
I tre che maggiormente hanno influito sul suo pensiero sono A. S. Chomjakov, capo dello slavofilismo, morto nel 1860 è colui che ha rivoluzionato l’ecclesiologia russa, ma oggi diciamo tutta quella ortodossa, perché su questo punto della sobornost, di questa conciliarità, di questa unanimità di questo popolo di Dio è entrato anche nella teologia greca ed è l’unico punto della teologia russa che è penetrato in tutta l’ortodossia.
Poi c’è Filarete Glasgov che è il grande gerarca, colui che nell’800 è stato il punto di riferimento per tutti gli scrittori con pochissime eccezioni, la principale delle quali è Leone Tolstoi il quale nei suoi scritti teologici si scaglia violentemente contro la Chiesa ortodossa
e ovviamente, dato che il principale rappresentante era proprio Filarete Glasgov, anche Filarete subisce l’attacco che in realtà è l’unico perché tutti gli scrittori di qualsiasi corrente parlano di Filarete Glasgov che è stato canonizzato alcuni anni fa, come colui che è al di sopra di ogni sospetto ed è un riferimento ecumenico per tutti gli ecumenisti cattolici e ortodossi.
Il terzo è Vladimir Solov’ëv il quale ha una posizione unica nel pensiero russo considerato il più grande filosofo russo in assoluto, però molto tirato per le maniche sia dai cattolici che dagli ortodossi; resta il fatto che è la fonte delle intuizioni più importanti sia della filosofia che della teologia russa, ma personaggio estremamente scomodo sia per i cattolici che per gli ortodossi perché era fortemente convinto, pur accettando il primato romano e tutti i dogmi cattolici, che la Chiesa già fosse una. Quindi nessuna differenza tra cattolici e ortodossi. Questa sarà una posizione con qualche sfumatura diversa di Sergej Bulgakov il quale però riconoscerà questa divisione canonica riconoscendo l’unità già esistente delle Chiese al livello mistico – sacramentale.
Quindi tre personaggi.
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Filarete Glasgov è il grande gerarca che ha un’impostazione totalmente diversa non si ispira ad una filosofia della storia dei principi aspramente criticati da Elémire Zolla che è stato appena più volte citato che accusa appunto Chomjakov di questo balletto della storia, cioè i pensatori russi hanno una certa tendenza a giocare con la storia, a trovare delle linee conduttrici quasi sempre ovviamente a vantaggio della posizione ortodossa e questa è l’accusa appunto di balletto della storia. Ora forse l’espressione è forte, ma non si può negare che la posizione chomjacoviana sia abbastanza eccessiva.
Quella di Filarete Glasgov invece non parte da questo “balletto della storia” ma parte dalla liturgia. Ora Filarete Glasgov che cosa dice? Che il criterio per giudicare della ecclesialità di una comunità o di una confessione religiosa è il modo di recepire una conversione.
Ora nella Chiesa russa non c’è mai stato se non nel periodo 1611 - 1620 quando i polacchi hanno invaso la Russia e hanno massacrato migliaia e migliaia di monaci, infatti io ho fatto cinquanta voci di santi della Enciclopedia Ortodossa e la maggior parte dei santi russi sono stati uccisi dai Polacchi nel 1611, quindi la maggior parte, moltissimi di questi monaci. Quindi, fu soltanto dopo questo periodo drammatico di massacri che il Patriarca Filarete, che era il padre dello Zar, negò che un cattolico potesse convertirsi senza il battesimo e quindi per circa 10 anni in Russia si è ribattezzato, ma è stato, come ho detto, un’eccezione puramente di dispetto, di vendetta storica nei confronti dei Polacchi; mentre per tutto il resto non solo nei rituali russi non si contempla la ripetizione del Battesimo ma neppure della Cresima. E addirittura adesso leggevo che lo stesso Florenskij, questo mi è arrivato appena ieri, (Florenskij è tra gli autori più tradotti in italiano, che viene pubblicato continuamente, a getto continuo e escono, fortunatamente alcuni nipoti sono ancora vivi e quindi si è creato un archivio Florenskij che pubblica tutto ciò che ha scritto e tutta la corrispondenza con Bulgakov) e proprio mentre leggiucchiavo proprio in quest’istante, che nel ricevere una donna cattolica all’ortodossia Florenskij non le ha chiesto nulla, ha soltanto detto da adesso in poi sei nella comunità ortodossa.
Cioè i russi non chiedono ai cattolici se non una rinuncia a voce del primato romano, il resto non viene affatto calcolato come impedimento dell’unione alla Chiesa. Ora finalmente Glasgov parte da questa irripetibilità del battesimo dei cattolici, quindi validità dei sacramenti, e non può essere una validità puramente esteriore, ma deve avere un effetto di grazia, quindi la grazia, quindi la chiesa di Roma è chiesa a tutti gli effetti.
C’è un celebre testo le conversazioni tra uno convinto e uno che cerca sull’ortodossia della Chiesa orientale che è la magna carta dell’ecumenismo russo, in cui si dice io non mi sento di chiamare falsa nessuna Chiesa che prega Gesù Cristo. E quindi si può essere più o meno puri, più o meno con condizionamenti storici però non possiamo giudicare un'altra Chiesa della sua vicinanza allo Spirito di Dio, perché è soltanto Dio che sa fino a che punto siamo vicini. Quindi Chomjakov da una parte nega totalmente l’ecclesialità della Chiesa di Roma perché la Chiesa di Roma è uno Stato e semplicemente uno Stato.
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Mentre noi vedremo che, nonostante l’influsso forte di Chomjakov, in Florenskij non si usa mai la parola confessione o comunità ma sempre la chiesa cattolica. Quindi questo ci fa capire come l’influsso arriva ma arriva soprattutto nel linguaggio, un linguaggio violento, un linguaggio aspro su questo fatto della poca spiritualità nella chiesa di Roma mentre c’è troppa organizzazione ecclesiastica e poca spontaneità e interiorità però nel contenuto si rifà a Filarete Glasgov .
Questa posizione influì su Florenskij per cui quando era giovane lui era anticlericale. C’è una lettera del 1899, in cui scrive a Tolstoi e gli dice: “Dopo aver letto la tua confessione sento di non poter più essere cristiano come sono stato finora”. Però a dire la verità dopo uno o due anni, e secondo me, è stata proprio la lettura di Solov’ëv il quale pure lui scrisse soprattutto sulla risurrezione di Cristo e nostra, negata ovviamente da Tolstoi. Solov’ëv probabilmente è colui che riporta il nostro Florenskij ad un cristianesimo combattivo. Quindi comincia anche lui a parlare contro ciò che è esteriore, contro ciò che è secondario al fine di proporre agli intellettuali come Tolstoi, che non era soltanto lui, c’erano molti altri intellettuali… era un momento di grande creatività nel pensiero russo, e quindi di poter rispondere al mondo dell’intelligentia con qualcosa di concretamente sentito della fede. In questo stesso periodo lavora, è stato accennato questa mattina, agli studi matematici, che per quanto possa sembrare strano hanno influito enormemente sulla teologia, perché lui faceva parte di quella corrente della matematica della aritmologia e della discontinuità, quella che poi in geometria è la geometria non euclidea di Nikolaj Ivanovič Lobačevskij che torna spesso nelle sue opere, quindi questa antinomia, questa apparente contraddizione continua nella realtà diventa parte della verità stessa.
Qualcuno ha criticato Florenskij dicendo, in particolare G. Flarovskij, colui che ha scritto la Storia della Teologia russa, uno dei più ortodossi fra gli ortodossi, ha attaccato Florenskij dicendo che questo è contraddittorio, ma a mio avviso non c’è contraddizione, perché l’antinomia di Florenskij non e in assoluto, non è anche in Dio, è nella conoscenza da parte dell’uomo che ha sempre e comunque la verità in modo contrastante, soprattutto quando si parla di fede, si parla di Dio uno ma anche trino, si parla di Cristo uomo ma anche Dio, si parla, e questo è interessante, la tradizione di Solov ’ëv, di Bulgakov , ecc.
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Abbiamo allora una posizione complessa che trova una certa armonia nella cosiddetta sofiologia, che è uno dei campi, oggi abbiamo sentito la parola: è difficile comprendere Florenskij, questo è uno dei campi altrettanto difficili, che proviene in gran parte da Vladimir Solov ’ëv. Ricordate che Solov ’ëv ad un certo punto ha accettato il cattolicesimo.
Ognuno, sia Florenskij, sia Bulgakov, sia Trubeckoj, sia gli altri cercavano in qualche modo di staccarsi, di trovare degli elementi di stacco da Solov’ëv. Allora l’accusa nei confronti di Solov’ëv che ha creato, diciamo prima che cos’è e poi vediamo dove stanno le critiche.
Secondo Solov’ëv al Concilio di Calcedonia nel 451 la Chiesa ha raggiunto un compromesso tra la corrente nestoriana e la corrente monofisita, tra quelli che insistono su Cristo come uomo e quelli che insistono su cristo come Dio.
Un compromesso, Cristo non è confuso, non è mischiato tutto in uno, non è questo… ci sono quattro avverbi, tutti cominciano con la “a” privativa. Allora Solov’ëv dice: che non sia il caso di cominciare a trovare una soluzione positiva; cioè come mai un Dio si è potuto fare uomo, lo dobbiamo accettare solo per fede o possiamo cercare di capirci qualcosa, questa è l’origine della sofiologia: cercare di capire come un Dio perfettamente spirituale può creare un mondo, può trasmettere dal nulla e fuori di sé un qualcosa che è totalmente diverso da Lui. L’onnipotenza? Ecco, secondo Solov’ëv, secondo i sofiologi è un’accettazione per fede, ma non ci fa capire nulla l’onnipotenza di Dio. Dio non è onnipotente che può fare quadrato un cerchio. C’è l’onnipotenza lecita e l’onnipotenza non lecita. E quindi per cercare di capire cosa può essere successo, Solov’ëv mette un elemento intermedio che si chiama Sofia, la sapienza divina che è la parte sostanziale, non personale della Trinità, la parte sostanziale che si esprime soprattutto nell’amore interno alla Trinità, questo amore interno che chiamiamo Sofia, è quello che giustifica, ammette fisicamente la possibilità che un Dio si abbassi. Quindi la creazione è un abbassamento, è una Kenosis, un Dio che scende perché ama, e quando si ama ci si abbassa verso la persona che si vuole amare per attrarla a sé. Quindi questo amore creativo, che però non è soltanto un amore mio o dell’altro che nasce e muore, perché in Dio nulla muore ma è eterno, questo amore è la Sofia, la Sapienza divina che permette di non immaginare un Dio come Karl Barth tutt’altro, perché altrimenti non si spiegherebbe la creazione, se non con l’onnipotenza ma con l’amore di Dio. E quindi tutto esiste, dice Florenskij, quando vuole esprimere in modo bello questa espressione, riporta in più opere la bella espressione di Silesio, questo mistico tedesco del Rinascimento: “la rosa che tu vedi con i tuoi occhi esteriori esiste in Dio dall’eternità”, la rosa che nasce e muore, lì per lì in realtà dice Florenskij, dice Silesio prima e Florenskij insiste esiste in Dio dall’eternità, tutto esiste in Dio dall’eternità. Ecco l’aggancio con l’ecclesiologia. Se noi ci stacchiamo un po’ dalla Chiesa locale, ci stacchiamo un po’ dai sacramenti, dal ritualismo, dalle regole, dai canoni e saliamo un po’ verso l’alto e cerchiamo di entrare nella mente di Dio e Dio che immagina da sempre il mondo, non è che Dio da un certo giorno si è svegliato e ha creato il mondo, il mondo c’è da sempre: ecco perché l’eternità del mondo non è un panteismo come sono stati accusati sia Solov’ëv che Florenskij e Bulgakov, ma è sempre voluto da Dio eternamente, ma sempre voluto dall’amore di Dio quindi non è mai Dio, è una divinizzazione ma per grazia di Dio, non per natura sua e quindi questa eternità ci fa immaginare anche le cose della Chiesa, delle Chiese non come qualcosa da assolutizzare come muri che dividono, ma come muretti perché visti dall’alto anche il muro ci permette di vedere dall’altra parte.
Questo è il senso di una sofiologia che ha come scopo principale quello di far capire come mai Dio che è tutto spirito può creare un mondo materiale. Se uno si accontenta dell’onnipotenza ha risolto il problema, ma questi filosofi russi ritengono che è troppo semplice risolverlo con l’antico compromesso del Concilio di Calcedonia e con l’onnipotenza ecco quindi questa sapienza.
Soltanto mentre Solov’ëv ci vedeva poeticamente anche un elemento femminile, l’eterno femminino, quindi c’è un Dio Padre, allora immagina questa Sofia come un qualcosa che recepisce; quando si parla di amore uno pensa più alla donna, quindi al femminile e allora questo aspetto è stato classificato dai critici come una sofiologia erotica, una sofiologia in cui c’è troppo di carnalità. In realtà anche Florenskij e Bulgakov in qualche modo hanno preso di questo elemento anche se hanno voluto staccarsi criticando la carnalità come un elemento del cattolicesimo e non dell’ortodossia.
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Per quanto riguarda l’ecumenismo le mie fonti sono cinque, adesso devo aggiungere questo che è appena uscito, la corrispondenza con Bulgakov, sono cinque, tre esistono anche in italiano, e secondo me è questo che crea l’equivoco di un Florenskij antiecumenico perché quello che è uscito: Colonne e fondamento della verità, Dogmatismo e dogmatica nel cuore cherubico sono piuttosto antiche, il linguaggio è quello chomjakoviano, quindi puntando il dito contro la Chiesa di Roma. Poi c’è una tradotta in italiano che già ci fa vedere lo spirito cioè Il sale della terra racconta di quando ha incontrato la starec Isidoro, questo quand’era sbarbato, quarant’anni prima, quando era ancora giovinetto faceva da coppiere, cameriere al vicario di Trinità S. Sergio Zagorsk e
stavano parlando questo vicario con Filarete Glasgov di cui ho parlato prima, e stavano parlando di come è possibile unire le Chiese. Come si può fare perché il problema di fondo è chi deve comandare in questa Chiesa unita. Ovviamente i cattolici dicono il Papa però anche i Russi che vogliono unirsi e non vogliono il Papa, ma che si può fare? Dobbiamo rinunciare per sempre a questa unione? Allora mentre discutevano di queste cose lo starec Isidoro disse, ma scusate perché non facciamo comandare la Madonna? Togliamo il Papa e togliamo i nostri Patriarchi e mettiamo la Madonna. Ora su questo punto, anche se sembra molto ingenuo, è interessante pensare che un Bulgakov, che è una mentalità così metafisica e così sottile, quando ha fatto gli interventi al Consiglio mondiale delle Chiese ha scandalizzato tutti che uno di queste elevatezze metafisiche ha incentrato sulla Madonna l’ecumenismo.
Quindi un ‘ecclesiologia in cui si cerca di trovare il meglio non solo come fatto oggettivo della madre della Chiesa ma anche ciò che più unisce cattolici e ortodossi.
E questo lo dice in uno spirito simpatetico Florenskij che ci fa capire che è vicino, però noi confermiamo questa impressione con altre due opere che non sono state tradotte, ma che si trovano nel primo volume, sono usciti i 4 volumi delle opere complete, in edizioni abbastanza semplici un po’ come si stampavano ai tempi dei Sovietici, quindi un libro piccolo ma con 800 – 900 pagine. Sono 4 volumi.
Il primo comprende altre due opere Il concetto di Chiesa nel Nuovo Testamento che non è stato tradotto e non è stato tradotto neppure L’ortodossia . Sono due scritti che ci confermano come, fra l’altro ho detto prima ci conferma abbondantemente anche la corrispondenza con Bulgakov che ci fanno vedere un Florenskij ecumenico.
Cioè, a parte il fatto che parla sempre di Chiesa cattolica, in questo scritto parla spesso dei santi sia della Chiesa cattolica sia della Chiesa ortodossa. E così in molte espressioni soprattutto come affrontare il cristianesimo, come deve affrontare la cultura, come deve affrontare l’intelligentia anticlericale, il cristianesimo sia cattolici che ortodossi, cioè ce lo fa vedere uno scritto che non è uscito in italiano, sono un po’ sorpreso perché è una bellissima sintesi dell’ortodossia, dove dice per esempio che le icone, le candele e gli inchini per l’ortodosso sono più importanti del Filioque, dell’Immacolata Concezione e del resto perché l’essere ortodosso non è, dice Florenskij, rinunciare al Filioque, rinunciare alla comunione sotto una specie, farla con due, ma il vivere, il costume, però questo stesso fatto che richiama che c’è un costume ci ricorda il principale influsso di Filarete, cioè il cristianesimo è stato recepito in Oriente e in Occidente in due modi diversi, e lì non ci possiamo fare nulla.
Dobbiamo accettare questa diversa mentalità che certo può creare che qualcuno sia più vicino al Signore e qualcuno più lontano, ma non si può dire che uno è cristiano e ortodosso e l’altro no. E quindi la conclusione dal punto di vista ecumenico è abbastanza forte e cioè Florenskij usa un linguaggio duro perché ha lavorato su Chomjakov, cioè per una fede pura, per una fede spirituale, per l’interiorità e tutto questo, però rimane fortemente sensibile alla fede, alla grazia dell’altra Chiesa per l’influsso di Filarete.
Qual è il giudizio che hanno espresso i vari autori.
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Non sarà facilissima la canonizzazione, io sono favorevole, secondo me è uno dei maggiori santi in circolazione sia fra i cattolici e gli ortodossi perché veramente fino alla fine ha vissuto la sua fede, però dal punto di vista pratico non sarà facilissima perché anche lui ha la sofiologia, cioè questo elemento intermedio tra Dio e il mondo. E questa sofiologia in Bulgakov è stata condannata sia dal Patriarcato di Mosca, a quell’epoca, sia dalla Chiesa avversaria degli emigrati antiecumenici. Quindi condannata anche dai loro seguaci. Quindi Florenskij indirettamente, qualche volta direttamente, ma più spesso indirettamente ha subito il contraccolpo non solo della grandezza teologica ma anche della condanna di Bulgakov. Quindi per poter andare avanti in una eventuale causa di beatificazione o canonizzazione dovrà scrollarsi di dosso, non è impossibile, perché ho letto un articolo recente di un Vescovo russo che rappresentava proprio la voce ufficiale in cui persino Bulgakov veniva quasi non riabilitato ma certamente si invitava a studiare meglio la sofiologia perché la condanna non era proprio del tutto spassionata, era perché il gruppo di Parigi si rifiutava di mettersi con Mosca e di mettersi con le altre Chiese, è rimasta una Chiesa a parte sotto il Patriarcato di Costantinopoli, è russa ma sotto il patriarcato di Costantinopoli, allora il sospetto è molto forte che la condanna di Bulgakov non sia stata perché c’era la sofiologia, ma perché quelli non si volevano sottomettere. Quindi adesso i russi vedono con animo più sereno e poi Florenskij ha il grande vantaggio che la sua morte, la maniera in cui è morto, la scoperta del 1991, prima tutti quanti, anch’io nei miei testi abbiamo messo il 1943 come anno della morte di Florenskij, adesso tutti quanti ci correggiamo i testi, l’8 dicembre venne fucilato presso Leningrado, quindi questa morte da martire sicuramente farà camminare, se non arriveremo, certamente nella mentalità comune dei fedeli ortodossi è già considerato un santo.
È per me una grande gioia perché lavoro nel campo ecumenico che questi personaggi che riconoscono la grazia e l’ecclesialità della Chiesa di Roma, sia pure con un linguaggio critico, come anche Filarete possano avere questo riconoscimento ufficiale perché certamente influirà positivamente sui rapporti fra le Chiese, quindi in prospettiva speriamo. Questo è la speranza anche se bisogna avere anche pazienza della riunificazione delle Chiese.
...versione parziale e provvisoria: il testo completo verrà pubblicato prossimamente