’Oriente e impegnata nelle Crociate. Qui abbiamo visitato pure il Museo di San Matteo, con la più ricca rassegna di croci e tavole medievali presente in Italia (e conseguentemente nel mondo). Oltre ad ammirarne i particolari, abbiamo potuto ragionare sul confronto tra le diverse tipologie, vicine al clima culturale e spirituale del

Pisa, Museo di s. Matteo

Pisa, Museo di s. Matteo

luogo di provenienza.
A Lucca, chiese e musei ci hanno trasportato in un contesto di grande ricchezza unita a sincera spiritualità, che ha permesso di creare capolavori di arte romanica, come il Duomo. Qui l’incontro più emozionante è stato con il Volto Santo che si ritiene scolpito da Nicodemo, molto amato e venerato in città.
L’esperienza culturale che ci ha permesso di compiere questo viaggio è stata molto intensa ed emozionante: sicuramente ha arricchito e approfondito la conoscenza dell’arte medievale italica, anche se sappiamo che la nostra terra ne è molto più ricca, e contiene materiale anche per prossimi, interessanti viaggi …

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Ascensione

Posted on 25 maggio 2017 By

ASCENSIONE
Mentre i discepoli lo guardavano, Gesù fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi.

Palermo, Chiesa di S. Maria dell'Ammiraglio (la Martorana)

Palermo, Chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio

Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo» (Atti 1,9-11).

Nelle cupole delle Chiese è spesso rappresentata la scena dell’Ascensione, che è anche quella del ritorno glorioso di Cristo nella sua seconda venuta, a indicare il “tempo della Chiesa”, che come sposa fedele, attende in preghiera il giorno in cui lo Sposo verrà.
Palermo, Chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio (la Martorana).
Dal viaggio-studio Iconografi 2017.

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La benedizione delle icone a conclusione dei corsi annuali 2016-2017

Posted on 9 maggio 2017 By

A conclusione dei corsi di iconografia della scuola San Luca di Padova il 4 maggio 2017 si è celebrata la liturgia bizantina  presieduta da p. Lorenzo Altissimo, presso la Chiesa di s. Massimo a Padova. La liturgia si è conclusa con la benedizione delle icone realizzate durante i corsi annuali della scuola di iconografia.

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Lettura dell’icona: la discesa agli inferi

Posted on 16 aprile 2017 By

Lettura dell’icona: la discesa agli inferi

«Il Cristo è risorto dai morti, con la sua morte calpestando la morte e ai morti nei sepolcri donando la vita. Risorgendo dalla tomba, come aveva predetto, Gesù ci ha donato la vita eterna e la grande misericordia!». (Canone di G. Damasceno – Ode I)

Il Cristo risorto

«Per riempire tutte le cose della tua gloria sei disceso nelle profondità della terra». (Ode I)

 

 

 

 

Le porte dell’Ade

«Si aprirono a te con timore le porte della morte, o Signore; e i custodi dell’Ade, vedendoti, sbigottirono. Infatti, infrante le porte di bronzo e spezzate le sbarre di ferro, tu ci hai tratto fuori dalle tenebre e dall’ombra di morte, rompendo i nostri legami!». (Vespri)

La Discesa agli Inferi è proprio la Festa delle feste e la Chiesa ne afferma l’importanza in un articolo del Credo, il Simbolo apostolico.

Purtroppo la nostra tradizione occidentale ha abbandonato questo tema e le immagini di Cristo che apre le porte di una grotta e fa uscire una fiumana di persone arrivano fino al medioevo col Beato Angelico.

Per indicare la realtà dei nostri progenitori esclusi dal contatto con Dio dopo il peccato originale, il simbolo è due porte ben sbarrate con chiavistelli, chiavi, catene; ebbene, non solo vengono aperte dal Cristo, ma sono addirittura scardinate con un’esplosione di chiodi, cardini, catenelle, eccetera.

Non si tratta di una fessura da cui ci si infila a fatica, ma della Grazia che ci viene concessa con abbondanza nell’opera salvifica del Cristo, come un fiume in piena.

La figura centrale della nostra icona che è questo Cristo luminoso e glorioso scende nell’Ade vittorioso sulla morte, è un vincitore, è un risorto.

Cristo che scende agli Inferi è il Cristo del nostro quotidiano che ci viene a visitare nella nostra vita, nella nostra condizione di stare nella tenebra, nella nostra esistenza umana, nella nostra condizione di incapacità di amare, di vedere la luce.

Adamo

«Sei disceso sulla terra per salvare Adamo, o Signore, e, non avendolo trovato sulla terra, sei andato a cercarlo fino nell’Ade». (Enkomia – I stanza)

Nell’icona della Discesa agli Inferi Adamo – spesso avvolto in un mantellone che lo rende maestoso, pieno e anche quasi pesante – è sempre inginocchiato e il Cristo che lo prende per mano dà proprio l’impressione di tirarlo su.

Eva

«Dal tuo fianco trafitto dalla lancia, o Salvatore, tu distilli la vita su Eva, la madre della vita, che mi esiliò dalla vita, e con lei vivifichi anche me». (Enkomia – I stanza)

L’altra figura che accompagna la Discesa agli Inferi è quella di Eva; qualche volta Adamo ed Eva sono dalla stessa parte, però nella maggior parte delle icone si è imposta questa composizione simmetrica: Cristo al centro, Adamo ed Eva ai lati.

Eva è molto diversa da Adamo e mentre Adamo sembra quasi pesante Eva non lo è affatto.

Del colore rosso del manto di Eva è facile comprendere il simbolo: Eva vuol dire madre dei viventi e quindi il rosso è il colore dell’energia che dà la vita, l’amore, la passione, la maternità.

Davide, Salomone, il Precursore, Abele, Mosè, i profeti…

 

«I prigionieri trattenuti nei ceppi dell’Ade videro la tua incommensurabile misericordia e con passo esultante si affrettarono, o Cristo verso la luce, applaudendo alla Pasqua eterna!». (Ode V)

 

Subito dopo vediamo comparire fra i personaggi gli Unti, che attendevano questo momento della salvezza che Cristo risorto ha instaurato nell’Universo.

Giovanni Battista, il suo precursore, che anche nell’Ade svolge come il compito di annunciatore: infatti ha sempre la mano protesa ad indicarlo.

Altri due personaggi che ritroviamo sempre incoronati sono Davide e suo figlio Salomone.

A questi si aggiungono altri che non hanno una ricorrenza fissa: più frequentemente c’è Abele, poi Mosè, poi Noè e dei profeti.

I profeti sono riconoscibili da uno strano berretto, chiamato berretto frigio, piccolino rosso con una fascia bianca che lo lega, e possono essere Daniele, Michea, ma essendo personaggi secondari nella rappresentazione, non hanno una necessità di identificazione.

Mosè è invece riconoscibile perché regge le tavole della Legge, Noè tiene una piccola barca in mano, Abele ha un bastone da pastore e spesso è vestito di pelliccia.

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