{"id":397,"date":"2002-03-15T16:35:39","date_gmt":"2002-03-15T15:35:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.iconografi.it\/?p=397"},"modified":"2013-01-09T22:16:32","modified_gmt":"2013-01-09T21:16:32","slug":"la-consolazione-della-sophia-nella-metafisica-religiosa-russa-di-v-s-solovev","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.iconografi.it\/?p=397","title":{"rendered":"La consolazione della Sophia nella metafisica religiosa russa di V.S. Solov&#8217;ev"},"content":{"rendered":"<div id=\"_mcePaste\"><em>Contesto biografico dello scritto <span style=\"text-decoration: underline;\">La Sophia\u00a0<\/span><\/em><em>di V. S. Solov\u2019ev<\/em> [1].<\/div>\n<p>Il 19 dicembre 1874, all\u2019et\u00e0 di 21 anni (un mese dopo la discussione della sua tesi accademica per il titolo di <em>magister<\/em>), V. S. Solov\u2019ev ottiene la cattedra di Filosofia nel ruolo di docente ordinario all\u2019universit\u00e0 di Mosca. Era figlio dello storico Sergej Michailovic, all\u2019epoca rettore della stessa Universit\u00e0 (cosa che, comunque, si dice non abbia influito direttamente sulla nomina, data l\u2019effettiva preparazione del giovane <em>magister).<\/em><\/p>\n<p>Dopo un semestre d\u2019insegnamento, chiede ed ottiene di recarsi a Londra per studiare presso la biblioteca del British Museum. Qui per la seconda volta ha il fenomeno mistico della visione della Sofia, come egli stesso racconta, che lo invita a recarsi in Egitto, dove in effetti si reca tra il \u201975 e il \u201976: qui ne avr\u00e0 una terza e ultima visione.<\/p>\n<div id=\"attachment_298\" style=\"width: 279px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-298\" class=\"size-medium wp-image-298\" alt=\"Vladimir S. Solov\u00ebv\" src=\"http:\/\/www.iconografi.it\/wordpress\/..\/public\/2001\/02\/Vl._S._Soloviev_photo-269x300.gif\" width=\"269\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.iconografi.it\/wordpress\/..\/public\/2001\/02\/Vl._S._Soloviev_photo-269x300.gif 269w, https:\/\/www.iconografi.it\/wordpress\/..\/public\/2001\/02\/Vl._S._Soloviev_photo.gif 276w\" sizes=\"auto, (max-width: 269px) 100vw, 269px\" \/><p id=\"caption-attachment-298\" class=\"wp-caption-text\">Vladimir S. Solov\u00ebv<\/p><\/div>\n<p>In parte al Cairo e in parte a Sorrento, dove si ferma per una tappa al ritorno, scrive in francese un\u2019operetta che in una lettera alla madre (4.3.76) definisce ironicamente di tipo \u201cmistico-teosofo-filosofico-teurgico-politico\u201d.<\/p>\n<p>Quest\u2019operetta non vedr\u00e0 allora la stampa. Il manoscritto \u2013 82 grandi fogli autografi, di difficile lettura, pieno di abbreviature, annotazioni, lacune e con cattiva numerazione \u2013 raccolto dal nipote, e che si trova attualmente negli archivi dell\u2019universit\u00e0 di Mosca, verr\u00e0 pubblicato per la prima volta con il titolo di <em>La Sophia <\/em>nel 1978 da Fran\u00e7ois Rouleau, a Losanna, nella sua lingua originale, il francese.<\/p>\n<p>Aleksej P. Kozyrev, maggior studioso attuale di Solov\u2019ev, nella sua riedizione dell\u2019opera (1991), propone una numerazione diversa dei fogli rispetto a quella di Rouleau (riproposta dal curatore dell\u2019edizione italiana A. Dall\u2019Asta, che anch\u2019io seguo, preferendola a quella di E. Treu, che segue Rouleau). In questa ristrutturazione, gli scritti composti al Cairo e a Sorrento (in forma dialogica), sono preceduti dalla parte in forma monologico-espositiva, ritenendo che sia stata composta precedentemente, sia per criteri interni, che per riferimenti alla prolusione ai corsi universitari moscoviti del gennaio 1875.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>I primi tre capitoletti dell\u2019opera (di stile monologico-espositivo), con cenni alle fonti del \u00a0pensiero di Solov\u2019ev.<\/em><\/p>\n<p>I primi tre capitoletti possono essere considerati una difesa della possibilit\u00e0 della conoscenza metafisica, a partire dall\u2019evidenza dell\u2019esperienza fenomenica, salvaguardata nella sua oggettivit\u00e0 ed esteriorit\u00e0 (dunque non idealisticamente prodotta).<\/p>\n<p>Il superamento del livello fenomenico \u00e8 dato per necessario, ad esempio, con la seguente argomentazione: realt\u00e0 ed esperienza possiedono una propria intrinseca ragion d\u2019essere, un proprio senso, che per\u00f2 non svelano immediatamente, creando un cosiddetto \u201cbisogno metafisico\u201d. Inoltre:\u00a0 esiste un\u00a0 fine, uno scopo all\u2019attivit\u00e0 umana, sia teoretica che pratica: sul piano conoscitivo il fine \u00e8 la ricerca della verit\u00e0 e su quello morale la ricerca della felicit\u00e0. Entrambe per\u00f2 (sia verit\u00e0 che felicit\u00e0) non sono immediatamente date, riscontrabili con semplice evidenza nel piano fisico, ecco dunque il bisogno metafisico di superare la realt\u00e0 immediata. Il prodotto sono tutti i sistemi filosofici e religiosi che vogliono dare all\u2019intelligenza la verit\u00e0, e all\u2019attivit\u00e0 pratica norme etiche.<\/p>\n<p>Nemico, all\u2019epoca, dell\u2019atteggiamento metafisico, era l\u2019atteggiamento scientista tipico del positivismo. Che Solov\u2019ev attacca col metodo della \u201creductio ad absurdum\u201d, cio\u00e8 dall\u2019interno della motivazione positivistica, per rovesciarla ed affermarne il contrario. Ad esempio: il bisogno metafisico \u00e8 considerato una malattia dai positivisti, i quali perci\u00f2 pensano che il rimedio (= i sistemi filosofici e religiosi) sia inefficace e inutile: l\u2019umanit\u00e0 sarebbe perci\u00f2 condannata a quella\u00a0 perenne frustrazione di cui egli prova drammatica esperienza. A ci\u00f2 egli argomenta che \u201cil perenne anelito\u201d \u00e8 talmente inerente e intrinseco alla natura umana, che saranno piuttosto coloro cui manca da considerarsi esseri anormali o mostri.\u00a0 E\u2019 chiaro che il proprio forte e intenso bisogno metafisico lo portava a non accettare la diagnosi positivista di uomo malato e destinato a rimanere tale per sempre.<\/p>\n<p>Ecco allora una prima accezione di filosofia come terapia: la visione filosofica che risponde alle pi\u00f9 radicali domande dell\u2019uomo, \u00e8 efficace nel sanare i tormenti del suo anelito.<\/p>\n<p>Nel secondo capitolo tratta\u00a0 di due argomentazioni antimetafisiche, una definita pi\u00f9 corrente, volgare e un\u2019altra propriamente filosofica. Quella volgare muove dalla constatazione che lo spirito umano \u00e8 limitato e incapace di raggiungere l\u2019essenza delle cose. Tale affermazione \u00e8 confutata equiparandola a quella di chi, vedendo un bambino di pochi mesi non parlare, ne consegua che non parler\u00e0 mai.<\/p>\n<p>Quanto all\u2019argomento filosofico che prova l\u2019impossibilit\u00e0 della conoscenza metafisica, viene presentato sotto tre diversi aspetti, di cui ci soffermiamo su quello che prende come punto di partenza l\u2019oggetto che deve essere conosciuto, cio\u00e8 l\u2019essere metafisico (lettura commentata da <em>op. cit.<\/em>, p. 136-139).<\/p>\n<p>Nell\u2019ambiente culturale non solo russo dell\u2019epoca, rifiutare il positivismo e le sue radici illuministiche antimetafisiche significava fare i conti con il recupero idealista della metafisica. Volendo evitare di ricondurre tutto a Soggetto o a Ragione, Solov\u2019ev si orienta verso Schelling (in quanto attento anche al polo oggettivo e all\u2019irrazionale nell\u2019Assoluto), anche perch\u00e9 Schelling recuperava tutta quella tradizione occultista ed esoterica che allora andava di moda in Russia, cio\u00e8, per capirci, i sogni del visionario Swedenborg, bersagliati da Kant, con tutta la sua folta schiera di predecessori e successori.<\/p>\n<p>E Solov\u2019ev cade in pieno nel fascino dell\u2019attrazione dell\u2019occulto: a Londra, al British Museum, infatti, ad altro non si era dedicato se non a sviscerare ed approfondire le fonti antiche e moderne della cosiddetta \u201cfilosofia occulta\u201d, orientandosi tra la grottesca ciarlataneria in cui volentieri decadeva, per giungere a una gnosis limpida e distillata, da riproporre senza difficolt\u00e0 in veste razionale utilizzando metodi e linguaggi attinti dai vari sistemi filosofici, linguaggi e metodi che egli dimostra di possedere e utilizzare con impressionante abilit\u00e0. \u00a0In fondo anche altri (sicuramente Schelling, forse anche lo stesso Hegel) avevano fatto cos\u00ec, solo che Solov\u2019ev non ne condivide gli esiti panlogistici e i successivi rovesciamenti materialistici.<\/p>\n<p>Caso mai si confronta con i pensatori di un\u2019epoca che considera pervasa di analogo clima culturale, la tardo-antica et\u00e0 alessandrina immediatamente post-cristiana, e, sulla scia, ad esempio di Origene, confronta gli esiti della gnosis con la religione cristiana, affascinato anche dal fatto che questi pensatori cristiani erano pure prossimi a quella fonte originaria di sapienza dell\u2019antichit\u00e0 che era l\u2019antico Egitto. Ecco allora la verit\u00e0 universale, eterna, legata al passato, ma, in quanto eterna, capace di dare ancora frutti, cio\u00e8 illuminante rispetto al presente e al futuro. Ecco dunque individuata la \u201cvia regia\u201d che porta alla soddisfazione del pressante bisogno metafisico.<\/p>\n<p>Tornando allo scritto <em>La Sophia<\/em>, esso contiene tutto ci\u00f2 nella ribollente fase iniziale della scoperta giovanile.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Parte dialogica (e confronto con Boezio).<\/em><\/p>\n<p>La parte dialogica vede come interlocutori \u201cil Filosofo\u201d e \u201cSophia\u201d. Questa figura femminile \u00e8 una specie di spirito-guida, giustificato anche razionalmente alla fine della parte monologico-espositiva precedente, e cio\u00e8 fatto rientrare nel quadro metafisico di continuit\u00e0 tra il mondo divino trascendente e quello spirituale umano.<\/p>\n<p>Il pensiero va alla figura femminile di Filosofia che consola il carcerato Boezio, figura femminile che gli appare, che egli descrive e che presenta molte caratteristiche simili alla Sophia di Solov\u2019ev (lettura da Boezio, <em>La consolazione della filosofia<\/em> libro I). In particolare la Filosofia di Boezio, dopo averlo osservato, cos\u00ec diagnostica: \u201csoffre di letargia\u201d, la quale altro non \u00e8 che dimenticanza, perdita di conoscenza, di memoria, di gnosis salvifica. E comincia la cura con i rimedi pi\u00f9 blandi, che sono le domande volte a fargli ricordare qualcosa su di s\u00e9\u00a0 e sulle cose, in modo da verificare se \u00e8 ancora accesa quella scintilla su cui far leva, per giungere al pieno ricordo della conoscenza dell\u2019intero fine delle cose, nel cui oblio consiste appunto la malattia, che pu\u00f2 essere di una gravit\u00e0 tale da portare alla morte. Ma la risposta alle domande pi\u00f9 semplici d\u00e0 speranza a Filosofia, che con paziente lavoro ricostruir\u00e0 il filo della memoria e quindi la conoscenza e la salvezza.\u00a0 In particolare questo rammentare e ricordare progressivo e aiutarlo a ricollocare gli ordini di realt\u00e0 al loro giusto posto, in cui consiste la stessa cura, porter\u00e0 Boezio alla fine a capire che salute = bene = virt\u00f9 = (che implica anche resistenza alle prove, tra cui quella cui \u00e8 sottoposto = accettazione della imparziale fortuna, che non procede a caso ma secondo l\u2019ordine stabilito e impartito da Dio, bene sommo). Salute \u00e8 conoscenza, nei suoi vari gradi, fino a quello intuitivo, che permette di vedere le cose e la realt\u00e0 dal punto di vista di Dio, perci\u00f2 nel loro ordine.<\/p>\n<p>Sembra quasi che Filosofia sia arrivata all\u2019ultimo momento utile, ma ancora in tempo: tale privilegio \u00e8 dovuto al fatto che Boezio l\u2019aveva sempre ricercata e amata, e lei non ha abbandonato l\u2019amante fervoroso e fedele nel momento della necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Un analogo stato di sofferenza interiore si poteva forse ravvisare nella fase adolescenziale della vita di Solov\u2019ev, che aveva rifiutato la tradizionale fede ortodossa trasmessagli dalla famiglia, dichiarandosi ateo, crisi \u00a0da cui uscir\u00e0 grazie ad una passione per Spinoza, \u00a0cui seguir\u00e0 un analogo forte interesse per Schopenhauer, in cui, per contrasto rispetto a Spinoza, trova conferma della frase del vangelo di Giovanni secondo cui tutto il mondo \u00e8 male. Ricordiamo che il denominatore comune di tutte le visioni gnostiche dell\u2019antichit\u00e0 era appunto dato dalla concezione negativa della realt\u00e0 fisica.<\/p>\n<p>Ma torniamo alla visione di Sophia.<\/p>\n<p>In Solov\u2019ev la a connotazione di Sophia \u00e8 ancor pi\u00f9 in senso mistico e religioso che in Boezio: infatti la sua prima apparizione si era verificata in contesto liturgico, durante la celebrazione della Divina Liturgia al momento dell\u2019Inno dei Cherubini, e precisamente quando il coro canta \u201cabbandoniamo le preoccupazioni mondane\u201d, per essere in grado, appunto come cherubini, di passare dalla rievocazione dell\u2019evento salvifico che si svolge qui in terra, a quello che si svolge in cielo. E\u2019 anche il momento della chiusura delle porte regali al centro dell\u2019iconostasi, quello in cui il mistero si infittisce e si nasconde dietro il velo della visibilit\u00e0, ma non per questo \u00e8 meno reale. Il fanciullo Vladimir vede invece le porte regali aprirsi, sparire la folla dei celebranti e dei fedeli e tra le nubi azzurrine dell\u2019incenso e l\u2019oro delle icone un volto di donna che gli sorride e che lo attrae in modo ben pi\u00f9 prepotente dei precoci amori giovanili.<\/p>\n<p>A Londra gli appare solo per invitarlo a recarsi in Egitto per incontrarla, e alla fine di una notte stellata e gelida trascorsa nel deserto (cito una narrazione poetica dell\u2019evento da parte dello stesso Solov\u2019ev in: <em>Sulla Divinoumanit\u00e0 e altri scritti,<\/em> Jaka Book 1971, p. 21):<\/p>\n<p>\u201cnel rosso porpora del cielo scintillante, \/ ripieni gli occhi di infuocato azzurro, \/ guardavi tu, come il brillar premevo \/ del giorno della creazione universale. \/ Compresi tutto d\u2019uno sguardo solo, \/ immoto quel che fu, che \u00e8 e che sar\u00e0 \u2026 \/ \u2026 \/ Io vidi il tutto, il tutto era \/ un\u2019unica persona di muliebre bellezza, \/ entrava a farne parte l\u2019infinito, \u00a0\/ davanti a me e dentro a me tu sola.\u201d.<\/p>\n<p>Sembra di capire che la visione \u00e8 un\u2019esperienza mistica di intuizione intellettiva, rispetto alla quale il dialogo \u00e8 un cammino razionale volto a esplicitare il contenuto percepito in un attimo, sostenuto anche dalla forza che questa visione ha comunicato.<\/p>\n<p>Il dialogo comincia con queste parole di Sophia (tra parentesi un mio commento):<\/p>\n<p>\u201cTra l\u2019Oriente pietrificato e l\u2019Occidente che si decompone (entrambe degenerazioni dell\u2019atteggiamento nei confronti della verit\u00e0 religiosa) perch\u00e9 cerchi colui che vive (citazione evangelica) tra i morti (riferimento ai sarcofagi egiziani)?\u201d (cit. p. 162)<\/p>\n<p>Il dialogo prosegue con l\u2019obiettivo di cercare una verit\u00e0 vivente, da confrontare con il cristianesimo storico, nella convinzione che \u00e8 solo la religione a poter assumere quel ruolo di unificazione del sapere, dell\u2019essere e dell\u2019agire nell\u2019unit\u00e0 vivente ricercata.<\/p>\n<p>Il Filosofo interroga Sophia sul principio primo di ogni sistema religioso e filosofico, ovvero sull\u2019inizio della realt\u00e0 e ancora sulla possibilit\u00e0 che questo sia conoscibile. Sophia gli risponde che, se \u00e8 vero che la conoscenza umana \u00e8 relativa e fenomenica, tuttavia i fenomeni esterni sono una manifestazione dell\u2019essere in s\u00e9, manifestazione per un altro, grazie ad una relazione di corrispondenza. \u201cLa totalit\u00e0 dei fenomeni \u00e8 la loro concatenazione generale o il loro ordine. \u2026 Ogni ordine presuppone un principio d\u2019ordine. \u2026 L\u2019ordine universale \u00e8 la concatenazione dei fenomeni in relazione al principio assoluto, \u2026 che viene conosciuto non immediatamente nella sua specifica natura, ma (appunto) in relazione ai fenomeni (stessi), come il principio della loro gerarchia\u201d (cit. p.167).<\/p>\n<p>Il cammino che Sophia fa compiere al Filosofo parte dall\u2019analisi sull\u2019interiorit\u00e0. L\u2019esperienza interiore svela innanzitutto noi stessi come nuclei di forza o potenza o desiderio (di realizzare un certo atto, pensiero o desiderio, attualmente particolari e limitati ma potenzialmente infiniti). Dice Sofia: \u201cSe tu sei potenza, quando agisci conservi il tuo essere, anzi lo manifesti, senza per questo diminuire in potenza\u201d. Ugualmente agisce il principio, nel manifestarsi attraverso l\u2019ordine \u00a0universale e la concatenazione dei fenomeni.<\/p>\n<p>Il soggetto eterno \u00e8 anche spirito, per analogia al fatto che io percepisco come spirito il libero principio della mia realt\u00e0 soggettiva individuale.<\/p>\n<p>Il principio assoluto, per essere principio dell\u2019essere, deve precedere l\u2019essere. Il principio come forza originaria non \u00e8 l\u2019essere ma lo produce come attuazione della sua potenza.<\/p>\n<p>Inoltre il principio assoluto, essendo uno, \u00e8 semplice, non implicando molteplicit\u00e0 non richiede la relazione. Per\u00f2, deve essere anche principio di pluralit\u00e0, altrimenti lo si conosce per met\u00e0.<\/p>\n<p>(leggere p. 169).<\/p>\n<p>Come principio della pluralit\u00e0 il primum \u00e8 amore, forza che innanzitutto permette all\u2019unit\u00e0 di affermare se stessa, rispetto a qualcosa della sua natura che invece lo porta in direzione contraria. rispetto alla primaria unit\u00e0 divina: \u00a0e questo qualcosa sarebbe il principio antidivino, che si configura come non essere ma aspirazione all\u2019essere, appetizione o concupiscenza, il quale si impadronisce della molteplicit\u00e0 ideale (idee) e le sostanzializza materialmente come corpi, corpi per la sensazione, ovvero il massimo dell\u2019esteriorit\u00e0.<\/p>\n<p>La vera unit\u00e0 positiva non\u00a0 fugge la pluralit\u00e0 ma vince su di essa tramite l\u2019amore. Il principio assoluto non \u00e8 libero se non trionfando eternamente sulla necessit\u00e0 di produrre l\u2019essere esteriore. Questa vittoria si ha appunto mediante l\u2019amore, e in ci\u00f2 consiste la sua perfezione assoluta.<\/p>\n<p>Il secondo principio, quello della molteplicit\u00e0, sar\u00e0 sempre, come il primo, potenza immediata, ma non di essere, cio\u00e8 tendenza positiva, spirito, bens\u00ec potenza nel senso di desiderio dovuto a mancanza, privazione = materia, polo del principio che tende necessariamente alla cieca manifestazione esteriore e fenomenica (per i sensi), potenza passiva.<\/p>\n<p>E qui si sente echeggiare tutta la tradizione mistico-esoterica, che Solov\u2019ev utilizza anche per la teodicea Trinitaria, cui vengono ricondotte le prime tre ipostasi di Spirito, Intelletto e Anima.<\/p>\n<p>L\u2019Anima, in particolare, dotata di funzione passiva, quando pensa e vuole dedicarsi all\u2019attivit\u00e0 creativa propria del principio spirituale, e non accontentarsi di mantenere il suo legame con lo spirito, degenera (secondo il mito gnostico del peccato di Sophia, qui identificata piuttosto con l\u2019anima del mondo).<\/p>\n<p>La conseguenza \u00e8 la nascita dell\u2019essere parziale come molteplicit\u00e0 frammentata, che vuole affermarsi come potenza assoluta esclusiva in un essere parziale. E\u2019 lo spirito antidivino, qui chiamato satana, spirito falso che pu\u00f2 impadronirsi dell\u2019anima del mondo e dell\u2019anima umana per annientare la sua unit\u00e0 e distoglierla dal suo ruolo di centro cosciente e legame interiore tra tutti gli esseri.<\/p>\n<p>Abbiamo cos\u00ec il caos, il disordine (campo fisico), l\u2019odio, la malvagit\u00e0 (campo morale).<\/p>\n<p>Sophia \u00e8 l\u2019anima del mondo in quanto vincitrice sulla disgregazione introdotta da satana , e sull\u2019unione intellettualistica, razionalistica che il Demiurgo cerca di attuare (demiurgo\u00a0 = anti-intelletto, artefice di una unit\u00e0 formale, puramente astratta), e che, in campo morale corrisponde alla giustizia esteriore.<\/p>\n<p>L\u2019unit\u00e0 ricostruita da Sophia \u00e8 fondata sull\u2019amore, su quell\u2019amore proveniente dallo Spirito divino che riunifica il frammentato mondo fenomenico alla luce del principio positivo divino.<\/p>\n<p>Lo stadio finale e lo scopo del processo universale \u00e8 la riunificazione completa dei due mondi, la libera sottomissione del mondo materiale a quello spirituale. Tramite la figura mediatrice di Sofia, anima spirituale del mondo, la materia diventa il corpo dell\u2019organismo perfetto, da attuarsi tramite l\u2019amore, vincitore sulla disgregazione del <em>bellum omnium contra omnes<\/em> e sull\u2019ordine di tipo intellettualistico, astratto, sterile, fondato sulla giustizia esteriore, instaurato dal Demiurgo. Sophia \u00e8 anche figura di quell\u2019organismo sociale perfetto (=la Chiesa), in cui l\u2019unit\u00e0 interiore \u00e8 data dalla libera sottomissione al Logos-Cristo.\u00a0 Le anime sono la materia del suo corpo.<\/p>\n<p>La sofferenza \u00e8 la conseguenza dei limiti di un essere parziale, \u00e8 lo stato di separazione delle anime, e di ogni singola anima, nel mondo materiale. Di conseguenza ogni essere parziale ottiene vera potenza e felicit\u00e0 solo nell\u2019abnegazione, negandosi: affermandosi infatti si afferma solo come parziale =determinato da altro = schiavo della necessit\u00e0 esteriore.<\/p>\n<p>Ma quando l\u2019essere parziale si rinnega e si sottomette al tutto come suo membro, perde la sua parzialit\u00e0 esclusiva: in ci\u00f2 consiste la guarigione, gode della vita del tutto, e poich\u00e9 il suo essere membro del tutto \u00e8 in accordo con la sua volont\u00e0, si sente libero, non soffre. Libert\u00e0 e felicit\u00e0 per l\u2019essere parziale consistono nella sua sottomissione volontaria all\u2019essere universale.<\/p>\n<p>La differenza rispetto allo stato iniziale \u00e8 che allora la sottomissione non era voluta liberamente, frutto di una scelta. La sottomissione deve essere la negazione della negazione.<\/p>\n<p>L\u2019anima \u00e8 principio di unit\u00e0 finch\u00e8 \u00e8 passiva, resta passivamente sottomessa al mondo ideale e spirituale: levandosi contro esso e separandosene \u00a0infatti, come abbiamo visto, diventa principio dell\u2019essere parziale ed esclusivo, della divisione, dell\u2019odio e della lotta.<\/p>\n<p>Il legame che connette l\u2019essere parziale con il tutto \u00e8 quello amoroso: meno un essere \u00e8 limitato, pi\u00f9 \u00e8 collegato al tutto tramite il legame amoroso, e meno soffre. Pi\u00f9 gli esseri sono lontani dalla perfezione divina, minore \u00e8 il carattere universale del loro amore naturale e viceversa. Naturalmente si deve parlare di un amore completo e perfetto, che includa le due direzioni: quello ascendente, verso un essere spirituale superiore che \u00e8 necessariamente unico e sessualmente complementare (v. Sophia), e quello discendente, inferiore, particolare.<\/p>\n<p>Quando si ama un essere superiore si ricevono, per comunicazione libera interiore, i principi della sua vita spirituale<em>, partecipando<\/em> in tal modo alla sua vita, e alla vita divina.<\/p>\n<p>Nelle pagine successive l\u2019autore traccia la bozza di una cosmogonia evolutiva, nella sua dinamica disgregativa e ricompositiva, contrassegnata in particolare da quell\u2019evento centrale che inverte la rotta discendente e che consiste nell\u2019intervento salvifico di Dio nella storia tramite l\u2019incarnazione del Logos, presupposto e condizione della possibilit\u00e0 di ripercorrere il cammino inverso e quindi giungere alla salvezza, di cui \u00e8 prefigurazione e tipo la vergine Madre di Dio.<\/p>\n<p>Ma ormai il dialogo \u00e8 diventato il monologo di Sophia.<\/p>\n<p>(<em>fine della presentazione dello scritto La Sophia).<\/em><\/p>\n<p><em>Brevi cenni sugli sviluppi del pensiero e della vita di Solov\u2019ev.<\/em><\/p>\n<p>La visione d\u2019insieme esposta in questo scritto giovanile ispira la successiva attivit\u00e0 teoretica di Solov\u2019ev, il cui \u201csistema\u201d si pu\u00f2 dire che fu meglio esposto in quelle dodici <em>Lezioni sulla teandria<\/em> che tenne a Pietroburgo nel 1877, cui partecip\u00f2 l\u2019intellighentia dell\u2019epoca, tra cui Dostoevskij, che ne rimase affascinato e ne fece propria integralmente la filosofia. Sar\u00e0 inoltre l\u2019ispiratrice dell\u2019attivit\u00e0 pratica di Solov\u2019ev, che abbandonato presto l\u2019insegnamento universitario, si dedicher\u00e0 all\u2019attivit\u00e0 di animatore culturale della politica, della religione e comunque della cultura russa, con intensa attivit\u00e0 pubblicistica, allo scopo di costruire quel corpo sociale perfetto in una teocrazia storica. In questo quadro \u00e8 da collocare anche la sua discussa adesione al cattolicesimo, e l\u2019apologia del ruolo storico della chiesa cattolica, pur senza mai rinnegare l\u2019appartenenza all\u2019ortodossia.<\/p>\n<p>Le immancabili clamorose delusioni lo portarono, negli ultimi anni della sua vita, a rinchiudersi in un oscuro pessimismo, per poi recuperare la sua giovanile visione del mondo, ma ad un livello diremmo cosi metastorico ed escatologico, rilanciando cio\u00e8 alla fine dei tempi il raggiungimento degli obiettivi ideali da lui intravisti, andando cos\u00ec a confluire nelle prospettive millenaristiche di cui pur aveva trovato traccia bazzicando nelle trame sotterranee della storia. Nei <em>\u201cTre dialoghi e breve<\/em> <em>racconto sull\u2019anticristo\u201d<\/em>, con la preveggenza tipica forse di chi \u00e8 vicino alla morte (1900), cerca di sollevare il velo della storia per sbirciare nel XX e nel XXI secolo, il primo che vede attraversato da violenti avvenimenti totalizzanti, il secondo caratterizzato politicamente dal raggiungimento del regno dell\u2019anticristo, che \u00e8 colui che assopendo nel benessere materiale i bisogni anche metafisico-religiosi della massa, ne arriver\u00e0 al controllo globale, con l\u2019esclusione di pochissimi rappresentanti delle tre confessioni religiose cristiane che ne subiranno le persecuzioni, ma che si accingeranno anche a risorgere per andare incontro al Cristo glorioso della seconda venuta, riconosciuto come messia prima di tutti dagli Ebrei e indicato come sposo eterno dalla Santa Sofia, questa volta identificata con la donna vestita di sole dell\u2019Apocalisse.<\/p>\n<p>Sul pensiero religioso, filosofico e politico di Solov\u2019ev, nonch\u00e9 sulle traduzioni dei classici antichi dal lui realizzate (per esempio tutti i dialoghi di Platone), sulle voci per l\u2019enciclopedia filosofica che avr\u00e0 ampia diffusione in Russia, si former\u00e0 tutta quella fervida intellighenzia che costitu\u00ec la rinascita culturale russa del primo Novecento, spazzata via dalla rivoluzione sovietica, che costrinse alcuni ad emigrare, altri a consumarsi nei gulag. Qualcuno prov\u00f2 anche a sopravvivere, camuffandosi dietro il linguaggio sovietese della cultura ufficiale. Altri ancora videro nel comunismo sovietico la realizzazione del messianismo cui aveva dato espressione lo stesso Solov\u2019ev.<\/p>\n<p>Con Solov\u2019ev \u00a0e i suoi pi\u00f9 o meno diretti discepoli, il pensiero filosofico e religioso russo attuale cerca con fatica di confrontarsi, come per riannodare un filo violentemente strappato, innanzitutto andando la leggerne per la prima volta le opere, per riprendere poi quanto di specifico dello spirito russo Solov\u2019ev aveva saputo tematizzare, e anche per additare alla Russia il ruolo storico proprio della sua identit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p><em>Ermeneutica del simbolo<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>Artisticamente \u201cSanta Sofia\u201d \u00e8 la denominazione di un soggetto iconografico molto noto e molto amato in Russia. Rappresenta una angelica figura femminile di color rosso infuocato, vestita regalmente, seduta su un trono, collocata al centro di una serie concentrica si sfere celesti. Ai lati due suoi discepoli: la Madre di Dio e s. Giovanni Battista. Sopra, il Cristo-Logos e ancora sopra la volta celeste con angeli e al centro un trono dove non siede nessuno, ma dove sono collocati un libro e una croce.<\/p>\n<p>Non si conosce l\u2019origine di tale composizione iconografica, n\u00e9 il suo significato preciso, che comunque si collega al culto bizantino di S. Sofia (in cui onore Giustiniano fece erigere l\u2019omonima cattedrale) e della Sapienza divina, gi\u00e0 testimoniata nell\u2019Antico testamento. Qui viene anche considerata come una realt\u00e0 ipostatica, che ha partecipato con Dio alla fondazione del mondo, infondendovi ordine, peso e misura, ma anche gioco e ilarit\u00e0. In Russia la vittoria del cristianesimo sul paganesimo venne identificata con la vittoria della Santa Sofia, cui venne dedicata la Cattedrale di Kiev. Le cronache della sua costruzione(1032) introducono un parallelismo tra Jaroslav, Giustiniano e Salomone, come costruttori di un Tempio alla Sapienza divina.<\/p>\n<p>Per il messianismo slavofilo di Otto e Novecento, la Russia continua ad essere considerata ancora luogo privilegiato di manifestazione della S. Sofia (se non la sua stessa incarnazione storica), dunque luogo in cui avverr\u00e0, anche storicamente, la riconciliazione tra mondo trascendente e mondo immanente, alla fine dei tempi.<\/p>\n<p>Secondo una prospettiva filosofica e religiosa che presuppone l\u2019ontologia della scissione, la separazione, il dualismo radicale tra i due mondi trascendente e immanente, la perfezione del primo e la negativit\u00e0 del secondo,\u00a0 Sofia \u00a0pu\u00f2 essere interpretata come soluzione mitico-simbolica per indicare la sostanzialit\u00e0 della mediazione, e per spiegarne il salto in termini di caduta.<\/p>\n<p>In una prospettiva univocista di tipo mistico, \u00e8 la figura simbolica che rende contemplabili alcune strutture e dinamiche che regolano il rapporto tra Dio e il mondo, evitando per\u00f2 il panteismo sia soggettivistico che naturalistico, \u00e8 la figura simbolica (ricordiamo il significato platonico del simbolo, cio\u00e8 il ricomporre l\u2019unit\u00e0 delle due parti di tessera spezzata, identificabili con i due mondi) che rende reale il rapporto di partecipazione, che rende comunicabile l\u2019energia e la grazia divine, su cui si fonda la possibilit\u00e0 di risalita, cio\u00e8 di salvezza.<\/p>\n<p>I Padri della Chiesa (Atanasio, Basilio) affrontarono il tema della Sapienza divina in un\u2019ottica di questo tipo, cio\u00e8 della continuit\u00e0 tra i due mondi (secondo la teologia mistica codificata da Dionigi Areopagita) sollecitati anche dallo scritto cristiano di grande successo nei primi secoli \u201cIl Pastore di Erma\u201d, in cui il protagonista riceve messaggi da una figura femminile che gli appare. Solo che dovettero fare i conti con la femminilit\u00e0 della Sapienza e l\u2019attribuzione paolina che indica Cristo come Sapienza di Dio. Infatti Atanasio distinse tra una sapienza creatrice, (attiva =Logos=Cristo)) e una sapienza creata (passiva=Sophia), che da ideale si concretizza , per diventare traccia di Dio nella creazione.<\/p>\n<p>Secondo il filone sofianico della riflessione ortodossa russa del Novecento (Berdiaev, Averincev) la sapienza di Dio reggitrice del Cosmo e della Storia, \u00e8 rivelata, s\u00ec, ma soprattutto ancora misteriosa e nascosta, custodita dal fascino di una tradizione criptica cui \u00e8 pi\u00f9 affine il linguaggio dell\u2019esoterico, o al massimo quello dell\u2019arte. Rispetto ad essa, l\u2019approccio razionalistico (anche in campo teologico) tende a mantenere la separazione col trascendente, a identificare il trascendente con l\u2019astratto, slegato dalla realt\u00e0, a considerare ogni visione realistica della trascendenza come una pagana, magico-superstiziosa ingenuit\u00e0.<\/p>\n<p>Il luogo del confine tra immanente e trascendente, abitato dal Guardino della soglia tra i due mondi, naturale e soprannaturale, visibile e invisibile \u00e8 invero frequentato, oltre che dalle mistiche cristiane, anche dalle mistiche pagane,\u00a0 ebraiche e anche islamiche: ricordiamo le cosmogonie gnostiche, la Scala di Giacobbe, la Shekinah o Gloria divina, non conosco direttamente il campo islamico, mentre, per tornare nell\u2019ambito della teologia bizantina, trovo significativa la teoria esicasta delle energie divine nella teologia di S. Gregorio Palamas,\u00a0 (XIV sec.), le quali permeano la creazione, permangono in essa, e rendono possibile la trasfigurazione spirituale dell\u2019uomo (deificazione) e del creato.<\/p>\n<p>Dal punto di vista gnoseologico, la Sapienza \u00e8 unit\u00e0 del sapere in profondit\u00e0, a livello di sorgente viva, fonte nativa ribollente, nella cui scoperta e valorizzazione sta il tratto peculiare del pensiero filosofico russo ad es. di P. Florenskij, che si propone la ricomprensione dell\u2019idealismo realistico di tipo platonico a partire alle sue sorgenti vitali, alle quali la coscienza attinge il senso unitario dell\u2019essere.<\/p>\n<p>L\u2019approccio illuministico e positivistico alla conoscenza, tipico invece del razionalismo della nostra modernit\u00e0 occidentale, considera pericoloso il ricorso al mito, per la sua ambiguit\u00e0, perch\u00e9 equivale ad abbandonare il campo della razionalit\u00e0 e incappare nelle trappole del pregiudizio, dell\u2019ignoranza, della menzogna, della falsit\u00e0 ottenebrante, e tutt\u2019al pi\u00f9 finalizzata al controllo delle masse (Roland Barthes, U. Eco).<\/p>\n<p>(Ma questo ci rimanda all\u2019antica tematica del rapporto <em>mithos-logos<\/em> )<\/p>\n<p>Ma un altro percorso dell\u2019ermeneutica novecentesca del mito \u00e8 quella percorsa ad es. da Mircea Eliade, Jung, che lo considerano archetipo universale dell\u2019inconscio individuale o collettivo, potente catalizzatore di funzioni, esigenze, bisogni propriamente umani, dunque di forte valore antropologico. Jung fu affascinato e studi\u00f2 approfonditamente tutto il serbatoio di miti offerto dalla filosofia occulta. Occupandosi del Pastore di Erma, afferma che la donna che appare a Erma (avvicinabile alla Filosofia di Boezio e alla Sofia di Solov\u2019ev), \u00e8 il frutto del passaggio dal culto della donna a quello dell\u2019anima nell\u2019antichit\u00e0.<\/p>\n<p>Seguace di Bachelard nell\u2019analisi razionale dei miti, allo scopo di guadagnarne alla filosofia e alla scienza le intuizioni metarazionali, J. J. Wunenburgher, che si \u00e8 interessato anche alle visioni di Solov\u2019ev, \u00a0afferma che questo tipo di immagine (la Sofia) gioca un ruolo anagogico che rinvia lo sguardo dalla copia al modello, dal basso all\u2019alto, ma anche dalla superficie alla profondit\u00e0 (cfr. analisi del profondo junghiana), \u00a0\u00a0rendendo \u00a0possibile il ritorno della creatura verso la sua sorgente di vita e di salvezza, in un processo di deificazione, cio\u00e8 reintegrazione alla vita perfetta, che \u00e8 appunto quello terapeutico di guarigione[2].<\/p>\n<p>Annarosa Ambrosi<\/p>\n<p>Padova 14\/3\/2002<\/p>\n<p>(Relazione di Annarosa Ambrosi per la serie di incontri sul tema: \u201cFilosofia come terapia\u201d \u2013 Padova \u2013 Liceo classico Tito Livio \u2013 marzo 2002)<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<hr size=\"1\" \/>\n<p>[1] Fonti bio-bibliografiche in: A. DELL\u2019ASTA, <em>Introduzione<\/em> a <em>La conoscenza integrale<\/em> di V. S. SOLOV\u2019EV, La casa di Matriona, 1998. Da tale testo sono tratte anche le successive citazioni dell\u2019opera <em>La Sophia<\/em> (ivi contenuta) di SOLOV\u2019EV.<\/p>\n<p>[2] AA.VV.,<em> Dalla Sofia al New Age, <\/em>Lipa 1995, p. 95ss.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Contesto biografico dello scritto La Sophia\u00a0di V. S. Solov\u2019ev [1]. Il 19 dicembre 1874, all\u2019et\u00e0 di 21 anni (un mese dopo la discussione della sua tesi accademica per il titolo di magister), V. S. 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