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SVILUPPI DELL'ARTE SACRA
TRA ORIENTE E OCCIDENTE

realizzazione della 

SCUOLA DI ICONOGRAFIA BIZANTINA  
“SAN LUCA” DI  PADOVA      

Hanno collaborato: Giovanni Mezzalira, Annarosa Ambrosi.

 


 

Le schede dei vari percorsi per riscoprire l'arte bizantina

 

·         L’arte Sacra Bizantina Cretese

·         L’arte Sacra Russa

·         L’arte Sacra Italica (Romanico - Bizantina)

·         L’arte Sacra Della Tradizione Bizantina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ARTE SACRA BIZANTINA CRETESE    

 

Dopo la caduta di Costantinopoli ad opera dei turchi nel 1453, la tradizione bizantina si spegne, lasciando la sua eredità alla Chiesa slava.

Tuttavia nell’isola di Creta, dove i Veneziani conservano per altri due secoli l’autonomia dal dominio ottomano, sopravvive una tradizione artistica definita appunto cretese, che ebbe un ruolo molto importante in ordine alla storia dell’arte sacra. Infatti a Creta il linguaggio simbolico bizantino continuò nel suo perfezionamento ed assunse anche una particolare bellezza estetica, forse anche dal contatto con Venezia.

Dell’arte cretese ci rimangono diversi documenti ben conservati e anche l’unico manuale di iconografia antica (Ermeneutica della pittura, di Dionisi da Furnà).

La tradizione pittorica sacra oggi rimasta nei monasteri greci si riallaccia soprattutto a questa scuola cretese, ed anche in Occidente, in molte scuole di iconografia, si trasmette l’impronta di questa tecnica pittorica.

Le caratteristiche dell’arte sacra cretese rivestono un rigore formale di grande coerenza, un procedimento pittorico molto accurato, con una metodologia dettagliata e un conseguente equilibrio fra estetica e rigore formale.

 

 

 

 

 

 

 

 

ARTE SACRA RUSSA

 

La nascita della Russia avvenne nel 987, con la sua cristianizzazione. La Chiesa Orientale ne divenne riferimento autorevole. La Russia attinse da Costantinopoli la propria formazione religiosa, culturale e artistica, senza mai distaccarvisi. Per molti secoli la sua Chiesa non fu eretta a Patriarcato indipendente, continuando ad avere autorità religiose greche, maestri teologi greci ed anche maestri d’arte bizantini.

Soltanto dopo la caduta di Costantinopoli per opera dei turchi ottomani, la Russia dovette accorgersi di essere l’unica erede della Chiesa Orientale e acquisire una maturità sua propria. Il popolo russo ebbe allora il suo periodo di maggior fulgore, manifestando i suoi carismi e talenti particolari.

L’arte sacra russa è fin dalle origini chiaramente nella tradizione bizantina, ma già nelle sue prime, anche se scarse espressioni del periodo premongolico, rivela dei propri tratti specifici che però non poterono svilupparsi a causa del giogo tataro.

Affrancata dalla dominazione mongolica, la Russia ebbe una fioritura spirituale (diffusione del monachesimo con S. Sergio di Radonez) e una fioritura artistico-religiosa prodigiose (Teofane il Greco e Andrej Rubl’ëv).

Con la fine del ‘400 e gli inizi del ‘500 l’arte sacra russa tocca il suo apice, producendo un patrimonio di espressioni insuperato per bellezza e rivelante tutta la grandezza del carisma russo.

Dobbiamo alla bellezza delle icone di questo periodo, riscoperta solo in questo secolo ad opera dei restauratori russi e al conseguente appassionato lavoro di riflessione sulla teologia dell’immagine, l’origine del rinato interesse per l’arte sacra in tutto il mondo.

La vastità del paese e il temperamento riservato del popolo russo, non favorirono lo scambio e la circolazione continua della cultura locale, che si sviluppò spesso con caratteristiche autonome e scuole artistiche originali (scuole di Novgorod, di Pskov, di Mosca, di Jaroslav ... ). E’ tuttavia possibile rintracciare delle caratteristiche proprie al genio creativo russo e alla sua fede religiosa. La più evidente è quel carattere di “tuttunità” (per usare un’espressione di Solov’ëv), di cosmicità, di comunione del particolare con il tutto, di una mirabile fusione di ogni parte nell’insieme: ogni tratto grafico è un ritmo armonico con l’insieme dell’immagine, superando in questo senz’altro l’arte bizantina.

L’elaborazione dell’iconostasi a cinque ranghi tipicamente russa, è espressione proprio di questo senso di comunione universale caratteristico del popolo russo.

Un altro tratto che colpisce dell’icona russa è la sua armonia cromatica. Se l’arte bizantina è vigorosa e incisiva nel tratto espressivo e nell’energia luminosa, quella russa è forse meno espressiva, ma comunica un senso di luminosità diffusa, di limpidezza e freschezza nei colori, di musicalità, assieme al senso del mistero, che suscitano visione contemplativa.

Con l’arte russa il linguaggio bizantino si completa con un repertorio di immagini ricchissimo e unitario.

 

 

L’ARTE SACRA ITALICA (ROMANICO-BIZANTINA)

 

Il territorio italico dell’alto Medioevo fu troppo disomogeneo e complesso per produrre una tradizione chiara e unitaria di arte sacra. Tuttavia è possibile riscontrare una chiara matrice orientale e bizantina in numerose espressioni artistiche.

Questo fatto è particolarmente evidente nelle aree più legate all’Oriente, come le città marinare (Genova, Pisa Venezia, Amalfi), occasionate da scambi commerciali o dai transiti di pellegrini in Terrasanta o dai Crociati stessi.

In particolare è da mettere in rilievo l’arte sacra del nostro Duecento, che ebbe in Toscana e Umbria una splendida fioritura, forse a causa dei collegamenti di Pisa con Lucca, Firenze e Siena. In quest’area geografica si sviluppò una vera arte sacra di matrice bizantina. Priva però di consapevolezza teologica, non seppe opporsi alla tentazione della rappresentazione naturalistica, trasformandosi ben presto, con l’Umanesimo emergente, da arte sacra, ad arte puramente religiosa, ed infine ad arte profana.

Se l’arte bizantina è caratterizzata dal primato teologico, l’arte sacra dell’alto Medioevo italiano è caratterizzata dal primato estetico. Il suo linguaggio stilistico non ha un repertorio coerente di soluzioni formali, ma è molto variegato e risulta spesso orientato ad un ruolo estetizzante piuttosto che simbolico. Raramente riesce ad essere un’arte monumentale, ma il suo pregio risiede piuttosto nella semplicità, nella bellezza e nell’equilibrio fra intelletto e sentimento.

 

 

 

 

L’ARTE SACRA DELLA TRADIZIONE BIZANTINA

 

Esteso su buona parte di quello romano, l’Impero bizantino ebbe in sorte il ruolo prezioso di unificare, in virtù della sintesi cristiana dei Padri della Chiesa, gli apporti di culture disparate, presenti attorno al bacino del Mediterraneo: greca, latina, ebraica, siriaca, alessandrina, copta, persiana, armena e delle popolazioni nomadi dell’Asia ...

Per questa ragione Bisanzio fu la culla di quell’arte sacra cristiana che fu senza pari in quanto a rigore teologico e a carattere di universalità, tanto da poter essere fonte di fecondo nutrimento per molte tradizioni artistiche (balcanica, italica, slava, armenica, copta ...).

La presenza nell’Impero bizantino di culture ostili alle immagini (ebraica, manichea, islamica) costrinse i Padri della Chiesa bizantini a subire un vero confronto, anche violento (lotte iconoclaste), che ebbe però come frutto la preziosa riflessione teologica concretizzatasi nel Concilio Niceno II, che è stato la più bella eredità di Bisanzio per la Chiesa indivisa: esso rappresenta infatti il compendio di tutti idogmi cristologici dibattuti nei primi secoli della vita della Chiesa. In questo Concilio, che fu l’ultimo della Chiesa indivisa, si esplicitò il fondamento del culto delle immagini, che trova nell’Incarnazione del Verbo di Dio la sua giustificazione.

L’arte bizantina non ebbe un solo periodo di fulgore, ma seppe produrre in successive epoche sempre nuovi tesori di arte sacra: i mosaici (Ravenna, Venezia, Palermo, Costantinopoli) di cui i bizantini furono maestri insuperati, avendo saputo creare una vera atmosfera di sacralità nei luoghi di culto; i codici miniati (dell’epoca dei Macedoni e dei Comneni), che diffusero in tutta Europa e in medio Oriente un vero repertorio di modelli cui attinsero diverse tradizioni artistiche locali; i cicli di affreschi (Costantinopoli, Mistrà, Arta e nei Balcani), particolarmente nell’epoca della Rinascenza dei Paleologhi, tra il XIII e il XIV secolo; pitture su tavola, smalti, avori e reliquiari che conobbero una vera e propria diaspora dopo il sacco di Costantinopoli nel 1204 e, diffusi in tutta Europa, come i codici miniati, divennero modelli di riferimento per un’arte sacra locale.

Caratteristiche peculiari dell’arte bizantina più pura sono senz’altro: il rigore stilistico, la sobrietà, il realismo simbolico, la monumentalità legata a soluzioni formali molto nette e incisive, l’intensa espressività e luminosità dei personaggi, soprattutto nell’epoca dei Paleologhi, il primato del dato teologico su quello estetico.

 

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