Dieci tavole…DIECI ICONE!   

di Federica I.

                                                                     

E’ iniziato ad ottobre il nostro primo anno di iconografia.

Davanti al portone spalancato del centro V. Solov’ ëv ogni martedì ci aspettava Annarosa.

Sembra passato molto tempo e l’accoglienza fatta all’inizio è divenuta la conoscenza tra noi, lo star bene insieme, la condivisione di  entusiasmi e timori lungo tutto l’anno, e qualche “pizza” condivisa…..

Subito siamo andati  alla ricerca dei  libri consigliati, del materiale necessario.

Anche internet ci ha aiutato a completare l’acquisto del materiale.

 

Già si delineava la fisionomia di un gruppo disponibile all’aiuto vicendevole e desideroso di collaborare e perché no? anche un po’ vivace.

Iniziano puntuali le lezioni… assidua, anche se non senza difficoltà, è stata la frequenza. Sempre ci attendeva, sorridente, alla porta   la “maestra” (così  affettuosamente si lascia chiamare Annarosa). 

 

Dopo il cordiale saluto, la preghiera  e subito al lavoro:

           riflessioni  sull’iconografia nel suo aspetto teologico e storico ,

           interesse attuale dell’iconografia nella Chiesa,

           conoscenza graduale del linguaggio tecnico,

           significato delle forme e dei colori,

           spiegazione dei significati dei termini,  suggerimenti pratici,

           e mano all’opera!

 

I giorni degli incontri, sono passati velocemente, sempre arricchiti di nuovi e preziosi consigli e insegnamenti, di correzioni utili e istruttive,  di approfondimenti e perfezionamento delle tecniche .

 

Ormai il gruppo è collaudato ed ha assunto un piacevole ritmo di lavoro, dopo alcune esercitazioni e prove, siamo introdotti al lavoro “vero”.

 

Siamo sempre principianti. La paura di sbagliare è sempre nostra compagna, la mano trema nell’usare il pennello, i pigmenti non ci sono familiari, ma vigile e paziente c’è la parola di Annarosa che ci rassicura, ci incoraggia, ci guida e … rimedia!

Piano, piano la tavola si trasforma. Ecco l’apertura dell’icona: grafia, doratura, con la podladka, campiture, ripresa della grafia,  luci… proplasmos, sarka, … passo dopo passo siamo alla fine.

 

L’opera di Annarosa è grande perché mentre ci insegna a trasformare la tavola in icona sta trasformando la nostra interiorità. Ci fa comprendere la fisionomia, la spiritualità, l’obbedienza e l’umiltà di un iconografo.

 

Un anno di delicati interventi, mirati, ben calibrati ci ha arricchiti interiormente, ci ha fatto andare oltre le apparenze fino a scoprire il cuore al di sopra del pennello di chi ci stava accanto attorno al grande tavolo di lavoro. 

Siamo ancora tutti dieci! 

12 maggio: la benedizione corona il nostro lavoro. Emozionati posiamo l’icona, il nostro tesoro sul drappo rosso, lo decoriamo con molti fiorellini variopinti e dai nostri posti inizia una segreta comunione con il Pantocrator che sentiamo appartenerci perché uscito dalle nostre mani, dal nostro cuore…

Il volto sorridente e luminoso di Annarosa ci fa capire che la sua fatica ha portato frutto, e i nostri occhi si incontrano con lei con gratitudine.

 

 Ancora stupiti per questo nostro lavoro,  guardiamo e  preghiamo nelle nostre case la tavoletta trasfigurata  in icona benedetta.

 

Ognuno potrebbe fare sua ora la parola di un saggio:

“Amo le icone, perché assomigliano a Dio: hanno la sua maniera di avvicinarmi, poveramente, discretamente, silenziosamente. Non si impone, non violenta lo sguardo, non dimostra nulla, non prova nulla, non vuole essere un’evidenza. Si offre con una timidezza, con una semplicità, che mi fanno pensare  a Dio.

Amo le icone, perché sono come una sosta sul passaggio dall’ascolto alla visione, passaggio che è quello di tutta la nostra vita.

Giunge un momento nel quale la parola si fa silenzio in uno sguardo che basta a se stesso.”

 

 

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