
Nel 1971, in occasione del centenario della nascita di Bulgakov, ci fu un convegno a Parigi, a cui Alexander Schmenann mandò un intervento scritto, dove lui parlava di questo "enigma di padre Sergej", affermando che c'era una sorta di dicotomia tra il pensiero di questo autore, strutturato in una dialettica complessa, che aspirava al sistema e questa personalità immediata che lasciava trasparire un fuoco intenso di vita spirituale.
Tant'è vero che dice: "quando io mi devo ricordare di lui, io non mi ricordo di quello che diceva, ma mi ricordo dell'uomo Bulgakov, anche perché ho perso più tempo a guardarlo di quanto abbia perso tempo ad ascoltarlo".
Per me è interessante questo perché sono alcuni anni che mi occupo di Bulgakov e la cosa che più mi colpisce è sempre questo nesso tra il pensiero e la sua storia personale, la coerenza e la serietà pagate anche con decisioni di vita non facile, del suo sviluppo intellettuale che lui traduce in vere e proprie svolte esistenziali.
in questa chiave l'ecumenismo è proprio una finestra aperta sulla figura e sulla riflessione di Bulgakov che ci fa toccare con mano il nesso tra la sua teologia e la sua vicenda esistenziale.
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