{"id":145,"date":"2011-01-14T22:33:47","date_gmt":"2011-01-14T21:33:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.iconografi.it\/?p=145"},"modified":"2011-01-22T08:23:25","modified_gmt":"2011-01-22T07:23:25","slug":"presentazione-libri-di-vladimir-zelinskij-padova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.iconografi.it\/?p=145","title":{"rendered":"Presentazione Libri di Vladimir Zelinskij, Padova"},"content":{"rendered":"<p>RIVELAMI IL TUO VOLTO e MISTERO CUORE SPERANZA<\/p>\n<p>Vladimir Zelinskij, scrittore e teologo ortodosso<\/p>\n<p>L&#8217;incontro si \u00e8 tenuto il 14 gennaio 2011 presso la\u00a0libreria San Paolo &#8211; Gregoriana \u00a0a Padova in Via Vandelli 8.<\/p>\n<p>Pubblichiamo i testi delle interessanti relazioni.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.iconografi.it\/wordpress\/..\/public\/2010\/12\/ZELINSKIJ-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-150 alignnone\" title=\"RIVELAMI IL TUO VOLTO    - MISTERO CUORE SPERANZA\" src=\"http:\/\/www.iconografi.it\/wordpress\/..\/public\/2010\/12\/ZELINSKIJ-1-724x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"384\" height=\"543\" srcset=\"https:\/\/www.iconografi.it\/wordpress\/..\/public\/2010\/12\/ZELINSKIJ-1-724x1024.jpg 724w, https:\/\/www.iconografi.it\/wordpress\/..\/public\/2010\/12\/ZELINSKIJ-1-212x300.jpg 212w, https:\/\/www.iconografi.it\/wordpress\/..\/public\/2010\/12\/ZELINSKIJ-1.jpg 1241w\" sizes=\"auto, (max-width: 384px) 100vw, 384px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em> <\/em><\/p>\n<p><strong>Presentazione dell\u2019autore dei libri:<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li><strong>RIVELAMI IL TUO      VOLTO<\/strong> &#8211; Effat\u00e0 Editrice<\/li>\n<li><strong>MISTERO CUORE      SPERANZA<\/strong> &#8211; \u00c0ncora Editrice<\/li>\n<\/ul>\n<p><em>(a cura di Lorenzo Fellin)<\/em><\/p>\n<p>Buona sera e benvenuto a tutti, in particolare al relatore, professore all\u2019Universit\u00e0 di Bergamo e sacerdote ortodosso, padre Vladimir Zelinskij.<\/p>\n<div id=\"attachment_401\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.iconografi.it\/wordpress\/..\/public\/2010\/12\/Fellin_presenta.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-401\" class=\"size-medium wp-image-401\" title=\"Fellin_presenta\" src=\"http:\/\/www.iconografi.it\/wordpress\/..\/public\/2010\/12\/Fellin_presenta-300x264.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"264\" srcset=\"https:\/\/www.iconografi.it\/wordpress\/..\/public\/2010\/12\/Fellin_presenta-300x264.jpg 300w, https:\/\/www.iconografi.it\/wordpress\/..\/public\/2010\/12\/Fellin_presenta-1024x903.jpg 1024w, https:\/\/www.iconografi.it\/wordpress\/..\/public\/2010\/12\/Fellin_presenta.jpg 1064w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-401\" class=\"wp-caption-text\">Il prof. Lorenzo Fellin - presidente del Centro Solov&#39;ev<\/p><\/div>\n<p><!--StartFragment-->Nell\u2019ambito di questa sorta di venerd\u00ec letterari, felicemente inaugurati dalla libreria San Paolo-Gregoriana, in collaborazione con la Pastorale per la cultura della Diocesi di Padova (il mio grazie ad entrambe) si \u00e8 voluto per la seconda volta dare voce a insigni rappresentanti della cultura russa e ortodossa.<\/p>\n<p>La prima volta, nel novembre scorso, per la presentazione della nuova edizione tradotta e commentata dal prof. Natalino Valentini del fondamentale testo di Pavel Florenskij, <em>La colonna e il fondamento della verit\u00e0<\/em>. \u00c8 stato un incontro sorprendente non solo per il suo alto spessore culturale, ma per aver messo in luce un inatteso e diffuso interesse padovano per Florenskij e pi\u00f9 in generale per il pensiero filosofico e religioso russo del XIX secolo, che a torto si pensava potesse riguardare solo pochi addetti ai lavori.<\/p>\n<p>Oggi \u00e8 la volta di due opere di Vladimir Zelinskij, MISTERO CUORE SPERANZA e RIVELAMI IL TUO VOLTO, opere che l\u2019autore stesso ci illustrer\u00e0, opere per certi aspetti provocatorie e coraggiose perch\u00e9 propongono al nostro mondo occidentale spesso superficiale e distratto, laicizzato, inedite riflessioni sulle questioni prime,\u00a0che scaturiscono dalla sensibilit\u00e0 e dalla profonda spiritualit\u00e0 del mondo ortodosso.<\/p>\n<p>Nulla viene lasciato da Zelinskij senza risposta: vita, sofferenza, morte; matrimonio e famiglia; liturgia, tradizione ed Eucaristia; ecumenismo; arte e fede; all\u2019interno di un difficile ma convincente percorso che, mentre nel libro MISTERO CUORE SPERANZA sembra essere sollecitato dalle dinamiche della cultura e della storia, subisce un\u2019impennata verticale nel secondo testo (RIVELAMI IL TUO VOLTO), nel quale il contrappunto tra immanenza e trascendenza, grazie alla robusta spiritualit\u00e0 ortodossa, punta decisamente (e forse per qualcuno anche scandalosamente) ad additarci il Volto di Dio, \u00ab<em>il Cristo come il Visibile del Padre ma anche l\u2019Invisibile dell\u2019uomo<\/em>\u00bb, per utilizzare la frase conclusiva dello stesso autore.<\/p>\n<p>Mi sembra particolarmente significativo che queste tematiche ci vengano proposte in casuale coincidenza con la Settimana per l\u2019unit\u00e0 dei cristiani e in un momento di particolare difficolt\u00e0 per ogni forma di dialogo, un momento segnato da episodi di intolleranza che finiscono sempre pi\u00f9 spesso nel sangue. Scenari che ci auguravamo scomparsi dalla storia ma che invece periodicamente risorgono e rinvigoriscono quasi a sottolineare, per chi ha fede, la realt\u00e0 di peccato in cui vive il mondo, una morsa fatale contro la quale nulla sembra potere il lume dell\u2019intelletto; una morsa dalla quale l\u2019autore pare invece svincolarsi attraverso la scoperta di un Dio incomprensibile ma che si rivela nel cuore dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>Questi testi che ci vengono proposti, oltre al loro ricco e stimolante contenuto, assumono a mio avviso grande importanza\u00a0anche in ragione della loro forte valenza di relazione.<\/p>\n<p>In primo luogo perch\u00e9 si rivolgono a tutti i cristiani non solo agli ortodossi, spingendoli a riconoscere e a condividere le comuni ricchezze piuttosto che assestarsi sui distinguo, spesso anacronistici e legati a sofismi dottrinali o teologici, o addirittura a incrostazioni mai rimosse, contestualizzabili storicamente. In un momento di difficolt\u00e0 del dialogo interreligioso questi testi divengono viatico perch\u00e9 si rafforzi il dialogo tra cattolici e ortodossi non essendo pi\u00f9 sostenibile, culturalmente e storicamente, lo scandalo della divisione.<\/p>\n<p>In secondo luogo perch\u00e9 padre Zelinskij mostra con grande lucidit\u00e0 come la concezione del mondo occidentale verso l\u2019ortodossia sia spesso sbagliata e ormai datata. Non si pu\u00f2 pi\u00f9 affermare rozzamente, come fece qualche tempo fa un ministro austriaco citato dall\u2019autore, che \u00ab<em>dove comincia l\u2019ortodossia finisce l\u2019Europa<\/em>\u00bb perch\u00e9 l\u2019ortodossia, con l\u2019emigrazione massiccia dall\u2019Est europeo, con la sostanziale caduta di molte frontiere, vive e fiorisce anche in Europa occidentale, in America, in Australia e in Giappone e se steccati \u2013 ahim\u00e8 \u2013 rimangono vi \u00e8 certo sopra di essi un unico cielo da scoprire, sia pure con cammini diversi che sottendono del resto variegate e peculiari ricchezze, mutuamente arricchenti, pur senza sottendere le difficolt\u00e0 che nascono dalle diverse matrici culturali e talora da tradizioni pi\u00f9 di natura etnica che religiosa.<\/p>\n<p>Venendo all\u2019autore, e alla sobriet\u00e0 che egli chiede nel presentarlo, mi limiter\u00f2 a dire che \u00e8 nato nell\u2019allora Unione Sovietica ed \u00e8, certo, un convertito dall\u2019educazione atea in et\u00e0 adulta, lasciandosi poi plasmare nel suo futuro di docente e di prete dall\u2019incontro con la fede avvenuto dopo un occasionale ingresso, per la prima volta, in una chiesa ortodossa di Mosca (come scrive nel suo libro MISTERO CUORE SPERANZA).<\/p>\n<p>Il trasferimento in Italia, nel 1991, lo porta all\u2019insegnamento di <em>Lingua e civilt\u00e0 russa<\/em> presso l\u2019Universit\u00e0 cattolica del Sacro Cuore di Milano e Bergamo, ad essere Rettore della parrocchia ortodossa della SS. Madre di Dio Gioia degli Afflitti di Brescia, una delle 6 parrocchie ortodosse italiane che si riconoscono nel Decanato d\u2019Italia dell\u2019Arcivescovado per le chiese ortodosse russe in Europa occidentale, giornalista collaboratore di molte riviste, tra cui <em>Vita e Pensiero<\/em>, <em>Humanitas<\/em>, <em>Mondo e Missione<\/em>, nonch\u00e9 scrittore di un numero davvero ragguardevole di opere in russo, italiano, francese, inglese, alcune delle quali pubblicate anche in quella che era la stampa clandestina durante il regime sovietico. Tra le altre opere da lui pubblicate ricordo solo, perch\u00e9 molto citato, il testo: <em>Perch\u00e9 il mondo creda. Un ortodosso a Mosca dialoga con il card. Ratzinger<\/em> (La Casa di Matriona, 1988). Altre opere sono recensite nelle bibliografie dei due libri che verranno ora presentati.<\/p>\n<p>La parola ora a padre Vladimir.<\/p>\n<p><!--EndFragment--><!--StartFragment--><strong>CONFESSIONE DELL\u2019AUTORE<\/strong><\/p>\n<p>Un autore che debba presentare i propri libri, soprattutto libri che parlino di una materia cos\u00ec fine e delicata come la vita di un\u2019anima, si trova in una posizione un po\u2019 scomoda. Non si pu\u00f2 portare la propria anima su di un piattino offerto al pubblico ed ancor meno fare una banale pubblicit\u00e0. Forse, sarebbe pi\u00f9 giusto cercare un contatto amichevole,<\/p>\n<p><!--EndFragment--><\/p>\n<div id=\"attachment_403\" style=\"width: 234px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.iconografi.it\/wordpress\/..\/public\/2010\/12\/Zelinskij-14-01-20111.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-403\" class=\"size-medium wp-image-403\" title=\"Zelinskij 14 01 2011\" src=\"http:\/\/www.iconografi.it\/wordpress\/..\/public\/2010\/12\/Zelinskij-14-01-20111-224x300.jpg\" alt=\"\" width=\"224\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.iconografi.it\/wordpress\/..\/public\/2010\/12\/Zelinskij-14-01-20111-224x300.jpg 224w, https:\/\/www.iconografi.it\/wordpress\/..\/public\/2010\/12\/Zelinskij-14-01-20111-764x1024.jpg 764w, https:\/\/www.iconografi.it\/wordpress\/..\/public\/2010\/12\/Zelinskij-14-01-20111.jpg 1936w\" sizes=\"auto, (max-width: 224px) 100vw, 224px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-403\" class=\"wp-caption-text\">Padre Vladimir Zelinskij<\/p><\/div>\n<p>entrare in dialogo, provare a condividere con gli ascoltatori i vissuti ed i pensieri che possano avere un qualche significato anche per gli altri. Quale significato? Direi, prima di tutto, quello della fiducia nel mondo in cui ci troviamo. Quel mondo dove gi\u00e0 da tempo \u00e8 diventato un luogo comune confessare il declino del cristianesimo. Sentiamo spesso parlare dell\u2019apostasia, dichiarata o seminascosta, della riduzione della fede ad un minuscolo e privatissimo affare della nostra solitudine, della globalizzazione della cultura di consumo, della secolarizzazione che non sopporta pi\u00f9 nessun simbolo religioso visibile. Accanto a questi segni vediamo l\u2019invasione di altri dei stranieri, che si sentono in casa propria in questo ambiente, degli dei delle stelle, delle superstizioni pi\u00f9 selvagge, oppure della fuga dalle Chiese storiche per entrare nelle religioni asiatiche o in quelle pi\u00f9 semplici. Davvero si pu\u00f2 proclamare l\u2019eclissi del Dio cristiano? (mi ricordo il titolo di un famoso libro di Martin Buber). No, Dio non si spegne mai, \u00ab<em>Dio \u00e8 luce e in lui non ci sono tenebre<\/em>\u00bb, come dice la Prima lettera di San Giovanni. Tutti noi siamo chiamati a ritrovare, a far brillare, a gustare quella luce, a vincere le tenebre in noi che ci separano da Dio. Dio rimane con noi, Cristo \u00e8 lo stesso, ieri, oggi e sempre, ma ogni epoca ed ogni credente, in un certo senso, ha il compito di trovare una propria definizione della Sua presenza nel cammino della vita, del Suo amore, del Suo mistero. Ogni anima che crede \u00e8 la storia di Dio raccontata di nuovo da lui stesso, ma con la voce o con le lettere della vita umana. Per tornare a Cristo da quel post-cristianesimo in cui lui \u00e8 stato esiliato da noi, ogni suo discepolo dovrebbe raccontare l\u2019avventura di Dio nella sua esistenza, invitando gli amici al banchetto della propria fede. Qualsiasi racconto del genere ha un proprio segreto che vuol essere scoperto poich\u00e9 i segreti del nostro rapporto con Dio non cercano il nascondiglio, ma la vita all\u2019aperto. La missione dei cristiani \u00e8 di rivelare tutte le storie, le speranze, le scoperte di Dio, perch\u00e9 la Sua cosiddetta debolezza nel nostro tempo diventi forza rinnovata e nuova Pentecoste. Allora ciascuno parler\u00e0 la lingua della propria confessione di fede, la lingua del Cristo che \u00e8 in noi, come dice san Paolo, la lingua dello Spirito, le cui primizie, secondo lo stesso Paolo, noi portiamo nei nostri vasi d\u2019argilla.<\/p>\n<p>I due libri che cerco di presentare, libri-fratelli o libri-cugini, perch\u00e9 sono simili ed al tempo stesso diversi, sono nati da questo sforzo di descrivere la scoperta della cosa pi\u00f9 incredibile che ho fatto nella mia giovinezza, la scoperta che Dio esiste e mi parla con la bocca ed il cuore di Ges\u00f9. Da quel momento mi \u00e8 capitato di dubitare tante volte di me stesso, della mia fedelt\u00e0 alla chiamata di Dio, ma mai della sua rivelazione, della sua verit\u00e0, della sua presenza nella mia vita e nella vita di tutti gli uomini, della sua compassione e del suo amore. Ho cercato di confessare proprio l\u2019avvenimento di questo incontro, che dura fino ad oggi, in queste opere che rappresentano le due facce della stessa esperienza, della stessa vita. Il primo \u2013 <em>Mistero, Cuore, Speranza<\/em> \u2013 \u00e8 la visuale aperta e sociale della fede della Chiesa ortodossa \u2013 Chiesa nella quale ho ricevuto il battesimo e poi, pi\u00f9 di due decenni dopo, anche il sacerdozio. Ma non solo. Insieme a questi due sacramenti (con gli altri, compreso il matrimonio), sono entrato in comunione con l\u2019enorme patrimonio spirituale, con la cultura del cuore, con l\u2019universo della preghiera, con la saggezza dell\u2019insegnamento dottrinale, con quella memoria sacra che si chiama tradizione ed il cui passato di duemila anni di cristianesimo rimane sempre vivo. Il primo capitoletto di questo libro \u201cApriamo il dialogo dal mistero comune\u201d per me \u00e8 un punto di partenza, un invito alla condivisione delle nostre ricchezze che nella profondit\u00e0 non sono separate. Cerco di raccontare la fede ortodossa in termini accessibili non solo agli addetti ai lavori teologici, ma nella chiave dell\u2019accoglienza, della condivisione, della comunicazione da cuore a cuore. Il libro accenna a tre punti esistenziali: Dio \u00e8 l\u2019incomprensibile che rivela la sua esistenza in Cristo, che parla ad ogni uomo che spera e che attende l\u2019incontro per essere abbracciato da lui. Gli argomenti principali \u2013 la vita spirituale nella Chiesa ortodossa, alcuni elementi della sua dottrina trinitaria, la vita liturgica, il ruolo della Madre di Dio, l\u2019icona, le immagini della santit\u00e0, il matrimonio, l\u2019etica, la bioetica e cos\u00ec via \u2013 sono esposti, almeno io lo credo, in maniera dialogale, nel tono dell\u2019invito e non con quello dell\u2019indottrinamento. C\u2019\u00e8 anche un\u2019altra cosa a cui accennare: si tratta del primo libro sull\u2019ortodossia non tradotto, ma scritto in italiano e spero, senza per questo aver perso la mia identit\u00e0 di cristiano russo.<\/p>\n<p>L\u2019altro volume \u2013 <em>Rivelami il tuo Volto<\/em> \u2013 \u00e8 dedicato invece al rapporto interiore con Dio. Se nel primo libro il mistero di questo rapporto \u00e8 piuttosto proclamato, ma non \u00e8 ancora toccato \u201ccon le nostre mani\u201d, come dice san Giovanni, la riflessione sul Volto di Dio prova a comunicare ci\u00f2 che di solito sfugge nella comunicazione sociale. Come si pu\u00f2 raccontare il mistero? Con le parabole di un pensiero che attinge dall\u2019esperienza vissuta. Tutte queste parabole ci parlano della riconoscenza. Questa parola con il prefisso \u201cri\u201d significa che la conoscenza di Dio ci \u00e8 stata data dall\u2019inizio, con la luce che illumina ogni uomo che viene nel mondo, con l\u2019amore dei nostri cari, con la bellezza del creato, con il senso dell\u2019insondabile profondit\u00e0 dell\u2019esistenza, con la coscienza e con tanti altri doni. La conoscenza di Dio \u00e8 propria alla natura umana, creata ad immagine di Dio, ma bisogna ritrovarla, rivelarla sempre di nuovo. Il libro <em>Rivelami il tuo Volto<\/em> propone dieci strade per questo ritrovamento. Ognuna di esse si divide in tre stradine, cio\u00e8 in tre meditazioni. Non possiamo avvicinarci a ci\u00f2 che \u00e8 incomprensibile, ma siamo capaci di distinguerne i riflessi sulle cose visibili, vicini a noi. Per esempio, il titolo della prima meditazione \u201cIl mare, il cero, lo sguardo\u201d ci parla della conoscenza di Dio tramite l\u2019immagine della luce della candela che illumina un pezzo dell\u2019immenso mare notturno. Ma anche questa piccola fiamma accesa nella notte della non-conoscenza ci apre all\u2019immensit\u00e0 della benedizione di Dio. I temi di queste meditazioni sono vicini a quelli del libro sull\u2019Ortodossia, ma sono trattati ad un livello esistenziale, livello in cui tutti i credenti possono capire gli uni gli altri. Il libro \u00e8 scritto nel genere della filosofia poetica, ma l\u2019idea teologica che guida e organizza tutto il pensiero \u00e8 chiaro e semplice: il mistero dell\u2019Incarnazione ci rivela la gloria della creazione poich\u00e9 ogni creatura sulla terra \u00e8 chiamata all\u2019esistenza dal Verbo. Siamo sollecitati a vivere in lui, ma anche a celebrarlo, perch\u00e9 la fede in Cristo \u00e8 cambiamento interiore, metanoia, ma anche festa.<\/p>\n<p>Spero che queste due opere, ispirate dalla visione del Verbo, presente e celebrato in tutti gli esseri umani, porti non solo un chiaro messaggio ecumenico, ma anche la speranza e la gioia dell\u2019unit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>GLI ORTODOSSI IN ITALIA<\/strong><\/p>\n<p>Meno di un secolo fa i confini fra le religioni potevano ancora coincidere con quelli geografici. A questa epoca la presenza degli ortodossi in Europa occidentale era ridotta a poche cappelle e a un piccolo numero di chiese che officiavano per il personale delle ambasciate o per pochi viaggiatori, originari di quei paesi dell\u2019Est. Nel XX secolo le guerre, le rivoluzioni e l\u2019esodo dei popoli, dall\u2019Asia Minore e soprattutto dalla Russia (dopo la rivoluzione del 1917, ma anche dopo la seconda guerra mondiale) hanno portato in Occidente milioni di ortodossi, i quali hanno costruito le loro parrocchie e hanno messo radici nei paesi che li hanno accolti come immigrati. In Europa siamo soliti pensare ancora all\u2019Ortodossia in termini etnografici, come ad una confessione destinata a restare per sempre \u201corientale\u201d, senza quasi accorgerci che gi\u00e0 da tempo esiste un\u2019importante presenza ortodossa francese, inglese, tedesca, senza contare quella americana (che pure conta una sua Chiesa autocefala). L\u2019Ortodossia italiana, anche in senso istituzionale, \u00e8 gi\u00e0 in una fase di fermentazione.<\/p>\n<p>Il caso dell\u2019Italia (come anche quello del Sud dell\u2019Europa occidentale, Spagna e Portogallo) \u00e8 particolarmente interessante. Il crollo del comunismo negli anni \u201990 ha portato in Europa occidentale una nuova grande ondata di immigrati provenienti da paesi di tradizione ortodossa. Numericamente sono, forse, pi\u00f9 di un milione e alcuni dicono che in certe zone l\u2019ortodossia sta per diventare la seconda presenza religiosa in Italia, anche se in questo campo \u00e8 difficile esprimere dei dati concreti poich\u00e9 si tratta di un\u2019emigrazione in gran parte clandestina o semiclandestina. In ogni caso, il loro ruolo sociale \u00e8 diventato pi\u00f9 che importante. Se l\u2019economia italiana, come dicono, non pu\u00f2 girare a pieno ritmo senza gli immigrati del Sud, la famiglia italiana, tenendo conto della longevit\u00e0 che va aumentando e dei costi sociali dei servizi, sembra non poter pi\u00f9 risolvere i propri problemi senza l\u2019aiuto offerto dall\u2019Est. Non solo nelle fabbriche e nei campi, ma anche presso il focolare domestico s\u2019incontrano, a volte si scontrano, due modi di vivere, due mentalit\u00e0, addirittura anche due civilt\u00e0 che non sono cos\u00ec lontane l\u2019una dall\u2019altra, ma che hanno le proprie tradizioni e abitudini diverse.<\/p>\n<p>Oltre ai collaboratori domestici arrivano anche gli uomini d\u2019affari, i quali mandano spesso i loro figli a studiare nelle pi\u00f9 prestigiose universit\u00e0 dell\u2019Occidente; si moltiplicano i matrimoni misti, senza parlare delle decine e decine di migliaia di pellegrini che passano ogni anno per Roma e per Bari (dove sono conservate le reliquie di san Nicola, il santo pi\u00f9 venerato dai russi); si hanno, infine, le crescenti conversioni di italiani all\u2019Ortodossia, e questi sono proprio i pi\u00f9 convinti e attivi. La presenza reale dell\u2019Europa ortodossa in Italia sta diventando sempre pi\u00f9 visibile, ma il suo ruolo culturale non \u00e8 ancora stato scoperto e ripensato. Col passare degli anni di sicuro dovremo confrontarci con la loro esistenza nell\u2019ambito confessionale, culturale e, forse, anche politico. In futuro per \u201cdialogare\u201d con l\u2019Ortodossia non ci sar\u00e0 sempre bisogno di andare all\u2019estero, n\u00e9 sar\u00e0 necessaria la mediazione di una lingua straniera, ma si potr\u00e0 scoprire il messaggio ortodosso anche in casa propria, nella propria lingua e come parte del patrimonio comune europeo.<\/p>\n<p>Quando parliamo della presenza ortodossa in Occidente non dobbiamo dimenticare che la maggior parte delle Chiese dell\u2019Est (tranne quella greca) sono appena giunte ai primi vent\u2019anni di libert\u00e0. Gli ortodossi si confrontano con dei popoli democratici arrivando da un\u2019esperienza di oppressione e di persecuzione. Il loro martirio nel XX secolo rimane un argomento ancora quasi sconosciuto in Europa. \u00a0\u00a0Questa storia non pu\u00f2 non lasciare tracce nella mentalit\u00e0 dei cristiani dell\u2019Est. Gli ortodossi \u2013 e non solo loro \u2013 entrano in Europa con tante ferite celate. Una delle ferite pi\u00f9 gravi \u00e8 proprio la perdita della loro identit\u00e0 religiosa, delle radici della fede, di qualsiasi pratica religiosa. Ma il piccolo miracolo \u00e8 sempre possibile, anzi, sta diventando quotidiano: loro scoprono la vita religiosa, varcano la soglia delle nostre chiese per la prima volta qui, in Italia, intorno ai cinquant\u2019anni e si pentono per la loro incredulit\u00e0 precedente. L\u2019emigrazione, con la nostalgia inevitabile che l\u2019accompagna, \u00e8 divenuta un grande laboratorio della conversione di massa. All\u2019estero i nuovi immigrati scoprono Dio nella propria esistenza, anzi loro condividono questa scoperta con gli altri, formano le nuove comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Da chi \u00e8 formata questa comunit\u00e0? Dal punto di vista sociologico si tratta della categoria della popolazione pi\u00f9 umile e spesso umiliata: delle cosiddette colf e badanti. Il caso tipico: immaginiamo un italiano o un\u2019italiana con ottant\u2019anni gi\u00e0 ben suonati, malato\/a, solo\/a, perch\u00e9 i figli con i loro figli gi\u00e0 adulti, vivono separatamente, facendo brevi visite alla mamma o al pap\u00e0. Cosa fare con il genitore infermo? Mandare nella casa di riposo costa tanto ed \u00e8 poco umano. Una soluzione migliore \u00e8 quella di dare vitto e alloggio alla badante dell\u2019Est per il suo lavoro 24 ore su 24, forse con qualche ora di riposo una volta alla settimana. E queste due donne, una ha 87 anni l\u2019altra 52, con due vite molto diverse alle spalle, con i loro caratterini, con i vizi e le virt\u00f9 accumulate durante la vita, passano insieme gli ultimi anni, mesi giorni, quanto dura la vita della padrona. Tutte le infermit\u00e0 del corpo umano in declino sono ormai affidate a questa straniera che ha appena imparato l\u2019italiano molto primitivo (ma a volte la nostra vecchietta parla solo il dialetto), che pu\u00f2 essere vittima di qualsiasi sfruttamento. che ha lasciato il marito disoccupato e due figli in Ucraina che vogliono studiare e l\u2019Universit\u00e0 costa. Ma anche in queste condizioni, fuori dei problemi sociali, fra una padrona inferma e la sua serva si instaura un\u2019amicizia e a volte loro diventano pi\u00f9 vicine l\u2019una all\u2019altra che le proprie famiglie: le famiglie sono lontane, ma loro sono attaccate l\u2019una all\u2019altra in modo strettissimo. A volte possono diventare quasi nemiche, ma pi\u00f9 spesso questo legame cresce umanamente, spiritualmente. A questo punto finale della vita di una di loro avviene un autentico incontro religioso. Il vero ecumenismo pu\u00f2 trovare i suoi focolai segreti, non sempre alle commissioni teologiche, ma proprio al crocevia della morte di una e della povert\u00e0 dell\u2019altra, quando la mia parrocchiana ortodossa mi chiede di pregare per la sua padrona cattolica malata o commemorare quella che \u00e8 gi\u00e0 morta.<\/p>\n<p>Ogni straniero che viene in un altro paese porta con s\u00e9 il suo mondo e deve adattarsi al mondo d\u2019altrui. Il carattere italiano, devo dire, \u00e8 pi\u00f9 compatibile con gli altri, ma i piccoli \u201cscontri delle civilt\u00e0\u201d sono a volte inevitabili. Per esempio alcune famiglie italiane non capiscono perch\u00e9 la donna che li serve debba andare in chiesa solo la domenica mattina e non in un altro tempo; inoltre \u2013 sembra strano, ma vero \u2013 sono irritati dal digiuno seguito dalla loro badante. Ma queste sono naturalmente piccole cose, i conflitti religiosi fra gli italiani e la gente dell\u2019Est europeo non ci sono. Le icone ortodosse in qualche angolo, di solito, piacciono a tutti. Il problema che si pone non \u00e8 questo della compatibilit\u00e0, ma quello dell\u2019identit\u00e0 di essere ortodosso in Italia, in Occidente.<\/p>\n<p>Parlando dell\u2019Ortodossia in Italia, dobbiamo naturalmente arrivare al problema o al dolore ecumenico. Il dolore che vuole diventare speranza. L\u2019Europa non \u00e8 soltanto lo spazio economico, ma anche il continente dell\u2019incontro spirituale dove ogni parte pu\u00f2 portare i suoi doni. Per gli europei la crescente presenza ortodossa potrebbe contribuire alla riscoperta della propria ed antica tradizione cristiana che era comune \u2013 un fatto conosciuto e sempre dimenticato \u2013 per l\u2019Oriente e l\u2019Occidente per i primi mille anni. Per gli ortodossi l\u2019Europa cristiana potrebbe diventare una scuola per la liberazione della grande ric\u00adchezza spirituale propria dell\u2019Ortodossia, per la trasfor\u00admazione del \u201cdeposito\u201d spirituale nella giustizia sociale, politica, quotidiana.<em> <\/em><\/p>\n<p>Cosa significa il nostro essere ortodossi in Occidente? Prima di tutto un ortodosso scopre un altro mondo cristiano ed insieme ad esso anche \u201cil dramma della divisione\u201d. La sua drammaticit\u00e0 consiste nel fatto che gli attori stessi, nella gran maggioranza, in sostanza non sentono alcuna divisione; le loro verit\u00e0, a dispetto del bisogno e della nostalgia reciproci, stanno rinchiuse nelle loro corazze protettive, e ciascuno conserva la propria ricchezza, la propria memoria. E tuttavia, la differenza di misura e il contrasto nel modo di interpretare e di vivere queste verit\u00e0 in \u201cOccidente\u201d e in \u201cOriente\u201d confermano appunto che prima o poi questi due mondi dovranno intersecarsi come i due bracci della croce del Signore; che alla fine dei conti non potranno fare a meno di incontrarsi e di ritrovarsi nel mistero comune, nell\u2019annuncio comune e nel calice condiviso.<\/p>\n<p><strong>Dio e l\u2019uomo nella vita spirituale<\/strong><\/p>\n<p>La parola spiritualit\u00e0 non ha un significato ben preciso. Ogni fede si presenta come una confessione pubblica con le sue celebrazioni, come un istituto mistico-sociale con un\u2019ossatura dogmatica e una dottrina morale, o sempli\u00adce\u00admente come una somma di convinzioni religiose. Ma sotto queste forme visibili esiste sempre una mirabile \u201cavventura umana\u201d, un \u201cavvenimento dell\u2019anima\u201d: la nostra sete di Dio, la vita davanti a Dio. Nessun tempio riuscirebbe a tenersi in piedi se non fosse costruito con le pietre vive per la costruzione dell\u2019edificio spirituale (1Pt 2, 5). L\u2019edificio spirituale sorge dentro di noi quando tutto il nostro essere \u201csi impegna\u201d nella fede, si apre al mistero divino che ha il volto dell\u2019amore.<\/p>\n<p>La spiritualit\u00e0 quale impegno dello spirito umano nei confronti del Dio Vivente nasce dall\u2019incontro di due persone, un incontro che abbraccia e coinvolge tutto il nostro essere umano trasformandolo. Tuttavia la trasformazione interiore pi\u00f9 nascosta si realizza sempre in comunione con gli altri. Nonostante il suo tratto profondamente personalistico, la vita spirituale nella Chiesa d\u2019Oriente ha un carattere comunitario, conciliare anzi, perch\u00e9 alla sua origine la dimensione dell\u2019interiorit\u00e0 e la sfera ecclesiale coincidono e si fondono nella divino-umanit\u00e0 del Figlio dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, parlare della spiritualit\u00e0 vuol dire parlare di Cristo e di tutto ci\u00f2 che egli opera nell\u2019animo umano. Quando ci viene data una prova nel nostro spirito della vicinanza di Dio, egli si mostra abitare dappertutto. Quando la nostra vita riflette il volto di Ges\u00f9 e porta le impronte dello Spirito, essa diventa un frutto maturo della spiritualit\u00e0, perch\u00e9 dai loro frutti li riconoscerete (Mt 7, 20). Il frutto della fede \u00e8 l\u2019uomo stesso che si avvicina a Dio per incontrarlo, conoscerlo, vederlo. Eppure nessuno ha mai visto Dio\u2026 (Gv 1, 18).<\/p>\n<p>La conoscenza di Dio ci viene dalla sua rivelazione che \u00e8 una manifestazione della sua stessa esistenza. Ma all\u2019inizio di questa conoscenza, come abbiamo accennato, si trova sempre l\u2019esperienza dell\u2019incontro, del Volto rivelato. Non si tratta qui di un\u2019esperienza psicologica o sentimentale, bens\u00ec spirituale in senso ontologico; quando, nell\u2019anima mia (Sal 102, 1), lo Spirito Santo dipinge l\u2019immagine del Figlio che rivela il Padre che \u00e8 nei cieli. Prima di essere un concetto, un dogma, Dio Unitrino si manifesta in noi come mistero ineffabile. Il mistero (che non \u00e8 per niente un enigma intellettuale) \u00e8 avvolto sempre dalla luce, i cui raggi sono l\u2019energia di Dio che esprime e rende presente la sua ineffabile essenza. L\u2019incomprensibile e la \u201cluce da luce\u201d coincidono nella persona stessa di Cristo. La rivelazione porta in s\u00e9 la presenza reale e vivificante del Figlio di Dio, immagine del Dio invisibile (Col 1, 15), rivelato e mani\u00adfestato dallo Spirito Santo. Il Figlio e lo Spirito rivelano il Padre come unica sorgente del mistero trinitario. Si tratta del mistero che sussiste in noi, che si apre a noi, di cui noi siamo eredi e partecipi. La Chiesa non soltanto confessa, ma anche vive questa fede nel suo sapere, nelle sue cele\u00adbrazioni, nelle sue icone, nella sua santit\u00e0, nel suo martirio.<\/p>\n<p>La teologia ortodossa insiste molto sull\u2019apofatismo connesso all\u2019atto del conoscere, perch\u00e9 la vera conoscenza proviene dalla rivelazione del mistero: ma la rivelazione \u00e8 gi\u00e0 una relazione con Dio che si apre e si offre a noi. Perci\u00f2 la rivelazione non deve essere accettata e creduta solo come dottrina stabilita. La conoscenza inizia il suo cammino con la \u201ctenebra divina\u201d (pseudo-Dionigi Areopagita) e si muove non verso la filosofia o la sapienza fine a se stessa, ma si sviluppa come difesa contro l\u2019errore spirituale che nella storia si manifesta nell\u2019eresia. Al di sotto della dottrina rimane il primato del mistero, vissuto non soltanto nelle anime di pochi mistici, ma nell\u2019unit\u00e0 del Corpo mistico di Cristo che \u00e8 la Chiesa.<\/p>\n<p>Dio, nessuno lo ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che \u00e8 nel seno del Padre, lui lo ha rivelato. Con queste parole entriamo nel cuore del paradosso: Dio \u00e8 vicinissimo come Persona che ci ama e ci si rivela, e Dio \u00e8 lontano e sconosciuto come mistero. Questo paradosso si riflette anche nella vita dello spirito. Dio bussa alle porte dell\u2019anima umana, ma pi\u00f9 spesso queste porte restano chiuse. La vita spirituale consiste nello sforzo di aprirsi a Dio, nel preparare la via del Signore (Mt 3, 3); nel guadagnare lo spazio interiore per lasciarlo vivere e respirare nell\u2019uomo nascosto nel cuore (1Pt 3, 4).<\/p>\n<p>Questo nostro spazio interiore \u2013 il centro dell\u2019essere umano dove Dio entra, respira, si fa segno della sua presenza \u2013 \u00e8 chiamato dalla Bibbia cuore. Tutto il dramma fra Lui e noi si svolge qui. Il cuore umano \u00e8 il suo santuario segreto, il tempio consacrato o profanato, il luogo dell\u2019adorazione o della ribellione. Nel cuore, Dio manifesta il suo volto ed entra in relazione con l\u2019uomo, lo attira a s\u00e9 e si offre a lui. Perch\u00e9 Dio \u00e8 amore, dice san Giovanni (1Gv 4, 8), rivelando che il nostro rapporto con Dio pu\u00f2 esprimere, anzi, pu\u00f2 portare in s\u00e9 l\u2019energia di Dio stesso, la natura divina (2Pt 1, 4) a cui per amore l\u2019uomo pu\u00f2 partecipare. Ma la sua partecipazione \u00e8 sempre un dono del cuore, la liberazione dell\u2019interno del cuore (cf 1Pt 3, 4), affinch\u00e9 Dio ivi possa entrare e prendere dimora presso di lui (Gv 14, 23).<\/p>\n<p>Questa esperienza di incontro, di donazione e scambio spirituale \u00e8 riassunta nella sentenza del santo russo Serafino di Sarov: \u00abIl Signore cerca il cuore, pieno di amore verso Dio e verso il nostro prossimo, il cuore \u00e8 il trono della Sua gloria. Figlio mio, dammi il tuo cuore e tutto il resto Io ti dar\u00f2 in pi\u00f9, perch\u00e9 nel cuore umano \u00e8 tutto il Regno di Dio\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019uomo che entra e abita in questo Regno \u00e8 un uomo diverso da colui che abita nel mondo, immerso nelle sue passioni e preoccupazioni. Alla soglia del Regno, che \u00e8 in mezzo a voi (Lc 17, 21), l\u2019uomo deve poter cambiare e trasformarsi in una persona capace di dare e ricevere l\u2019amore di Dio. A questo lavoro si riferisce anche san Paolo quando parla del suo servizio apostolico: \u00abFiglioli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore\u2026 finch\u00e9 non sia formato il Cristo in voi\u00bb (Gal 4, 19).<\/p>\n<p>Il frutto di questo parto \u00e8 il conformarsi a Cristo, l\u2019impronta della sua immagine su di noi che si raggiunge grazie alla vittoria sul peccato. Le porte del cuore sono piuttosto pesanti, per aprirle ci vuole la maestria spirituale dell\u2019artista interiore, ma soprattutto la fatica dell\u2019artigiano che fa il suo mestiere con costanza, assiduit\u00e0 e nel dolore. Si tratta del dolore del pentimento, dell\u2019ascetismo, del combattimento interiore.<\/p>\n<p><strong>Il pentimento<\/strong><\/p>\n<p>Kyrie eleison! Signore, piet\u00e0! Gospodi pomiluj! Queste parole scandiscono e costellano ogni celebrazione ortodossa. Un osservatore estraneo che presenzi alla Divina Liturgia o che si trovi ad ascoltare la preghiera del mattino e della sera che il fedele \u00e8 chiamato a recitare ogni giorno, potrebbe pensare che la pratica liturgica della fede ortodossa consista per la maggior parte nella penitenza davanti al Dio-Giudice, e che il timor di Dio sia il sentimento pi\u00f9 diffuso nella devozione ortodossa. Questa impressione \u00e8 corretta solo se assunta nella consapevolezza che il giudizio pi\u00f9 severo ed esigente \u00e8 quello dell\u2019amore divino. \u00abI peccatori sono tormentati dal fuoco dell\u2019amore\u00bb, scrisse Dostoevskij.<\/p>\n<p>Ma davvero i santi che hanno vissuto la vita pi\u00f9 pura e si sono pentiti molto pi\u00f9 degli altri, sono i primi peccatori? Siamo al centro del paradosso dell\u2019uomo nascosto: le lacrime del vecchio Adamo fanno nascere l\u2019uomo nuovo in Cristo. La purificazione interiore fa il miracolo; essa fonde la corazza di pietra in cui \u00e8 incarcerata la nostra vera natura: creata a immagine e somiglianza di Dio, la natura che irradia la bellezza interiore, \u00e8 riempita dalla presenza divina.<\/p>\n<p>All\u2019inizio della Quaresima in tutte le chiese ortodosse si legge il Grande Canone di Andrea di Creta, un poema penitenziale, \u201cil canto delle lacrime\u201d (come lo ha definito Olivier Cl\u00e9ment). Ogni volta (la lettura occupa quattro serate) la Chiesa si rivolge con la preghiera al santo stesso, il quale si presentava nel suo canone come l\u2019incarnazione stessa del peccato. Colui che si confessa fino all\u2019interno del cuore (1Pt 3, 4), per la grazia e per la misericordia di Dio, diventa suo figlio prediletto.<\/p>\n<p><strong>La disciplina ascetica<\/strong><\/p>\n<p>Le celebrazioni ortodosse possono sembrare lunghe e abbastanza ripetitive perch\u00e9 il cuore umano \u00e8 duro e si riscalda lentamente. La Tradizione ortodossa non ha molta fiducia nei fenomeni carismatici, se essi sono accompagnati da una qualsiasi eccitazione nervosa. Una virt\u00f9 molto apprezzata \u00e8 la sobriet\u00e0, soprattutto nella pratica della preghiera, nella relazione pi\u00f9 intima e personale con Dio. La preghiera (supplica, pentimento, glorificazione) contiene un altro movente, che \u00e8 quello del lavoro per acquisire il dono della preghiera che guarisce l\u2019anima e che, con una grazia particolare, pu\u00f2 guarire anche il corpo. Il lavoro interiore va fatto insieme con la preparazione esteriore dello strumento della preghiera: la disciplina ascetica. L\u2019ascetismo ortodosso \u00e8 una pratica di addomesticamento del nostro essere mentale e fisico per liberarlo dalle dipendenze della carne. La carne (uno dei concetti pi\u00f9 importanti nella teologia ortodossa) pu\u00f2 avere due significati: creazione di Dio (l\u2019alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne \u2013 Gen 9, 16) e la condizione umana del peccato e della schiavit\u00f9 (quello della schiava \u00e8 nato secondo la carne \u2013 Gal 4, 23). L\u2019educazione ascetica \u00e8 come una scala che va verso il cielo e tutti i fedeli sono chiamati a salire di qualche gradino per poter liberare il proprio spirito dalla schiavit\u00f9 del peccato che agisce anche tramite il corpo. Il corpo umano per l\u2019Ortodossia non \u00e8 la prigione dell\u2019anima, come nella scuola neoplatonica, ma il tempio dello Spirito Santo (1Cor 6, 19) che collabora con la volont\u00e0 umana nella trasfigurazione e la deificazione del regno di Dio.<\/p>\n<p><strong>Il combattimento interiore<\/strong><\/p>\n<p>Dentro di s\u00e9, all\u2019interno del proprio cuore, l\u2019uomo non \u00e8 mai solo, perch\u00e9 i due grandi protagonisti della vita invisibile della sua anima sono sempre in azione. Nella prospettiva ortodossa, che ha le sue radici nella pi\u00f9 antica Tradizione patristica, l\u2019uomo \u00e8 visto come il campo di battaglia fra Dio, che lo chiama a salvezza, e il diavolo, che vuole impossessarsi di lui. In mezzo a queste due forze si inseriscono la libert\u00e0 e la volont\u00e0 umana; l\u2019uomo deve scegliere fra queste ed \u00e8 proprio la sua scelta che diventa l\u2019avvenimento pi\u00f9 importante della sua esistenza. Chi non \u00e8 spiritualmente cieco da non accorgersi di questi due grandi attori nella vita della sua anima, deve prendere la spada dello Spirito (Ef 6, 17), i cui due tagli (Sal 149, 6) sono la penitenza e la disciplina ascetica: per mezzo di essi si impara a vivere in Cristo, a camminare nello Spirito. Ora quelli che sono di Ges\u00f9 Cristo hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri. Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito (Gal 5, 24-25).<\/p>\n<p>L\u2019Ortodossia parla spesso della custodia del cuore sotto due aspetti: uno negativo, come lotta contro il mistero dell\u2019iniquit\u00e0 (2Ts 2,7) che agisce dentro di noi; l\u2019altro positivo, come acquisizione della preghiera pura che diventa il nostro respiro, il fuoco nel cuore. In questo fuoco si brucia ogni peccato, non soltanto in azione, ma anche in pensiero. Perci\u00f2 il combattimento interiore si fa con dolore e in tale modo l\u2019uomo si salva, per\u00f2 come attraverso il fuoco (1Cor 3, 15).<\/p>\n<p>L\u2019uomo salvato, ammesso nella Comunione dei santi, \u00e8 l\u2019uomo deificato. Questo termine, tipico della teologia e della piet\u00e0 ortodossa, incuriosisce spesso i cristiani di altre confessioni, tuttavia la deificazione significa nient\u2019altro che questo: l\u2019uomo, passato attraverso il fuoco, \u00e8 tornato a se stesso in Dio, al suo io autentico e nascosto, alla sua bellezza originaria. La custodia del cuore e il combat\u00adtimento interiore come vita della fede servono alla puri\u00adficazione nella visione di questa bellezza, per essere trasfor\u00admati in quella medesima immagine (1Cor 3, 18) dell\u2019uomo trasfigurato.<\/p>\n<p>Cos\u00ec sorge anche l\u2019arte dell\u2019icona, divenuta una sorta di emblema dell\u2019Ortodossia. Ora, non si pu\u00f2 veramente entrare nell\u2019arte della pittura senza passare attraverso l\u2019arte dell\u2019educazione dell\u2019uomo nascosto e del suo occhio che vede la bellezza del creato. L\u2019icona non \u00e8 un ritratto, bens\u00ec un ricordo escatologico di quell\u2019immagine che Dio ha sigillato in noi al momento della creazione, quando ci ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria (1Cor 2, 7). Ogni icona \u00e8 portatrice di un messaggio singolare: Dio \u00e8 con noi nel Volto del suo Figlio, della sua Madre e degli uomini e delle donne deificati, che sono i santi. La sua presenza \u00e8 il segreto dell\u2019icona \u2013 o, almeno, lo dovrebbe essere \u2013 affinch\u00e9 noi non restiamo spettatori passivi. L\u2019icona \u00e8 il mistero sempre aperto e questa apertura ci invita, ci spinge anche al superamento della chiusura del nostro cuore (cio\u00e8 della sua condizione attuale in questo mondo decaduto). Senza l\u2019apertura del cuore cristico, senza la nostra partecipazione, l\u2019icona rimane spiritualmente nascosta, poich\u00e9 la vera arte dell\u2019icona \u00e8 la ricerca del volto autenticamente umano, la scoperta dell\u2019uomo deificato.<\/p>\n<p>L\u2019arte della partecipazione all\u2019immagine \u00e8 la pratica liturgica, dalla quale la vita dell\u2019icona non pu\u00f2 essere separata. Dal momento che l\u2019icona vive nella preghiera e la preghiera si compie e si incarna nell\u2019icona, non vi \u00e8 una sola festa senza immagine e non vi \u00e8 immagine nella Chiesa (soprattutto se portatrice dei miracoli del passato) che non abbia una sua celebrazione liturgica particolare. Nell\u2019Orto\u00addossia la vita spirituale si costruisce nell\u2019unit\u00e0 e nella coerenza di elementi diversi: liturgici, iconografici, dottrinali e devozionali (cio\u00e8 della piet\u00e0 personale). La lex credendi \u00e8 nello stesso tempo la lex orandi, la preghiera personale \u00e8 sempre un atto profondamente ecclesiale e l\u2019icona, nono\u00adstante abbia un autore, va sempre considerata come opera della comunit\u00e0 ecclesiale. Il principio dell\u2019unit\u00e0 si trova proprio al centro della vita ecclesiale perch\u00e9 con un solo animo e una sola voce rendiamo gloria a Dio\u2026 (Rom 15, 6).<\/p>\n<p>Che vuol dire un solo animo? Si tratta della comunione delle Comunit\u00e0 (o Chiese locali) nella fede apostolica e nella retta glorificazione di Dio. Ma un solo animo si estende anche a tutto il cammino storico percorso dalla Chiesa nel suo insieme. L\u2019Ortodossia vive nella comunione con il proprio passato che \u00e8, di fatto, un eterno presente. La Tradizione \u00e8 il canale e il recipiente della santit\u00e0 vissuta nel passato, la quale prosegue nei riti e nei sacramenti, nelle preghiere, nelle istituzioni e nelle consuetudini. Nella Chiesa niente viene dal nulla o dall\u2019ispirazione di qualche carismatico, ma tutto \u00e8 frutto dell\u2019esperienza e della presenza operativa dello Spirito Santo che sempre permane. L\u2019Ortodossia vive in costante comunione con tutto ci\u00f2 che Dio ha fatto nella storia con le mani, con le preghiere, con i doni dei suoi servitori.<\/p>\n<p>Per questo motivo la vita spirituale, per principio, nell\u2019Oriente cristiano non si cambia. Cos\u00ec pure non si cambia il fondamento della Chiesa stessa, la quale, ciononostante, riesce a dare risposte nuove alle sfide di ogni tempo. Il tempo di Cristo e l\u2019epoca degli apostoli sono costantemente presenti in ogni periodo della vita della comunit\u00e0 ecclesiale e formano la sua identit\u00e0 metastorica. Sia la forma visibile di questa identit\u00e0 sia la sua espressione invisibile coincidono nella Tradizione, la quale vive nella Chiesa e \u2013 in virt\u00f9 della sua identit\u00e0 sacramentale e spirituale e nonostante i cambiamenti culturali e rituali \u2013 pu\u00f2 essere riconosciuta in qualsiasi momento della storia.<\/p>\n<p>Tutte le correnti della vita spirituale sbocciano nella partecipazione \u00abai divini, santi, intemerati, immortali, sovraccelesti, vivificanti e tremendi Misteri di Cristo\u00bb (Liturgia di san Giovanni Crisostomo), nella comunione eucaristica con il Signore. L\u2019assemblea eucaristica rimane dunque non soltanto il centro della vita ecclesiale, ma anche il cuore della vita intima dello spirito. La spiritualit\u00e0 ortodossa si realizza nell\u2019unione con Dio incarnato, crocifisso, risorto e si deve manifestare nondimeno nella fratellanza tra i fedeli. Ogni liturgia \u00e8 vissuta spiritualmente come sacramento della memoria della santit\u00e0 vissuta, dell\u2019unit\u00e0 del popolo di Dio e della sua gratitudine in prossimit\u00e0 del Regno. In ogni cosa rendete grazie (o fate Eucaristia nella traduzione letterale) dice san Paolo (1Ts 5, 18) perch\u00e9 in ogni cosa \u2013 nel cuore umano e in tutto il creato \u2013 c\u2019\u00e8 il suo segreto nocciolo eucaristico.<strong> <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>RIVELAMI IL TUO VOLTO e MISTERO CUORE SPERANZA Vladimir Zelinskij, scrittore e teologo ortodosso L&#8217;incontro si \u00e8 tenuto il 14 gennaio 2011 presso la\u00a0libreria San Paolo &#8211; Gregoriana \u00a0a Padova in Via Vandelli 8. 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