“Non dimenticatemi” è il titolo della traduzione italiana della raccolta di lettere che Pavel Vaslievič Florenskij scrisse ai familiari dal lager staliniano delle isole Solovki in cui venne ucciso. Ritorno al nome dimenticato  è il titolo assegnato dalla Fondazione Sovietica della Cultura  nel 1989 alla prima mostra dedicata a questa gigantesca figura di intellettuale russo. Il  suo nome e la sua opera erano destinati all’oblio  per suprema  decisione della barbarie e del terrore instaurati da Stalin, ma come la roccia non riesce mai a soffocare completamente la tenacità dell’umile raponzolo che improvvisamente prorompe dalle sue crepe e dona all’alpinista la magnificenza della sua bellezza così l’opera di Pavel  Florenskij non poteva che riaffiorare e arricchire il consorzio umano e ciò prima ancora che si sfaldasse  definitivamente quell’impero del male che ne aveva condannato l’autore.  

È perciò con una certa emozione che oggi noi pensiamo di aggiungere il nostro piccolo contributo alla conoscenza della figura e dell’opera di padre Pavel con questo breve simposio, forse sarebbe più giusto chiamarlo seminario, che è stato voluto fortemente sia dal centro culturale padre Dehon, come ha ricordato adesso  padre Pietro, sia dal centro ecumenico  Vladimir Solov’ëv  ed è perciò a nome degli amici del centro Solov ’ëv, che io qui rappresento, che  porgo il cordiale benvenuto a tutti i partecipanti, che desidero finora ringraziare quanti hanno vuoto contribuire all’organizzazione del convegno oppure anche offrirci il loro sostegno morale e talvolta anche finanziario. In particolare ringrazio i padri dehoniani per la fraterna ospitalità che sempre ci danno, ringrazio ...

La mia riconoscenza va poi soprattutto ai relatori che  certamente sapranno Illuminarci e spero anche contagiarci nell’entusiasmante percorso della scoperta della personalità complessa ma affascinante di Pavel  Florenskij.

Questo convegno segna anche la seconda tappa di un cammino. Un cammino che abbiamo iniziato lo scorso anno con il simposio sulla figura e l’opera di Vladimir Sergej Solov’ëv, un cammino diretto a scoprire e a riversare in occidente l’immensa ricchezza di pensiero di un manipolo di russi vissuti tra la fine del XX secolo e la prima metà del XI accanto a Vladimir Solov ’ëv oggi poniamo Pavel  Florenskij; ma stiamo già pensando domani per esempio a Sergej Bulgakov, forse a Dostoevskij ...  forse a qualcun altro.

Uomini eccezionali, uomini problematici e anche emblematici, di frontiera, uomini che molto possono dire alla nostra cultura occidentale forse ancor troppo ancorata a schemi razionali e positivisti e poco aperta al simbolismo, all’idea della sofia, alla dimensione del mistero e della bellezza, alla filosofia trinitaria. Uomini poco capiti e talora contrastati in patria,  russi sì ma non riconducibili entro schemi solo slavofili, perché capaci di parlare un linguaggio universale e di porsi in dialogo con la nostra cultura occidentale. Ci siamo però resi conto che il dialogo con l’occidente di questi giganti del pensiero rischia spesso di  restare confinato entro pochi circoli intellettuali elitari. I loro nomi, le loro opere sono infatti poco conosciute e ciò non solo tra la massa ma anche tra gli stessi credenti che vivono con impegno la propria fede.

Eppure la loro statura è grande anche nel cammino ecumenico di cui si possono spesso considerare  degli autentici antesignani.

Ci siamo perciò fatto carico di divulgare il loro pensiero e siamo grati ai presenti per aver accolto questo invito consentendoci di aggiungere il nome di Padova anche a quello di Bergamo, di Bologna, di Milano, di Roma e di poche altre città che ci hanno preceduto in iniziative analoghe.

Certo una figura eclettica e gigantesca come quella di Pavel  Florenskij può essere solo sfiorata  in un seminario di poche ore.  Per  questo abbiamo scelto volutamente la strada di approfondire solo alcune tematiche, lasciandone in ombra altre e ciò per evitare la tentazione di un’esaustività che sarebbe stata solo apparente, perché avrebbe presto rivelato tutta la sua incapacità di lavorare in profondità, di trasmettere  pochi messaggi ma di grande spessore.

Qualcuno ci ha  anche cordialmente rimproverato, ad esempio, di aver trascurato in questo seminario la figura di Florenskij scienziato, la figura di Florenskij ingegnere proprio nell’ottica che ho ricordato  poco fa, noi abbiamo privilegiato innanzitutto la conoscenza dell’uomo  Florenskij ....

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Considerando la necessità di una scelta, certo opinabile, rispetto  all’ambiziosa idea di presentare tutto Florenskij, tuttavia in linea con il metodo che lo stesso Florenskij ci suggerisce in una delle sue ultime lettere dal Lager di Solovki, quella al figlio Kirill, quella del 21 febbraio 1937 laddove si chiede:

“Che cosa ho fatto io per tutta la vita?” e così si risponde:” Ho contemplato  il mondo come un insieme, come un quadro e una realtà unica, ma in ogni istante o, più precisamente, in ogni fase della mia vita, da un determinato angolo di osservazione. Ho esaminato i rapporti universali in un certo spaccato del mondo, seguendo una determinata direzione, in un determinato piano, e ho cercato di comprendere la struttura del mondo a partire da quella sua caratteristica, di cui mi occupavo  in quella fase. I piani di questo spaccato mutano, tuttavia un piano non annulla l’altro, ma lo arricchiva, cambiando: ossia con una continua dialettica del pensiero (il cambio dei piani in esame, con la costante dell’orientamento verso il mondo come un insieme)”.

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...versione parziale e provvisoria:   il testo completo verrà pubblicato prossimamente         

  

 

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