RISCOPRIRE L'ARTE BIZANTINA
L’immagine stilizzata
L’estetica bizantina ha forgiato sapientemente nel tempo un linguaggio figurativo che trasforma l’aspetto esteriore della realtà per meglio suggerire l’attesa della fede cristiana nella resurrezione e trasfigurazione in Cristo di tutto il creato. Abbandonando l’immagine naturalistica, il pittore del sacro ricorre ad una stilizzazione dell’immagine che, pur restando figurativa e verosimile storicamente, assume però un carattere misterioso. Essa, grazie all’efficacia dell’analogia simbolica convince il fedele della sacralità della rappresentazione, del suo carattere trascendente ed eterno.
La stilizzazione permette inoltre all’immagine di superare una espressività troppo personale, casuale, esteriore, psichica, soggettiva a vantaggio di una maggiore universalità e unitarietà, dove il particolare si mette all’unisono con l’insieme, come in un coro.
Benché il linguaggio stilizzato solleciti l’artista a rinunciare al proprio soggettivismo psichico, all’immediatezza espressiva e anche alla sua totale paternità dell’opera che realizza (non porrà infatti la sua firma), non annullerà mai (ed anzi lo esige ancor più) il suo apporto personale di fede, di amore, di accuratezza, che non potrà non tradursi in bellezza nell’opera dipinta.
La stilizzazione non è solo un elemento culturale che nell’icona ne suggerisce l’epoca, la scuola, la provenienza. Nell’arte sacra essa è inseparabile dal contenuto e mai fine a se stessa.
Grazie ad una sottile “sapienza del segno”,
ad una misteriosa efficacia simbolica che è impressa anche nel gesto pittorico,
essa collabora a dar vita al contenuto dell’immagine sacra che spesso è così
indicibile da non avere altre risorse espressive.
La stilizzazione
conferisce alla mano una maggior forza ieratica, facendo intuire l’energia
spirituale che da essa promana.
S. Nicola - XV secolo
Museo di Novgorod
Il Salvatore - XI secolo
Museo Rubl’ëv. Mosca
La stilizzazione della sagoma dei santi aiuta a cogliere il loro più vero ritratto interiore di uomini “colonna”, uomini “fiamma”, uomini “albero” ...
Santi Cosma, Giacomo e Damiano -
XVI secolo
Museo Rubl’ëv. Mosca
La veste perde la pesantezza della materia grazie alla stilizzazione del drappeggio che si trasforma in puro movimento, in ritmo, in struttura.
S.Pietro - fine XV secolo
Museo di Novgorod
Nel rappresentare S. Simeone, annichilito e commosso nell’atto di ricevere il Bimbo, la stilizzazione, forzando anche un poco la verosimiglianza anatomica, dà maggior pregnanza all’atteggiamento umile e rispettoso del santo.
S.Simeone. Presentazione
al Tempio - XV secolo
Museo di Novgorod
Il realismo simbolico
L’arte sacra fonda la sua estetica sul linguaggio del realismo simbolico, rifiutando la rappresentazione naturalistica ma restando figurativa e concreta. L’immagine non cerca di imitare la visione ottica, l’apparenza delle cose, ma dà risalto alle realtà invisibili che solo la fede vede e solo il linguaggio simbolico può suggerire, non per metafora, ma per l’efficacia delle analogie.
Nell’icona i simboli non sono inventati ma generati dalla concretezza della realtà storica che nella luce di Cristo assume una pregnanza e un valore definitivo : la croce diventa Albero della Vita, la greppia di Betlemme diventa sepolcro e altare, la grotta è il mondo delle tenebre, il Tabor è il luogo dove il Cielo si abbassa e la Terra s’innalza ... Nell’icona, come nella S. Scrittura, senso letterale e senso simbolico sono sempre presenti.
Una nube luminosa li coprì con la sua ombra e dalla nube una voce
diceva: “Questi è il mio Figlio diletto ...” (Mt 17,5).
Il tema della nube luminosa viene rappresentato simbolicamente nell’icona come
un disco oscuro che diventa luminoso, come un cielo che da notturno diventa
albeggiante.
Tale resterà in tutte le icone l’immagine simbolica dell’epifania del
cielo.
Trasfigurazione
Scuola di Novgorod - fine XV secolo
Museo di Novgorod
La mensa offerta da Abramo ai tre angeli pellegrini, diventa nell’icona simbolo dell’altare e del sacrificio eucaristico.
Trinità veterotestamentaria
Scuola di Novgorod - XVI secolo
Museo Rubl’ëv. Mosca
Lo spazio vuoto lasciato dal Cristo che ascende in cielo è colmato dalla presenza di Maria Santissima, in piedi, in atteggiamento orante, che diventa simbolo della colonna portante della Chiesa nascente.
L’Ascensione. Scuola di Pskov - 1542
Museo di Novgorod
La discesa agli Inferi del Cristo Risorto, benché rappresenti un articolo del nostro Credo per noi invisibile e misterioso, nell’icona è resa con un concreto realismo di simboli, come in questa rappresentazione delle porte del Regno dei Morti scardinate dal Restauratore della vita.
Discesa agli Inferi - XVI secolo
Museo Rubl’ëv. Mosca
Lo sguardo
L’icona è l’arte dello sguardo, che genera
una presenza coinvolgente il fedele.
“La lampada del corpo è l’occhio. Se dunque il tuo occhio è sano,
tutto il tuo corpo sarà illuminato” (Mt 6,22).
Sguardo che attraversa ogni diaframma
Il Salvatore - XI secolo
Museo Rubl’ëv. Mosca
Sguardo della maestà misericordiosa
Cristo Pantocratore.
Scuola di Mosca
Prima metà del XVI secolo
Museo Rubl’ëv. Mosca
Lo sguardo chiaroveggente
La Trinità veterotestamentaria
Scuola di Novgorod - XVI secolo
Museo Rubl’ëv. Mosca
Sguardo che intenerisce il cuore
Madre di Dio Eleousa (Bielozerskaja)
XII-XIII secolo
Museo Russo. S. Pietroburgo
Sguardo di Colei che custodiva ogni cosa nel suo cuore
Madre di Dio Odighitria di
Tichvin
Prima metà del XVI secolo
Museo Rubl’ëv. Mosca
Sguardo che emette luce ed energia
S. Nicola Taumaturgo - XV secolo
Museo di Novgorod
Un’arte il cui centro è
il Cristo
e la
sua arca (la
madre di
Dio)
L’artista di fede cristiana ha sempre presente la grande verità che questa creazione è stata costituita dal Padre Creatore in vista del Figlio e che solo in Lui acquista il suo senso definitivo in ogni sua parte, poiché la fede rassicura che Egli tutto ricapitolerà.
“Egli è
immagine del Dio invisibile,
il primogenito di ogni creatura;
perché in Lui furono create tutte le cose,
quelle nei cieli e quelle sopra la terra;
quelle visibili e quelle invisibili:
sia troni, sia signorie, sia principati, sia potenze,
tutte le cose a causa di Lui e per Lui sono create.
Ed Egli è prima di tutte le cose
e tutte le cose in Lui sussistono”
(Colossesi
1 15-17).
Monreale. Abside del duomo - 1192
Il “Tutto abbracciante” (Pantocrator) rappresentato nella cupola o nell’abside delle chiese avvolge della sua presenza tutto lo spazio sacro, comunicando pace e gioia all’uomo di fede di tutti i tempi.
Nella sua essenzialità, l’arte sacra cristiana, anche se rappresentasse solo il Cristo o solo il suo Volto, ripetendolo infinite volte nei secoli, avrebbe già assolto il suo compito.
Volto di Cristo
Nartece della chiesa Kariyé - XIV secolo
Costantinopoli
Cristo Pantocrator - 1192
Chiesa della Panaghia tou Arakou
Lagoudera. Cipro
Il Cristo in Gloria è asceso al cielo, ma allo stesso modo ritornerà : nel centro della cupola si cristallizza la figura dell’attesa cristiana della Parusia.
Sorgente di luce e di vita per tutto l’universo, il “Re della Gloria” ha scelto di rivelare il suo divino Amore attraverso la notte della Croce che diventa così il centro assoluto della fede cristiana.
La Dimora del Signore del Creato è la Madre di Dio, il cui seno ha contenuto l’Incontenibile ed è chiamata Platitera, cioè “Più vasta del cielo”.
“In te si rallegra ogni creatura” - XVI secolo
“In te si rallegra ogni creatura”
Scuola di Novgorod - fine XV secolo
Museo di Novgorod
la luce
L’icona è l’arte della luce che si incorpora alla materia, trasfigurandola.
Lo spazio sacro diventa luce facendo pregustare la Gerusalemme Celeste.
Cupola dell’Ascensione - XII
secolo
S. Marco. Venezia.
Volto, vesti, ali assumono la consistenza della luce
Trinità veterotestamentaria
Scuola di Novgorod - XVI secolo
Museo Rubl’ëv. Mosca
Una filigrana d’oro riveste il Cristo in gloria
Ascensione
Scuola di Pskov - 1542
Museo di Novgorod
Luce che irradia dall’interno del volto
Madre di Dio
Odighitria di Smolensk - XV secolo
Museo Rubl’ëv. Mosca
La luce e la policromia smaterializzano la veste dell’angelo
Trinità veterotestamentaria
Scuola di Novgorod - XVI secolo
Museo Rubl’ëv. Mosca
La policromia trasforma ogni colore in luce pura. L’ombra è assente
S. Giorgio (dettaglio)
XVI secolo
Museo Rubl’ëv. Mosca
La luce non annulla la forma, ma anzi la rivela, creando una “struttura”, una forma organizzata : c’è una calligrafia del disegno, ma anche una “calligrafia” della luce.
Santi Cosma, Giacomo e Damiano
(dettaglio)
Scuola di Novgorod - XVI secolo
Museo Rubl’ëv. Mosca
il
volto
Il Dio invisibile si fa visibile, si fa “volto” in Cristo, che è il Volto dei volti. Nel volto iconico dei santi si ripete nei secoli questa unica Faccia che l’icona fa intravedere nella pluralità delle rappresentazioni dei santi (chiamati i “somigliantissimi”).
Ogni santo è un tipo ben definito e identificabile, ma è reso con grande sobrietà e scarsità di elementi naturalistici e ritrattistici da lasciar cogliere il modello unico del Nuovo Adamo cui essi si conformano e nel quale tutta l’umanità si ricapitola.
Il Salvatore Pantocrator
Scuola di Mosca - XVI secolo
Museo Rubl’ëv. Mosca
S. Giacomo
Scuola di Novgorod - XVI secolo
Museo Rubl’ëv. Mosca
S. Nicola - XVI secolo
Museo Rubl’ëv. Mosca
S. Giorgio - XVI secolo
Museo Rubl’ëv. Mosca
S. Paolo - XVI secolo
Museo di Novgorod
S. Pietro - XVI secolo
Museo di Novgorod
spazio tempo
L’arte sacra rappresenta lo spazio più che come luogo come uno stato (Cielo nuovo - Terra nuova). Scompare lo spazio concreto, la pesantezza della gravità, la luce naturale, la legge della prospettiva, l’elemento casuale ed effimero. Lo spazio attorno ai santi si ordina nella luce e nella pace ed è un prolungamento dello stato interiore della persona, senza esserle esterno. L’ambiente iconico è metalogico, si libera dalle costrizioni della natura e della ragione : non c’è più spazio interno o spazio esterno. Il tempo è spogliato dell’ordine cronologico : c’è la durata perpetua. Lo spazio non è tridimensionale, è uno spazio senza profondità che si sviluppa in altezza. Non presenta rilievo o sensazione tattile. La profondità di campo è davanti: lo spettatore è introdotto in esso. La natura divina è atemporale, priva di mutamento.
Nella raffigurazione del Giudizio Universale l’icona dà un’immagine della “simultaneità” spazio-temporale caratteristica dell’arte sacra.
Giudizio universale.
Icona russa - XVI secolo
fedeltà ai modelli della tradizione
L’arte sacra si ispira al dato della rivelazione, che in Cristo ha avuto la sua compiutezza e pertanto nulla di nuovo le è necessario per esprimersi. Essa porta i fedeli a ricontemplare sempre gli stessi misteri della fede perché ogni generazione se ne nutra sempre e possibilmente sempre più in profondità. Non è lo scopo dell’arte sacra mostrare sempre cose originali e mai prima vedute. Sarà però inevitabile che artisti diversi, sia per livello spirituale, sia per epoca storica, imprimano agli stessi soggetti un carattere diverso, dove il diverso può non essere necessariamente il migliore, conoscendo gli uomini non solo progresso, ma anche regresso spirituale.
Il volto appena inclinato a sinistra e leggermente velato da un’ombra, i grandi occhi asimmetrici dallo sguardo misericordioso ma energico ... L’efficacia di questa rappresentazione di Cristo nelle croci italiano del Duecento continuerà a rivelare il mistero dell’amore di Dio per l’umanità ai fedeli di tutti i secoli. La Tradizione ne ripropone la replica in virtù di una sua particolare aderenza alla verità ed efficacia. Il modello diventa così patrimonio da custodire come preziosa eredità della fede della Chiesa.
Pittore Aretino. Particolare di
un crocifisso.
Museo Civico. Castiglione Fiorentino
Maestro della Croce di Rosano.
Particolare di un crocifisso.
Chiesa del Monastero di S. Maria. Rosano (FI)
Pittore vicino a Berlinghiero.
Frammento di un crocifisso.
Musée du Petit Palais. Avignone
Alberto Sotio. Crocifisso - 1187
Duomo di Spoleto
Pittore Pisano. Frammento di un
crocifisso.
Calci (PI)
cielo e terra
La ragione dell’esistenza di ogni realtà quaggiù in terra risiede lassù in cielo. L’arte sacra, arte della verità, non può eliminare dalla rappresentazione questa radice celeste solo perché invisibile. Il celeste ed il terrestre separati l’un dall’altro a causa del peccato, solo in Cristo si riuniscono.
Il serafino chiude le porte del
Paradiso.
Duomo di Monreale
Inchiodato alla croce, con la sua persona, il Cristo salda fra di loro il braccio del terrestre con il braccio del celeste della croce. Le due realtà, già separate, d’ora innanzi hanno un punto di contatto definitivo nel Nostro Salvatore.
Crocifissione. Mondo celeste e
terrestre
attorno alla croce - XIII secolo
S. Marco. Venezia
Battesimo di Cristo
Icona Greca - XIV secolo
Teofane il Greco
Trasfigurazione - inizio XV secolo
La vita di Cristo sulla
terra è segnata da momenti particolarmente solenni che la Chiesa ricorda nelle
grandi Feste Liturgiche. L’icona rappresenta queste “Teofanie” come
manifestazioni di “contatto” fra cielo e terra sottolineandone le modalità:
la terra che si apre per accogliere
il cielo nel Battesimo. La terra che si innalza e il cielo che si abbassa sul
Tabor. Il cielo che riempie la terra sin nelle profondità degli Inferi nell’Anastasi.
Gli esseri celesti che scendono sulla terra a Betlemme. Il cielo che scende
sulla Vergine per accompagnarla nel suo Transito in cielo. Il Cristo che sale al
cielo ma promettendo il suo ritorno e l’invio del Paraclito in terra.
Ascensione. Scuola di Mosca - XVI secolo
Maestro Dionisi.
Anastasi
Scuola di Mosca - inizio XVI secolo
Dormizione. Scuola cretese - metà
XVI secolo
Museo Ellenico. Venezia
Natività. Scuola cretese - metà
XVI secolo
Museo Ellenico. Venezia
Gli abitanti del cielo, i messaggeri di Dio, sono sempre presenti nell’arte sacra dell’icona, I loro volti ci rivelano il cielo: luce, pace, energia, spirituale.
S. Angelo in Formis
Atrio della Basilica - XI secolo
Monastero di Chevetogne
Cappella Orientale
La cupola con la “Liturgia celeste” - XX secolo
Ogni liturgia della Chiesa in terra è accompagnata da una analoga “Liturgia celeste”. E’ quanto ci ricordano le raffigurazioni nelle cupole bizantine.
Percorsi