Maggio, mese dedicato alla Madre di Dio

Posted on 1 maggio 2016 By

Nell’iconostasi, che raffigura il divenire della Chiesa nel tempo, troviamo più volte l’immagine della Vergine a sottolinearne l’importanza insostituibile nella storia della salvezza.
Al centro dell’ordine dei Profeti (seconda fila dall’alto, sotto la Trinità) si trova solitamente l’icona della Madre di Dio del Segno, immagine della profezia di Isaia (7, 14): «Ecco una vergine concepirà e darà alla luce un figlio, che sarà chiamato Emmanuele» e poi ripresa nel Vangelo di Matteo (1, 23).

La Madre di Dio del Segno è l’immagine della compenetrazione del Creatore nella creatura, del cielo che si è unito
alla terra.

Il grembo della Vergine è così ampio da contenere l’incontenibile: «Il tuo grembo è più vasto dei cieli, poiché Colui che i cieli non poterono contenere, il tuo grembo lo ha contenuto» canta un inno della Chiesa bizantina.
Il Signore, padrone di tutto, incontenibile, vuole circoscriversi nel grembo della Vergine.

L’immagine della Madre di Dio del Segno rappresentata frontalmente, con le braccia levate in preghiera e l’Emmanuele sul petto – spesso racchiuso in una mandorla – è tra le più antiche dell’iconografia cristiana; sovente ai lati della Vergine sono raffigurati angeli che indicano la presenza del Divino e inneggiano alla Tutta Santa.

La tipologia della Madre di Dio del Segno è la rappresentazione della Chiesa, cioè dell’umanità che contiene in sé il divino e ne diventa trasparenza.

Talvolta al posto dell’icona della Madre di Dio del Segno compare quella della Vergine in trono. Un’immagine che rappresenta il secondo ordine dell’iconostasi è quella, come nella riproduzione qui a fianco, intitolata Lodi della Madre di Dio (XVI secolo, Museo Russo, San Pietroburgo): in essa tutti i profeti con le loro profezie perfettamente adatte alla Vergine, confermano che l’Antico Testamento ha preparato l’Incarnazione, la venuta dell’Emmanuele, il Dio con noi e in mezzo a noi.

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Viaggio di studio per iconografi dal 21 al 29 luglio 2016

Posted on 8 aprile 2016 By

SAN PIETROBURGO – NOVGOROD – PSKOV

Viaggio di studio per iconografi  dal 21 al 29 luglio 2016

1° GIORNO giovedì 21.07.2016 Milano/ San Pietroburgo

Partenza con volo aereo da Milano alle ore 13.00 arrivo a San Pietroburgo alle ore 17.15.

Trasferimento in hotel , cena e pernottamento.

2° GIORNO venerdì 22.07.2016 SanPietroburgo

Prima colazione in hotel, 08:30 incontro con la guida ed inizio della visita guidata della città Con la

cattedrale di S. Isacco in stile neoclassico e dall’imponente cupola, divenuta museo nel 1931, si

prosegue con la visita della Cattedrale di S. Nicola soprannominata “chiesa del Marinaio” perche’

San Nicola e’ patrono dei marinai, contiene numerose icone del XVIII secolo e una splendida

iconostasi di legno intagliato. Si termina con la visita alla chiesa Uspensky nel quartire di Malaya

Okhta, 13:00 Pranzo in corso di escursione. 14:30 Hermitage uno dei musei più grandi, importanti

e grandiosi del mondo, un complesso architettonico che ospita una delle più importanti collezioni

d’arte del mondo. Cena e Pernottamento in Hotel.

3° GIORNO sabato 23.07.2016 San Pietroburgo/ Staraya Ladoga / Tikhvin (270 KM)

Prima colazione in hotel e partenza per Staraya Ladoga, visita della sua Fortezza al cui interno si

trovano la chiesa di San Giorgio e la chiesa di Dimitri Solun contruita in legno, pranzo con cestino

da viaggio in corso di escursione, trasferimento a Tikhvin, vista di Tikhvin, in particolare il

Convento dell’Assunzione e la Basilica. Trasferimento in hotel, cena e notte.

4° GIORNO domenica 24.07.2016 Tikhvin / Novogrod (210 KM)

Prima colazione in hotel e partenza per Novgorod, una delle più antiche città russe. All’interno del

suo Cremlino si potrà vistare la Cattedrale di S. Sofia in stile bizantino, la chiesa della

trasfigurazione, il museo d’Arte, il conveto Juriev ed il museo all’aperto dell’architettura lignea.

Pranzo in corso di escursione. Cena e pernottamento in hotel.

5° GIORNO lunedì 25.07.2016 – Novgorod /Pskov (200 KM)

Prima colazione in hotel. In mattinata completamento delle visite di Novgorod, visita ai monasteri

di SVarlaam, S.Eutimio. S.Antonio pranzo e partenza per Pskov,trasferimento in hotel, cena e notte.

6° GIORNO martedì 26.07.2016-Pskov

Prima colazione in hotel.partnza per la visita al monastero di Pskovo Pechersky, costruito sul

fianco scosceso di una collina punteggiata da grotte un tempo abitate da eremiti. Pranzo in corso di

escursione, rientro in città. Nel pomeriggio inizio visita di Pskov, ed al suo Cremlino , una delle

fortezze più antihe della Russia, in particolare,visita alla Cattedrale della Trinità, con l’alta cupola

dorata.. Cena e pernottamento in hotel.

7° GIORNO mercoledì 27.07.2016- Pskov/ San Pietroburgo (280 KM)

Prima colazione in hotel.Completamento delle visita di Pskov con il Convento Miroshki ed il

museo di Architettura e Belle Arti dove sono conservate numerose icone. Partenza da Pskov per San

Pietroburgo. Pranzo in corso di escursione. Arrivo a San Pietroburgo , sistemazione in hotel, cena e

pernottamento.

8° GIORNO giovedì 28.07.2016 SanPietroburgo

Prima colazione in hotel, visita al Museo Russo, il più grande museo di arte russa del mondo.

Pranzo, visita al monastero Alexander Nevsky comprendente la Cattedrale della Trinità. Rientro in

hotel, cena e pernottamento.

9* GIORNO venerdì 29.07.2016 San Pietroburgo/Italia

Prima colazione in hotel, trasferimento all’aeroporto e partenza per l’Italia con volo aereo delle

ore 09.40 per Milano con arrivo alle ore 12.10

 

Scarica il programma completo da qui

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Benedizione delle Icone

Posted on 7 aprile 2016 By

Le icone realizzate durante i corsi della Scuola di Iconografia s. Luca saranno benedette nel corso di una solenne liturgia in rito bizantino slavo che si svolgerà giovedì 26 maggio ore 17,30 a Padova, nella Chiesa di s. Massimo, via s. Massimo (angolo vicolo s. Massimo), presieduta da p. Lorenzo Altissimo.

Gli appartenenti al coro si presenteranno mezz’ora prima per le prove.

benedizione_icone_03

Siamo ospiti di don Giovanni Brusegan, incaricato diocesano per il Dialogo interreligioso.

E’ gradita la partecipazione di iconografi e di amanti della liturgia in rito orientale.

Per prepararsi alla benedizione delle icone è opportuno
scaricare e stampare il testo della Benedizione da questa pagina.

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Corso estivo d’iconografia 2016

Posted on 7 aprile 2016 By

Corso estivo d’iconografia 2016

a Villa Immacolata Torreglia (PD) –  da domenica 19 giugno a domenica 26 giugno

San Luca, Scuola di Iconografia San Luca, Padova

Il corso propone l’esperienza
della pittura completa di un’icona,
attraverso tutte le sue tappe,
evidenziandone la tecnica,
l’estetica e la teologia in essa racchiuse.

Non pretende di formare
da subito degli iconografi
(per questo si richiedono
anni di apprendistato):
vuol fornire delle concrete chiavi di accesso
all’arte sacra in vista di trarne benefici
a diversi livelli:

 

♦ l’approfondimento del senso del mistero dell’Incarnazione, grazie alla quale il nostro Creatore ha assunto un volto visibile e raffigurabile ;
♦ la scoperta della dignità di questo lavoro di raffigurazione del volto di Dio che supera l’esperienza artistica soggettiva e diventa servizio ecclesiale ;
♦ accorgersi come il mondo materiale del creato può concorrere efficacemente a questa raffigurazione quasi ne fosse misteriosamente predisposto.

Il corso è una piccola esperienza che può avere risonanza e illuminare ambiti più vasti come l’intera nostra vita, la preghiera, la liturgia, i rapporti interpersonali…

Le tappe del corso per principianti
Le tappe di esecuzione dell’icona riguardano: 
la tavola di legno e la sua preparazione con gesso; 
la stilizzazione del disegno: “alfabeto” della scrittura iconografica; 
la doratura; 
la tempera all’uovo; 
i colori e i pigmenti naturali; 
la tecnica delle lumeggiature; 
le iscrizioni; 
la verniciatura finale.

Orari di lavoro:
dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00
tempo libero e possibilità di preghiera personale
o con gli orari della comunità residente:
• alle 7.00 eucarestia
• alle 18.30 vespro

Soggetti
Principianti: Cristo Pantocrator
2° livello: Madre di Dio “Salus Populi Romani”
Avanzati: Croce di Tereglio oppure Ascensione

Insegnanti: Giovanni Mezzalira Enrico Bertaboni

Iscrizioni e informazioni: Enrico Bertaboni tel. 3290215626 mail     enber @ libero.it

 

scarica il Depliant del corso di iconografia estivo 2016 a Torreglia

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Lettura dell’icona: la discesa agli inferi

Posted on 26 marzo 2016 By

Lettura dell’icona: la discesa agli inferi

«Il Cristo è risorto dai morti, con la sua morte calpestando la morte e ai morti nei sepolcri donando la vita. Risorgendo dalla tomba, come aveva predetto, Gesù ci ha donato la vita eterna e la grande misericordia!». (Canone di G. Damasceno – Ode I)

Il Cristo risorto

«Per riempire tutte le cose della tua gloria sei disceso nelle profondità della terra». (Ode I)

 

 

 

 

Le porte dell’Ade

«Si aprirono a te con timore le porte della morte, o Signore; e i custodi dell’Ade, vedendoti, sbigottirono. Infatti, infrante le porte di bronzo e spezzate le sbarre di ferro, tu ci hai tratto fuori dalle tenebre e dall’ombra di morte, rompendo i nostri legami!». (Vespri)

La Discesa agli Inferi è proprio la Festa delle feste e la Chiesa ne afferma l’importanza in un articolo del Credo, il Simbolo apostolico.

Purtroppo la nostra tradizione occidentale ha abbandonato questo tema e le immagini di Cristo che apre le porte di una grotta e fa uscire una fiumana di persone arrivano fino al medioevo col Beato Angelico.

Per indicare la realtà dei nostri progenitori esclusi dal contatto con Dio dopo il peccato originale, il simbolo è due porte ben sbarrate con chiavistelli, chiavi, catene; ebbene, non solo vengono aperte dal Cristo, ma sono addirittura scardinate con un’esplosione di chiodi, cardini, catenelle, eccetera.

Non si tratta di una fessura da cui ci si infila a fatica, ma della Grazia che ci viene concessa con abbondanza nell’opera salvifica del Cristo, come un fiume in piena.

La figura centrale della nostra icona che è questo Cristo luminoso e glorioso scende nell’Ade vittorioso sulla morte, è un vincitore, è un risorto.

Cristo che scende agli Inferi è il Cristo del nostro quotidiano che ci viene a visitare nella nostra vita, nella nostra condizione di stare nella tenebra, nella nostra esistenza umana, nella nostra condizione di incapacità di amare, di vedere la luce.

Adamo

«Sei disceso sulla terra per salvare Adamo, o Signore, e, non avendolo trovato sulla terra, sei andato a cercarlo fino nell’Ade». (Enkomia – I stanza)

Nell’icona della Discesa agli Inferi Adamo – spesso avvolto in un mantellone che lo rende maestoso, pieno e anche quasi pesante – è sempre inginocchiato e il Cristo che lo prende per mano dà proprio l’impressione di tirarlo su.

Eva

«Dal tuo fianco trafitto dalla lancia, o Salvatore, tu distilli la vita su Eva, la madre della vita, che mi esiliò dalla vita, e con lei vivifichi anche me». (Enkomia – I stanza)

L’altra figura che accompagna la Discesa agli Inferi è quella di Eva; qualche volta Adamo ed Eva sono dalla stessa parte, però nella maggior parte delle icone si è imposta questa composizione simmetrica: Cristo al centro, Adamo ed Eva ai lati.

Eva è molto diversa da Adamo e mentre Adamo sembra quasi pesante Eva non lo è affatto.

Del colore rosso del manto di Eva è facile comprendere il simbolo: Eva vuol dire madre dei viventi e quindi il rosso è il colore dell’energia che dà la vita, l’amore, la passione, la maternità.

Davide, Salomone, il Precursore, Abele, Mosè, i profeti…

 

«I prigionieri trattenuti nei ceppi dell’Ade videro la tua incommensurabile misericordia e con passo esultante si affrettarono, o Cristo verso la luce, applaudendo alla Pasqua eterna!». (Ode V)

 

Subito dopo vediamo comparire fra i personaggi gli Unti, che attendevano questo momento della salvezza che Cristo risorto ha instaurato nell’Universo.

Giovanni Battista, il suo precursore, che anche nell’Ade svolge come il compito di annunciatore: infatti ha sempre la mano protesa ad indicarlo.

Altri due personaggi che ritroviamo sempre incoronati sono Davide e suo figlio Salomone.

A questi si aggiungono altri che non hanno una ricorrenza fissa: più frequentemente c’è Abele, poi Mosè, poi Noè e dei profeti.

I profeti sono riconoscibili da uno strano berretto, chiamato berretto frigio, piccolino rosso con una fascia bianca che lo lega, e possono essere Daniele, Michea, ma essendo personaggi secondari nella rappresentazione, non hanno una necessità di identificazione.

Mosè è invece riconoscibile perché regge le tavole della Legge, Noè tiene una piccola barca in mano, Abele ha un bastone da pastore e spesso è vestito di pelliccia.

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L’Icona del Silenzio

Posted on 25 marzo 2016 By

E’ come una sorgente che mormora nel silenzio, e noi possiamo sentirla …

sindone01 Meditazione di Papa Benedetto sull’Icona della Santa Sindone

Cari amici,

questo è per me un momento molto atteso. In diverse altre occasioni mi sono trovato davanti alla sacra Sindone, ma questa volta vivo questo pellegrinaggio e questa sosta con particolare intensità: forse perché il passare degli anni mi rende ancora più sensibile al messaggio di questa straordinaria Icona; forse, e direi soprattutto, perché sono qui come Successore di Pietro, e porto nel mio cuore tutta la Chiesa, anzi, tutta l’umanità. Ringrazio Dio per il dono di questo pellegrinaggio, e anche per l’opportunità di condividere con voi una breve meditazione, che mi è stata suggerita dal sottotitolo di questa solenne Ostensione: “Il mistero del Sabato Santo”. (altro…)

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La Vergine tesse un corpo a Dio

Posted on 24 marzo 2016 By

di Giovanni Mezzalira
L’icona dell’Annunciazione – 25 marzo
Icona russa del XVI secolo - scena dell’inno Acatisto

Icona russa del XVI secolo – scena dell’inno Acatisto

Nella pienezza dei tempi, amorevolmente preparati dalla Divina Sapienza, finalmente si inaugura una ricreazione del mondo. L’evento inizia in un piccolissimo spazio che diventa il portale dell’ingresso di Dio nella storia.

Palermo – Chiesa di S.Maria dell’Ammiraglio – Mosaico arco trionfale

La rappresentazione dell’Annunciazione si colloca infatti sulle Porte Regali oppure sull’arco trionfale, spazi liturgici che introducono nel presbiterio, immagine del Cielo in terra. A portare il Cielo in terra è lei, la Vergine predetta da Isaia, la Vergine del Segno o Platitera, il cui grembo è più ampio dei cieli.

Annunciazione

I Padri della Chiesa, veri poeti teologi, così si esprimono: «Il grembo della Vergine ha tessuto il corpo di Cristo con tinta di porpora» (grande canone di sant’Andrea di Creta).
San Proclo canta il grembo di Maria «come se fosse una filanda che ha tessuto con una spola divina un chitone non cucito, il corpo indossato da Dio».
L’iconografia, ispirata al linguaggio dei Padri, dà visibilità alla dinamica di questo mistero raffigurando la Vergine che acconsente al progetto salvifico con una manina protesa che appena fuoriesce dal maphorion in umilissima postura e quindi inizia la tessitura con una matassa di lana rossa che, trasformata in filo, è avvolto sulla rocca.

Icona dell’Annunciazione di Ustiju

La trasposizione visiva del concepimento può essere più esplicita, come in questa icona dell’Annunciazione di Ustijug dove è già raffigurato in un ovale rosso il Bambino Gesù.
Il 25 marzo, nove mesi prima del 25 dicembre, c’è già tutto Gesù.
Il filo rosso ci rivela una dimensione di regalità ma anche di martirio.
Questo corpo e sangue di un Dio incarnato, costruito come un tempio corporale dal corpo e dal sangue (e si può aggiungere dal latte) di questa fanciulla di Israele della stirpe di Davide, sarà l’Agnello sacrificato, immolato dall’inizio dei tempi, per l’incessante peccato dell’uomo.
Nel sangue di Cristo è presente una misteriosa corredentrice di cui ci è ignota la vera grandezza di martirio.
Nell’iconografia dell’Annunciazione diffusa in occidente notiamo l’assenza di questo simbolo, al quale è preferito il Sacro Libro, come in questo mosaico di Cavallini nella chiesa di S. Maria in Trastevere a Roma. Sicuramente questa formula rispecchia maggiormente la realtà storica del momento della visita dell’arcangelo che coglie la Vergine in preghiera o nella lettura della Sacra Scrittura; il Vangelo di Giovanni poi esplicita il mistero del Verbo che si fa carne.
Quale simbolo preferire? L’iconografia sacra ha la necessità di esprimere precise realtà teologiche il più concretamente possibile inserite nei fatti storici, ma le formule non sempre sono uniche.
La tradizione iconografica ci mostra anche un altro personaggio con in mano un fuso e una conocchia: si tratta della nostra progenitrice Eva, vestita dal Signore dopo il peccato con una tunica di pelle, come in questo mosaico di Monreale.
Possiamo riflettere su alcune corrispondenze che collegano l’inizio dei tempi dei nostri progenitori, con la pienezza dei tempi di Maria. I simboli sono simili: porte che si chiudono e che si riaprono, il lavoro come fatica e come redenzione, il vestito di pelle animale e il vestito regale della bellezza divina unita a quella umana…
Ma ognuno può qui, con l’aiuto dello Spirito Santo, aggiungere le proprie evocazioni.

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Popule meus, quid feci tibi? Aut in quo contristavi te? Responde mihi!

Posted on 19 marzo 2016 By

Popule meus, quid feci tibi? Aut in quo contristavi te? Responde mihi!

Meteore (Grecia) monastero della Trasfigurazione

Christus patiens, Meteore (Grecia) monastero della Trasfigurazione

Quia eduxi te de terra Aegypti:
parasti Crucem Salvatori tuo.

Quia eduxi te per desertum quadraginta annis,
et manna cibavi te,
et introduxi in terram satis optimam:
parasti Crucem Salvatori tuo.

Quid ultra debui facere tibi, et non feci?
Ego quidem plantavi te vineam meam speciosissimam:
et tu facta es mihi nimis amara:
aceto namque sitim meam potasti:
et lancea perforasti latus Salvatoris tui.

Ego propter te flagellavi Aegyptum cum primogenitis suis:
Et tu me flagellatum tradidisti.

Ego te eduxi de Aegypto, demerso Pharaone in mare Rubrum:
Et tu me tradidisti principibus sacerdotum.

Ego ante te aperui mare:
et tu aperuisti lancea latus meum.

Monte Athos (Grecia) monastero Stavronikita. Affresco di Teofane cretese

Monte Athos (Grecia) monastero Stavronikita. Affresco di Teofane cretese

Ego ante te praeivi in columna nubis:
Et tu me duxisti ad praetorium Pilati.

Ego te pavi manna per desertum:
Et tu me cecidisti alapis et flagellis.

Ego te potavi aqua salutis de petra:
Et tu me potasti fele et aceto.

Ego propter te Chananaeorum reges percussi:
Et tu percussisti arundine caput meum.

Ego dedi tibi sceptrum regale:
Et tu dedisti capiti meo spineam coronam.

Ego te exaltavi magna virtute:
Et tu me suspendisti in patibulo crucis.

Aghios o Theos. Sanctus Deus.
Aghios Ischyros. Sanctus fortis.

Aghios Athanatos, eleison hymas.
Sanctus Immortalis miserere nobis.

(Dalla liturgia del venerdì santo).

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La Trasfigurazione

Posted on 21 febbraio 2016 By

Icona della Trasfigurazione - G.Mezzalira

Icona della Trasfigurazione – G.Mezzalira

Una improvvisa icona di tutta la realtà
Il segreto rivelato ai tre apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni sul Tabor è il segreto che ogni iconografo deve comunicare con l’arte sacra. Nella luce della fede in Gesù Cristo la realtà subisce una metamorfosi: il credente percepisce quella vocazione alla luce che già sin d’ora comincia a compenetrare il creato.
Spesso si conosce l’arte sacra dell’icona soltanto per averne letto qualcosa nei libri e tra le frasi ricorrenti sull’argomento c’è quella che afferma che la prima icona che l’iconografo dipinge è quella della Trasfigurazione. Si potrebbe dire, per analogia, che l’apprendista musicista – dopo gli anni di conservatorio – presenta come saggio di diploma un pezzo musicale corrispondente come difficoltà all’eseguire un’icona della Trasfigurazione.
Eppure è proprio vero che la Trasfigurazione è l’icona per eccellenza: il sigillo che conferma questo sacro linguaggio.
Il segreto racchiuso in questo episodio evangelico apparentemente anomalo è in realtà la regola dell’arte sacra, il suo canone di riferimento: inizialmente segreto, poi rivelato a tutti.
Il monte elevato - Visione della Montagna di Daniele - Salterio di Chludov

Visione della Montagna di Daniele – Salterio di Chludov

Il monte elevato
Il modo di dipingere un’icona è analogo al costruire una cittadella sopra un monte.
Infatti è sulla cima del monte che il cielo si abbassa sulla terra che si innalza. L’arte sacra è questa dinamica di abbassamento e di innalzamento. Non solo Mosè ed Elia (Oreb-Sinai) sono personaggi della sacra montagna, ma ognuno di noi e ogni icona deve diventare monte come è detto nel Salmo 86, 2-3: «Il Signore fondò la sua città sui monti che santificò con la sua presenza» e «Ogni uomo potrà proclamare: Madre mia è Sion, tutti là siamo nati».
La pittura sacra rappresenta i suoi santi e i suoi personaggi come protesi verso l’alto, o essi stessi come solidi monti. Si può dire che essere terra che si innalza diventa un canone pittorico.
Una volta eravate tenebre… adesso siete luce» (Ef2, 13)
Lo sforzo del pittore è in analogia con la dinamica dell’iniziazione cristiana espressa dalla Lettera agli Efesini: trarre la luce dalla materia opaca.
In Fil 3, 12 san Paolo dice: «Il quale trasformerà il corpo dell’umiltà nostra per essere conforme al corpo di gloria suo».
Infatti nella pittura delle icone, partendo dall’umile polvere colorata dei pigmenti, si sale verso la luce con successivi schiarimenti, una sorta di iniziazione cristiana nell’arte sacra.

 

Caddero sui loro volti con grande timoreCaddero sui loro volti con grande timore
L’icona della Trasfigurazione rappresenta tre personaggi slanciati verso l’alto e tre personaggi che si accasciano scomposti verso il basso con un contrasto sorprendente, soprattutto nelle icone russe dove questo fatto è accentuato in modo apparentemente esagerato.
L’Uomo-Dio che tocca il Cielo e l’uomo-terreno accasciato al suolo costituiscono i due estremi di una dinamica di percorso di ascesi. L’icona parte dall’uomo terreno per conformarlo al Cristo, Uomo-Dio: dallo scomposto punto più in basso all’elevata e solenne fiamma slanciata verso il cielo.

 

Le vesti bianche come la luceLe vesti bianche come la luce
Rispetto allo spirito, il corpo è come un vestito che si indossa. Dio è Luce increata e il corpo assunto dal Verbo, secondo Adamo, proviene dalla creazione (dalla santissima Vergine) per essere innestato in questa Luce divina: nel corpo di Cristo e nella sua veste bianca come la luce è adombrato il grande mistero dell’Immacolata, una terra vergine che ha dato un corpo al Verbo di Dio e c’è il mistero della divinizzazione dell’uomo: la sua partecipazione alla luce increata.

«È bello stare qui»
La beatitudine del Paradiso è il carattere che la virtù della speranza ci fa pregustare. L’arte dell’icona è tutta improntata su questa nota positiva. È un’arte che ha uno sguardo positivo, consolatorio sulla realtà a modo di viatico sacramentale nella battaglia della vita. Ogni icona conserva questa nota gioiosa del Tabor nei suoi colori luminosi, nell’oro, nella nitidezza delle forme, nelle trasparenze degli strati di colore, nell’evidenziare le cose come appena venute alla luce come in una apparizione, come in una teofania.

La nube luminosa

La nube luminosa
L’iconografo conosce bene questo simbolo che rappresenta solitamente come una successione di cerchi concentrici, alcuni luminosi, altri di un blu profondo, arricchiti di raggi e stelle d’oro. La buona pittura riesce a conferire anche al colore scuro una trasparenza come un cielo nelle notti d’oriente o come un’acqua profonda. È quel simbolo che avvolge il Cristo che scende agli inferi, che viene a prendere l’anima di Maria nella Dormizione, oppure quando è seduto nel suo trono di Gloria.
La nube è il segno rivelatore di una presenza, quella dello Spirito Santo nel suo duplice ruolo di adombrare e illuminare, rinfrescare e scaldare, accogliere e irraggiare doni.
Il suo colore è il blu profondo o il bianco, l’oro o il rosso incandescente: i colori della pienezza della beatitudine di un luogo d’arrivo, di un traguardo nuziale e forse la parola nube nasconde questo segreto.
Giovanni Mezzalira

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Cirillo e Metodio, fratelli nel sangue e nella fede

Posted on 14 febbraio 2016 By

Santi Cirillo e Metodio

Santi Cirillo e Metodio

Cirillo e Metodio, fratelli nel sangue e nella fede, nati a Tessalonica (attuale Salonicco, Grecia) all’inizio del sec. IX, evangelizzarono i popoli della Pannonia e della Moravia. Crearono l’alfabeto slavo e tradussero in questa lingua la Scrittura e anche i testi della liturgia latina, per aprire ai nuovi popoli i tesori della parola di Dio e dei Sacramenti. Per questa missione apostolica sostennero prove e sofferenze di ogni genere. Papa Adriano II accreditò la loro opera, confermando la lingua slava per il servizio liturgico. Cirillo morì a Roma il 14 febbraio 869. Giovanni Paolo II con la lettera apostolica “Egregiae virtutis” del 31 dicembre 1980 li ha proclamati, insieme a San Benedetto abate, patroni d’Europa (Messale Romano).

14 febbraio. Memoria dei santi Cirillo, monaco, e Metodio, vescovo. Questi due fratelli di Salonicco, mandati in Moravia dal vescovo di Costantinopoli Fozio, vi predicarono la fede cristiana e crearono un alfabeto per tradurre i libri sacri dal greco in lingua slava. Venuti a Roma, Cirillo, il cui nome prima era Costantino, colpito da malattia, si fece monaco e in questo giorno si addormentò nel Signore. Metodio, invece, ordinato da papa Adriano II vescovo di Srijem, nell’odierna Croazia, evangelizzò la Pannonia senza lesinare fatiche, dovendo sopportare molti dissidi rivolti contro di lui, ma venendo sempre sostenuto dai Romani Pontefici; a Staré Mešto in Moravia, il 6 aprile, ricevette il compenso delle sue fatiche (Martirologio Romano).

 

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